Elvenking
The Pagan Manifesto

2014, AFM Records
Folk/Power Metal

Recensione di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 04/05/14

Dopo il semi-deludente "Red Silent Tides", gli Elvenking erano tornati ai fasti del passato (ovvero al tempo del loro debutto con "Heathenreel") grazie all'album "ERA". La pubblicazione di "The Pagan Manifesto", ottavo album in carriera per la formazione friulana, era quindi attesa con un misto di speranza e timore. Fortunatamente l'ascolto delle dodici tracce che compongono la nuova fatica della band ha completamente spazzato via qualsiasi dubbio e ci mostra come questi musicisti abbiano deciso di continuare a percorrere la strada aperta dal precedente album che li ricollega alle loro origini. Senza voler togliere nulla all'ottimo operato di Goran e Zender, rispettivamente bassista e batterista storici della band, sembra quasi che, da quando nel 2011 i due componenti della sezione ritmica degli Elvenking si sono allontanati dalla formazione, il resto della band abbia ritrovato una maggiore concentrazione e fermezza d'intenti, andando a ripescare nel proprio passato senza sembrare solo nostalgici, ma mostrando anche una grandissima maturità artistica che esplode prepotentemente in questo "The Pagan Manifesto".


Sorvolando sull'intro strumentale "The Manifesto", che serve più che altro per introdurci nel mondo magico degli Elvenking (ed anche il suono di un falò che si può ascoltare in sottofondo all'interno della traccia sembra quasi volerci far sprofondare nella tipica ambientazione fantasy dove il cantastorie/bardo (Damnagoras, in questo caso), davanti ad un fuoco, si appresta a narrarci per tutta la notte racconti magici ed eroici), il primo vero assaggio della ricca tavola che i sei musicisti friulani hanno imbandito per noi è il brano "King Of The Elves", lungo tour de force della durata di poco meno di tredici minuti che ci permette di sperimentare in anteprima tutti i vari aspetti della musica degli Elvenking che ritroveremo nelle successive dieci tracce: la componente folk, le parti veloci di stampo power metal, i coretti orecchiabili e i ritornelli che ti si stampano immediatamente in testa per non volersene più andare, gli articolati cambi di tempo. Tutti elementi che permettono al brano, non certo di breve durata, di risultare nonostante tutto godibilissimo e per niente stancante, merito questo dell'ormai assodata abilità compositiva della band. Ad insaporire ulteriormente una pietanza già di suo estremamente gustosa ci pensano due ospiti speciali: la dolcissima voce di Amanda Somerville e gli strumenti folk (presenti anche in gran parte delle restanti composizioni dell'album) di Maurizio Cardullo, membro dei Folkstone, importante band folk metal bergamasca.


La forza di "The Pagan Manifesto" è data proprio dall'abilità di saper coniugare le componenti power metal (abbastanza all'acqua di rose, bisogna dire) con quelle folk (decisamente marcate), senza però tralasciare l'aspetto più leggero proveniente dal pop metal ("The Solitaire" e "Black Roses For The Wicked One" più di tutte). All'interno di questo calderone vi è spazio anche per elementi dal sapore black metal (ancora in "The Solitaire" ed in "Grandier's Funeral Pyre "). Il risultato sono undici brani di elevata qualità, nessuno escluso, ognuno meritevole di essere pubblicato come singolo, ognuno con la propria personalità che lo differenzia dagli altri. E questo, all'interno di un genere stagnante come il power metal, è un qualcosa che non si vede tutti i giorni e che merita di essere premiato.


Tornando ai brani dell'album, vale la pena segnalare due composizioni che si distaccano dalla formula (comunque alquanto articolata) applicata nelle restanti canzoni dell'album: non poteva certamente mancare la classica ballad, in questo caso incarnata da "Towards The Shores". I quattro minuti di atmosfera sognante ci regalano un brano tutto giocato sugli aspetti folk e su strumenti acustici. La chiusura dell'album è lasciata invece a "Witches Gather", altro brano di lunga durata che mostra ancora una volta la bravura nel saper coniugare diversi generi all'interno di una singola composizione (ed in questo caso specifico si può notare anche l'aggiunta di un pizzico di thrash metal, giusto per non farsi mancare nulla).


Sembra che gli Elvenking siano finalmente riusciti a trovare un proprio spazio specifico dove poter esprimere al meglio l'esperienza maturata in oltre tre lustri di carriera. "ERA" è stato l'apripista di questo nuovo corso e "The Pagan Manifesto" è la perfetta continuazione di questo percorso, il punto di congiunzione tra i vecchi fan e quelli nuovi, in grado di accontentare tutti ed in grado di ampliare il bacino degli ascoltatori grazie all'ampio numero di influssi che vanno a comporre lo stile musicale della band.





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