Alice Cooper
Detroit Stories

2021, earMusic
Hard Rock

Il diario di un ex sovversivo, un atto d'amore incondizionato, un docu-disco a uso e consumo delle generazioni presenti e future
Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 24/02/21

"Detroit Stories" non è che la realizzazione finale di un progetto di cui il precedente EP "Breadcrumps" (2019) rappresentava soltanto la bozza: un tributo, quello di Alice Cooper, alla propria città d'origine, culla di una leggendaria scena musicale ed eccitante officina di talenti pronti simpaticamente a sbranarsi nel tentativo di abbrancare la fortuna e "sfondare". La fotografia di un'epoca forse irripetibile, che l'artista del Michigan ha pensato di rievocare con l'aiuto di un nutrito numero di icone locali, tra le quali giova segnalare il fido produttore Bob Ezrin, il chitarrista degli MC5 Wayne Kramer e il drummer dei Detroit Wheels Johnny "Bee" Badanjek.
 
Un'affettuosa rimpatriata per un Vincent Furnier che si tiene alla larga tanto dall'approccio teatrale e scioccante che lo rese celebre nella seconda metà degli anni '70 quanto dai pruriti hair metal di una specifica fase di carriera, preferendo dare corso alle varie sfaccettature di genere caratterizzanti i suoi primissimi lavori in studio. Rock allo stato puro, dunque, pungente, vitale e melodico, che, nel frammentario alternarsi di inediti e cover, sembra quasi riprodurre i ritmi urbani, le contraddizioni e la frenesia del capoluogo della contea di Wayne.
 
Non certo casuale la scelta dell'opener: Alice si impadronisce, privo di remore e paure, di un brano cult dei Velvet Underground, "Rock 'n' Roll", infondendogli, grazie anche alla partecipazione straordinaria di Steve Hunter e Joe Bonamassa, un groove e una vigoria assenti nell'autografo. Nel gioco delle reinterpretazioni, poi, vengono inseriti alcuni pezzi del mini citato sopra: le versioni ruspanti di "Sister Anne" ed "East Side Story", entrambe depurate dalle tastiere, l'allora inedita "Go Man Go", esempio perfetto di garage ad alto voltaggio, una "Detroit City 2020" che, per l'occasione, cambia soltanto uno spicchio del titolo, trasformandosi in "Detroit City 2021". Discorso a parte merita, invece, la splendida rilettura della singolare "Our Love Will Change The World", tratta dal repertorio dei conterranei Outrageous Cherry e che, dietro la spensierata e gioiosa veste pop Sixties oriented, nasconde un fondo di amarezza e pessimismo davvero toccante.
 
Il ramo degli originali spicca per grande versatilità e freschezza: l'hard rock semplice ed efficace di "Social Debris" e "Shut Up And Rock", la malinconia sgangherata, goticheggiante e coraggiosamente antisuicida di "Hanging On By A Thread (Don't Give Up)", il glamour Motown di "$1000 High Heel Shoes", l'accompagnamento shuffle blues di "Drunk And In Love", i fiotti punk di "Hail Mary" e "I Hate You", dimostrano come sia la vena compositiva che la voce graffiante di Furnier appaiano ben lungi dall'inaridirsi tosto e miserevolmente. E quando nelle scanzonate "Indipendence Dave" e "Wonderful World" fa capolino Broadway, lo statunitense evita di calcare troppo la mano, restituendoci dei pezzi asciutti ed essenziali.
 
Il diario di un ex sovversivo, un atto d'amore incondizionato, un docu-disco a uso e consumo delle generazioni presenti e future all'insegna di una tradizione opportunamente modernizzata: tutto questo appartiene a "Detroit Stories", ma guai a parlare di testamento per un Alice Cooper ancora in grado di divertire e far riflettere. Con e senza trucco.




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