Death SS
Panic

2000, Lucifer Rising
Industrial Metal

Recensione di Federico Mainardi - Pubblicata in data: 03/05/13

Ogni musicista è, a rigore, un artista; ci sono però musicisti i cui interessi spaziano in tutto ciò che è arte anche al di là della musica. Uno di questi è sicuramente Steve Sylvester, leader dei Death SS. Dopo il buon “Do What Thou Wilt”, pesante e concettualmente incentrato sulle dottrine di Aleister Crowley, allo scoccare del nuovo millennio i Death SS stupirono i propri fans (e non solo) con “Panic”. Se Crowley gode da sempre di una sinistra notorietà musicale (complici i Beatles, Ozzy e tanti altri), non altrettanto si può dire dell’autore di culto Alejandro Jodorowsky. Sì, perché il Panico a cui Sylvester e soci fanno riferimento non è (solo) lo stato emotivo alterato, ma il nome della corrente artistica fondata da Jodorowsky sulla scia del Surrealismo. Cos’è, dunque, il Panico? È un’arte che aspira alla liberazione delle infinite possibilità fisiche e spirituali dell’uomo dai limiti angusti della razionalità e delle convenzioni sociali. È una corrente che vuole inglobare e dar voce a tutte le più sfrenate istanze del multiforme essere umano: dal terrore al riso, dallo shock all’euforia, dal sublime al volgare (includendo la pornografia, il mostruoso, le viscere e via dicendo, cioè tutto quello che il Surrealismo aveva tralasciato), in una sistematica rottura di ciò che è rassicurante e abituale onde aprire la strada al risveglio della coscienza.

Ambizioso, folle ed estremo, senza dubbio: si capisce come Sylvester, appassionato di tutte le forme d’arte trasgressive, ne sia stato sedotto. “Panic” è infatti una carrellata di situazioni e figure propriamente paniche, scioccanti e rivelatorie: dall’orgia sabbatica ai riti di una futuristica chiesa tecnologizzata, dalla meretrice di Babilonia a Ishtar (dea dell’amore e della guerra nel pantheon babilonese), da una fumettistica regina dei cannibali all’ermafrodito alchemico. Storie dell’orrore o illuminazioni mistiche di un teatro panico senza freni e senza limiti, in cui il grottesco si fonde con lo spirituale. A registrazione ultimata i Death SS spedirono una copia a Jodorowsky stesso, che ne rimase talmente entusiasta da volervi partecipare in prima persona: sono sue le vocals e le lyrics dell’intro “Paraphenalia” e dell’outro “Auto Sacramental”. Musicalmente “Panic” presenta una massiccia componente elettronica, forse non immune dalla moda dell’epoca ma ancora inedita nella musica dei Death SS (e che, accompagnata dall’immancabile stortura del sensibilissimo naso dei metallari conservatori, sarà ben più marcata nel successivo “Humanomalies”). Dopo le promesse perturbanti dell’intro, il sipario si spalanca con “Let The Sabbath Begin”, scandita da un coro semplice ed efficace e a cui i suoni artificiali delle tastiere di Oleg Smirnoff conferiscono un tono spettrale; la voce di Sylvester suona, come sempre, ammiccante e morbosa. Sugli stessi toni si mantengono pezzi incalzanti come “Rabies Is A Killer”, anch’esso giocato su un coro facile ed ossessivo, e la title-track. Le fitte partiture di tastiera sono sempre in primo piano senza tuttavia risultare stucchevoli, anzi conferendo personalità drammatica a ciascun brano; il sogwriting è piacevolmente lineare quanto accurato, teso ad esplorare a fondo le possibilità offerte dagli effetti elettronici con passaggi minuziosamente studiati, che lasciano ampio spazio all’atmosfera. Esemplari al riguardo sono i pezzi arricchiti da voce femminile: “Lady Of Babylon”, “Ishtar”, in cui l’elettronica la fa da padrona assoluta, e l’ipnotica “Hermafrodite”.

Primo, e già maturo, frutto di una svolta stilistica che ha confermato a livello internazionale il valore e l’ispirazione dei Death SS, “Panic” è un disco coinvolgente dall’inizio alla fine, con pochi, pochissimi punti deboli. Un lavoro musicalmente trascinante ed elaborato quanto concettualmente ricco e, perché no, divertente, in cui ogni traccia è concepibile come un piccolo spettacolo a se stante, e tutte insieme concorrono alla grande messinscena dell’immaginazione umana. Da ascoltare senza frenesie sanguinarie, ma con divertita complicità.



01. Paraphernalia
02. Let The Sabbath Begin!
03. Hi-Tech Jesus
04. Lady of Babylon
05. Equinox Of The Gods
06. Ishtar
07. The Cannibal Queen
08. Rabies is a Killer! (Agony Bag cover)
09. Tallow Doll
10. Hermaphrodite (Limbo cover)
11. Panic
12. Auto Sacramental

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