Deserted Fear
Dead Shores Rising

2017, Century Media
Death Metal

Dead Shores Rising è un album più che valido, ma non basta ai Deserted Fear per scolpire il proprio nome sulla pietra
Recensione di Icilio Bellanima - Pubblicata in data: 29/01/17

Per alcune band, il terzo opus è quello della consacrazione, frutto ponderato di anni ed anni di sudata e fisiologica inesperienza, trasformata in prezioso know-how a suon di gioie, dolori e calci nelle gengive, oltre che di un esordio, salvo casi eccezionali, acerbo, e di un secondo tassello con cui iniziare a battere il proprio sentiero. Pochi, in ambito metal, hanno però la fortuna di poter prendere la rincorsa su un trampolino solido come quello offerto da una label del calibro di Century Media: i Deserted Fear, terzetto tedesco recentemente accasatosi presso l'austera Turingia, rientrano in quella ristretta cerchia, e dopo aver ascoltato più volte il loro ultimo lavoro, "Dead Shores Rising", in arrivo il 27 gennaio, proviamo a tirare le somme e a capire com'è andato il loro "tuffo".

 

L'apertura delle danze è affidata, come ormai da loro tradizione (rispettata sia nel debutto "My Empire" che in "Kingdom of Worms"), ad una intro pomposa e atmosferica, per poi lasciare che sia la rullata tumultuosa all'inizio di "The Fall of Leaden Skies" a spalancare le porte al loro death metal sempre più figlio bastardo di molteplici scuole di pensiero. Il debito più palese è nei confronti della scuola svedese, tanto quella più melodica degli At The Gates (il ritornello di "Till The Last Drop" in primis) quanto quella più cruda di gente poco raccomandabile (nel senso buono) come i Grave, senza però rinunciare ad incursioni a stelle e strisce, arrivando persino a scomodare, almeno in alcuni frammenti, i Death, ovvero in quelle nelle sezioni più solenni, oltre che negli assoli, di brani come "Face Our Destiny" o la tellurica "Carry On", caratterizzati da ritmiche più lente ma comunque possenti. La formula, insomma, è la stessa del passato, rielaborata però attraverso la consapevolezza dei propri mezzi e la maturazione derivata dagli anni di esperienza accumulati macinando chilometri su chilometri on the road, e facendosi le ossa sui palchi di mezza Europa (festival estremi inclusi). Ecco che i pezzi di "Dead Shores Rising" appaiono quindi più asciutti e diretti (in particolare nelle melodie), palesemente pensati per la dimensione live, e i ritmi serrati di un tempo lasciano spazio a sezioni meno tirate ma groovy. La qualità media delle canzoni è su un livello più che apprezzabile, con buone idee che vengono disseminate lungo tutte e 13 le tracce (di cui 2 bonus), senza per forza sparare ogni cartuccia a disposizione in brani più accattivanti come "Open Their Gates", protagonista di un videoclip davvero esilarante che denota tutta la passione e il divertimento che questi cattivoni teutonici riescono a nascondere dietro la loro brutalità. Le due parti in cui è diviso l'album, separate idealmente da un interludio sinistro che strizza l'occhio (e l'orecchio) ai Dissection, scorrono via piacevolmente.

 

È però anche questo il limite principale del nuovo lavoro dei Deserted Fear: scorre via talmente bene da non riuscire a lasciare un segno indelebile nell'animo dell'ascoltatore. È un lavoro onesto e ben scritto, impreziosito da un artwork in bianco e nero squisitamente vecchia scuola e una bonus track famelica con, alla voce, un certo Tomas "Tompa" Lindberg (At The Gates), una delle due leggende del death svedese a mettere del proprio in questo album. È un'opera però sorretta da melodie troppo poco incisive, e paradossalmente, minata dalla sua stessa, ottima, produzione: il mixing e il mastering, curati da un nume tutelare del genere (Dan Swanö, l'altra leggenda) rendono il suono sin troppo pulito e "perfettino", smorzandone tutta l'aggressività e l'atmosfera. Ci mette il suo anche il feroce growl del cantante/chitarrista Manuel Glatter, impeccabile, ma più comprensibile e, a dirla tutta, "scolastico", rispetto al cantato sofferto e marcio di scuola Obituary adottato per il precedente disco, "Kingdom of Worms".

 

"Dead Shores Rising" è un album più che valido, ma non basta ai Deserted Fear per scolpire il proprio nome sulla pietra.





01. Intro
02. The Fall Of Leaden Skies
03. The Edge Of Insanity
04. Open Their Gates
05. Corrosion Of Souls
06. Interlude
07. Towards Humanity
08. The Carnage
09. Face Our Destiny
10. Till The Last Drop
11. Carry On
12. A Morbid Vision (Bonus)
13. The Path Of Sorrow (feat. Tomas Lindberg/AT THE GATES)(Bonus)

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