David Bowie
No Plan

2017, Sony Music
Rock

Recensione di Sara Picardi - Pubblicata in data: 24/02/17

Se le canzoni avessero un colore, quelle di "No Plan" sarebbero nere, come la stella che dà il titolo all'ultimo disco di Bowie.
Sembrano lontani anni luce i tempi dei brillantini e delle paillettes colorate, durante i quali il musicista britannico ha raggiunto il successo interpretando sul palco uno sfavillante alieno dai capelli rossi con una tintarella bianco neve.
L'atmosfere cupe di questo EP ricordano, semmai la trilogia berlinese di fine anni '70, ma la forte influenza jazz palesa il fatto che i quattro brani sono una naturale integrazione concettuale al disco "Blackstar", il testamento artistico che David Bowie ha scelto di pubblicare in occasione del suo 69esimo compleanno e, tragica fatalità, appena due giorni prima della sua morte.
Tutte le tracce di "No Plan" sono contenute nello spettacolo teatrale "Lazarus" e sembrano fornire più spiegazioni della trama stessa del musical, rispetto al senso dell'opera, che ha diviso la critica in due.


Bowie è stato tentato molte volte dall'idea di realizzare un'opera che unisse le musica ed il teatro, nella sua lunga carriera: aveva pensato ad un musical sull'alieno Ziggy Stardust, in seguito provò a realizzare un concept album che sarebbe poi stato portato al teatro, ispirato al libro "1984"(ma non riuscì ad ottenere i diritti dagli eredi dell'autore George Orwell), verso la fine degli anni '90, valutò l'ipotesi di realizzare un film autobiografico musicale, ma nello stesso periodo uscì "Velvet Goldmine", una pellicola di Todd Haynes sfacciatamente ispirata alla vita del musicista inglese, per cui il progetto fu per l'ennesima volta accantonato.
Il caso ha voluto che Bowie riuscisse a realizzare quest'ambizione, a lungo inseguita, come lascito d'addio per i suoi fan, tanto che la sua ultima apparizione pubblica, il 7 dicembre 2015, è stata proprio in concomitanza con la prima dello spettacolo al New York Theater Workshop.
La storia di "Lazarus" è onirica, frammentata e piuttosto sconnessa, Michael C. Hall, noto principalmente per aver interpretato il protagonista della serie "Dexter", "sostituisce" Bowie nel ruolo di Thomas Jerome Newton, l' alieno de "L'uomo che cadde sulla terra", di cui "Lazarus" è un ideale seguito.
Scritto in collaborazione con Enda Walsh, e comprendente oltre alle canzoni di "No Plan" alcune hit degli anni precedenti, la storia vede alternarsi sul palco, Thomas Newton, la sua collaboratrice Elly in crisi coniugale col compagno Zach, Micheal, un amico dell'alieno che esce di scena presto, assassinato dall'inquietante omicida Valentine, e delle figure irreali che può vedere solo Thomas: una ragazza eterea, accompagnata da tre adolescenti.
Nella storia, Thomas Jerome Newton vive una vita isolata e deprimente, tormentato dai rimorsi, il suo unico scopo è quello di ritornare al suo pianeta, molti hanno interpretato la trama come una metafora in cui Bowie avrebbe descritto velatamente la lotta estenuante con la propria malattia e la ricerca di una morte serena. Di certo è difficile non intravedere il tema della morte in Lazarus, la canzone condivisa con "Blackstar", il cui testo parla di cicatrici e drammi segreti e della necessità di liberarsi.


Ma è "No Plan", la title track, la canzone più suggestiva dell'EP, perché ha l'affascinante ed inquietante caratteristica di essere una canzone pubblicata postuma, che sembra scritta direttamente da un altro mondo: "Qui, non c'è musica qui, sono perso in fiumi di suoni, qui, non mi trovo in nessun posto adesso...", inserita all'interno del musical in maniera piuttosto gratuita.
"Killing a little time" è la canzone più rock del disco, e le parole, come la musica, sono rabbiose ma non rassegnate "Ho ancora una manciata di canzoni per trafiggerti l'anima, per ingannarti..." ed ancora "Adoro il suono di una stanza vuota. Le grida della notte, la fine dell'amore...", fino all'ultima commovente strofa in cui l'ombra della morte allunga nuovamente la sua mano fredda "Eccomi a letto, il mostro ha avuto il suo cibo, il corpo ha perso il suo sangue": straziante ma musicalmente convincente, intrigante ed in qualche modo perverso eccitante, perché questo pezzo non indulge in un vittimismo che lascia spazio alla compassione, bensì combatte, scalcia, si dimena e trasmette carica.


Conclude l'album "When I Met You", una canzone d'amore e gratitudine verso la persona amata, incontrata, proprio nel momento del bisogno. Una storia che potrebbe ricordare l' unione tra David e sua moglie Iman che si conobbero nel 1990, durante uno dei momenti più difficili della vita di Bowie: pochi anni prima il fratello Terry, malato di schizofrenia, morì suicida ed il musicista cadde in una profonda crisi depressiva. Ma è davvero Bowie che parla o ha scritto questi testi indossando una delle sue tante maschere?
In conclusione l'EP potrebbe sembrare, a primo impatto, solo un complemento di "Blackstar", si tratta solo di quattro canzoni, ma che come quattro piccole e luccicanti gemme, arricchiscono della propria luce elegante un gioiello, trasformandolo in una piccola e preziosa stella sulla Terra.





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