Dagoba
Black Nova

2017, Century Media
Groove Metal

Recensione di Eleonora Muzzi - Pubblicata in data: 09/10/17

Negli anni i Dagoba si sono trasformati in una strana creatura. Sarà che sono passati vent'anni dalla fondazione e in due decenni si cresce e si cambia, sia come persone sia come musicisti, però "Black Nova" è lo strano figlio di due generi molto, forse troppo diversi. Il groove di stampo americano mescolato all'industrial con una sensibilità un po' più europea, e con un goccio o due di symphonic nordico rende questo album un boccone difficile da mandare giù.


A tratti "Black Nova" è geniale, ricco di particolari e sfumature differenti provenienti da entrambe le coste dell'oceano, condite con quella giusta dose di tecnicismi che male non fanno mai se non sono esagerati. In altri frangenti invece è caotico, fuori sincrono, indisponente e se proprio vogliamo essere sinceri, nauseante. Troppa carne al fuoco, troppi suoni, troppo scream, troppo tutto.
Il problema è che questo cambio così improvviso di sensazioni non arriva con lo scatto da un brano all'altro, arriva dallo stesso brano dopo due ascolti consecutivi del disco.
Per alcuni un tale grado di complessità è un pregio, ed è vero, ci sono band che con il "molto" tirano fuori dei capolavori, basta vedere certi lavori dei Machine Head per capire un po' di cosa stiamo parlando, ma il troppo non sempre funziona. Non è per tutti almeno. I fan dei Dream Theater potrebbero apprezzare parecchio, soprattutto certi aspetti del lavoro sulla ritmica e sull'utilizzo delle tastiere, ma l'ascoltatore medio potrebbe avere qualche difficoltà. Questo lo rende un brutto disco? No. Solo molto complesso.


"Black Nova" è un disco molto umorale. Quasi un indicatore della vostra disposizione emotiva ed emozionale in quel momento. I suoi contrasti potrebbero incontrare il vostro favore in un momento o, al contrario, potrebbero darvi dei fastidi in un altro. Ciò non è necessariamente un male, perchè la percezione della musica, benchè ci si sforzi soprattutto in ambito giornalistico ad essere il più obiettivi possibile, è strettamente collegata alla nostra situazione mentre la si ascolta. Vi è mai capitato di sentire un brano e non apprezzarlo, per poi riascoltarlo anni dopo e innamorarvene perdutamente? L'esempio vale anche per i film, se non vi è mai capitato con la musica. Ecco, "Black Nova" potrebbe fare quel tipo di effetto. Se al primo ascolto non vi piace, non gettatelo immediatamente nel dimenticatoio, prendetevi qualche minuto per ritentare l'ascolto in un secondo momento magari dopo una settimana o due, perchè ad ogni modo contiene dei brani, soprattutto nella prima metà, oggettivamente ben costruiti e molto piacevoli da ascoltare, se si è dell'umore giusto. Prendete per esempio un brano come "Stone Ocean" (di cui è stato fatto un video molto bello, tra le altre cose), con il suo inizio strumentale molto greve che di colpo spinge sull'acceleratore e dal nulla, quasi senza un motivo rallenta, accelera nuovamente, le parti vocali passano nel bel mezzo della strofa dal clean allo scream e viceversa. Sono tutte scelte musicali di composizione che hanno un effetto straniante, ma non necessariamente negativo. Però sono scelte che possono essere percepite dall'utilizzatore finale, ovvero noi ascoltatori, in maniera molto differente in base alla nostra disposizione in quel momento. Di fatto, proprio "Stone Ocean" è uno di quei brani che può subire di più questo "processo" di cambio di giudizio in base al momento in cui lo stiamo ascoltando. "Inner Sun" si trova più o meno nella stessa identica situazione, ma è meno divisivo. I momenti "morbidi" sono più definiti e supportati da un ottimo utilizzo della componente elettronica, mentre quel tocco quasi djent che sostiene la ritmica del brano lo rende parecchio vario, anche a costo di essere un po' confusionario, l'esempio piuttosto lampante di quanto scritto sopra, ovvero che a volte il troppo, l'accavallarsi di troppe caratteristiche nello stesso brano può avere un effetto molto diverso in base a chi ascolta. C'è chi potrebbe amare alla follia un arrangiamento tanto ricco, e chi invece potrebbe ritrovarsi a non capirci più niente e a mal giudicare il brano stesso. 


In sostanza, "Black Nova" è un disco molto particolare, che merita di essere ascoltato con un orecchio molto attento senza distrarsi, perchè altrimenti si rischia di perdersi delle sfumature peculiari che lo rendono un buon modo per passare un'oretta. Non aspettatevi un capolavoro assoluto, perchè non lo è, ma nonostante questa umoralità, questa sua peculiarità di essere geniale un momento e al limite dell'incomprensibile quello seguente - che se ci pensate, è un aspetto tipico delle opere definite "geniali" - lo fa sicuramente emergere dal marasma di dischi che escono in continuazione, nello specifico nell'ambito metal. Magari non diventerà il vostro disco preferito, il disco della vita, quello che portereste con voi su un'isola deserta, ma se siete nella giusta disposizione, vi divertirete. 





01. Tenebra
02. Inner Sun
03. The Legacy Of Ares
04. Stone Ocean
05. The Infinite Chase
06. The Grand Emptiness
07. Lost Gravity
08. Fire Dies
09. Phoenix & Corvus
10. Vantablack

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