Crohm
Humanity

2017, Sliptrick Records
Heavy Metal

I Crohm mettono la firma su un lavoro di buon livello e che nel suo complesso si lascia ascoltare piacevolmente, a patto di prediligere un sound profondamente legato all'heavy metal anni ‘80.
Recensione di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 04/04/17

Sembra che negli ultimi anni i Crohm si trovino in un grande momento di ispirazione e che siano diventati improvvisamente più prolifici. La band valdostana, fondata nel lontano 1985 con lo scopo di aiutare la popolazione messicana dopo un terribile terremoto, si è riunita nel 2014 dopo ben 26 anni di pausa, pubblicando in seguito "Legend And Prophecy", una raccolta di 9 brani storici riarrangiati e ricomposti per l'occasione. Tornati successivamente in studio hanno pubblicato, dopo solo due anni, il nuovo album di inediti, intitolato "Humanity".

 

Dal punto di vista tematico, il disco rappresenta un'esplorazione della mente e dell'animo umano che la band converte in musica attraverso contrastanti passaggi aggressivi e melodici, che per tutta la durata del lavoro vengono intrecciati tra di loro con sapienza. Il sound mette le sue basi sull'heavy metal più classico e datato, ma nel corso delle tracce non mancano diverse sferzate thrash, accelerazioni vertiginose e momenti più pacati e riflessivi. Protagonista assoluta di "Humanity" è la chitarra di Claudio Zanchetta (coadiuvato da Diego Zambon): è lodevole la quantità e qualità di suoni proposti dal chitarrista, che riesce in questo modo a caratterizzare ogni singolo brano, regalando anche ottimi assoli. Il cantante Sergio Fiorani può quindi appoggiarsi su una solida base musicale, completata da una nervosa e incisiva sezione ritmica offerta da Riccardo Taraglio e Fabio Cannatà. L'album si apre con "Alien", che fin da subito mette in chiaro le cose: il brano risulta aggressivo e ben costruito, fin dai primi veloci riff che caratterizzano tutto il pezzo. Dai toni alti è anche "The Call", mentre le successive "The Dark Side" e "Nothing Else" risultano più intime e riflessive e sono caratterizzate dal lento incidere della batteria. "Insatiable" è invece uno dei migliori brani del lotto: dopo una lunga e pacata introduzione caratterizzata da un arpeggio, la seconda parte del brano è una devastante cavalcata composta da sfuriate quasi thrash e parti sempre più veloci. La successiva "Lost Soul" risulta più calma e a rendersi protagonisti in questo frangente sono i giri di basso di Taraglio e i passaggi chitarristici di Zanchetta. La successiva doppietta è invece da cardiopalma: "Fields Painted Red" è un'inesorabile grido di battaglia che non lascia scampo, mentre la devastante "The Noise Of Silence" viene sorretta da riff taglienti e veloci, con un fantastico assolo centrale. Ai brani precedenti si contrappone "Run For Your Life", un lungo brano acustico, che forse poteva essere meno esteso, mentre "Town After Town" rappresenta invece l'ultimo assalto sonoro.

 

Con questo "Humanity" i Crohm mettono la firma su un lavoro di buon livello e che nel suo complesso si lascia ascoltare piacevolmente. L'ascolto scorre bene nella sua interezza a patto di prediligere un sound profondamente legato all'heavy metal anni ‘80. Perfettamente conforme ai suoni proposti è anche la produzione, che risulta sporca e grezza quanto basta. Non vi è alcun dubbio che i Crohm siano nuovamente sulla buona strada, non rimane che sperare in lavori futuri in continua ascesa.





01. Alien
02. The Call
03. The Dark Side
04. Nothing Else
05. Insatiable
06. Lost Soul
07. Fields Painted Red
08. The Noise of Silence
09. Run for your Life (The Escape)
10. Town after Town

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