Powerwolf
Call Of The Wild

2021, Napalm Records
Power Metal

I cerimonieri sono tornati: la messa heavy metal può avere inizio.
Recensione di Fabio Polesinanti - Pubblicata in data: 14/07/21

Affrettate il cammino, in questo bosco impervio, nel buio dei vostri passi la nebbia si diraderà, ed i lupi torneranno presto attorno a voi.

 

Basta osservare con attenzione la magnifica copertina dell'ottava fatica in studio dei Powerwolf, dal titolo "Call Of The Wild" per rendersi conto del fatto che la band tedesca non ha nessuna intenzione di fermarsi o di sedersi sugli allori, ma punta in maniera decisa a rafforzare la sua leadership ormai riconosciuta nel panorama metal internazionale. È innegabile che nei 16 anni trascorsi dal loro debutto "Return in Bloodred" Attila Dorn e compagni abbiano fatto davvero tantissima strada, cominciando a scalare i gradini di una scala che ha portato dritta al successo e alla popolarità. Un percorso costante ed inarrestabile, che ha permesso ai Powerwolf di diventare una sorta di punto di riferimento estremamente riconoscibile, dal punto di vista musicale ed artistico, quasi un'iconica istituzione dell'heavy dei giorni nostri. Obiettivo raggiunto grazie ad una miscela tutto sommato semplice, ma ben dosata e soprattutto sempre curata nei minimi dettagli, che coinvolge non solo l'aspetto del sound vero e proprio, ma anche il lato visivo, artwork, video e scenografie live. Il mix di tematiche religiose ed i riferimenti all'occulto, alle leggende e all'horror, questa oscurità mai troppo spinta ed eccessiva, e soprattutto una proposta musicale diretta, onesta e coinvolgente ha portato la band ad essere dove merita, districandosi con disinvoltura tra le copertine delle varie riviste di settore, tour sold out e la posizione di rilievo nei bill dei principali festival metal.

 

Non potevano cambiare più di tanto perciò, forti di questa loro sicurezza, precisamente rodati come una macchina quasi perfetta e sicuri di un trademark vincente. "Call Of The Wild" è la naturale prosecuzione del precedente ottimo "The Sacrament of Sin" (2018): i cinque hanno voluto mettere ancora più energia in tutte le note suonate, per dare speranza e carica positiva dopo un periodo difficile segnato indelebilmente dalla pandemia. Ecco che "Faster Than The Flame" è un'opener perfetta, veloce, potente ed esplosiva così come era avvenuto per "Fire & Forgive" dal precedente album. Si procede senza sosta con due dei pezzi migliori del lotto, non a caso scelti come singoli. "Beast Of Gévaudan" è una cavalcata aggressiva e diretta che racconta l'affascinante leggenda di un predatore misterioso che ha diffuso il panico ed il terrore nel Sud della Francia a metà del XVIII secolo, mentre "Dancing With The Dead" nasconde gli artigli, andando a enfatizzare melodia e cori, un mix perfetto che crea un brano impossibile da non avere in testa già dopo il primo ascolto. Ed anche su questo i Powerwolf ormai sono maestri.

 

Come sottolineato, le tematiche e le ambientazioni sono parte integrante dell'affresco musicale dipinto dai tedeschi, come una solida base sulla quale costruire melodie accattivanti. "Undress To Confess", come da tradizione, gioca tra ironia ed eresia e punta su un chorus lineare ed estremamente diretto, mentre "Varcolac" si muove su territori più heavy e venature power metal accompagnate da cori epici. Si torna, in questo frangente, a parlare di leggende, rendendo omaggio all'omonimo demone lupo della tradizione rumena. Non mancano però soluzioni musicali in parte innovative, che vanno ad aggiungere quel qualcosa in più al classico impianto sonoro della band. Si è piacevolmente stupiti da "Blood For Blood" che si apre notevolmente alla melodia con richiami folk, quasi celtici, e che sicuramente non mancherà di conquistare i fan nella versione live. Stesso discorso può essere esteso anche ad "Alive Or Undead", dove i Powerwolf dimostrano che possono dire la loro anche quando i ritmi diminuiscono sino quasi a farsi impalpabili: una ballad evocativa ed emozionante che cresce di pathos grazie alla voce di Attila e al mix sonoro di cori e tastiere. Imponente, marziale ed evocativa è "Glaubenskraft", che risulta perfettamente incisiva anche grazie all'utilizzo della lingua madre tedesca. Anche "Sermon Of Swords" riesce in parte a stupire, e pur restando nei binari del sound tradizionale dei tedeschi, ci regala un ritornello potente, ma estremamente melodico ed originale. Rimangono in classico stile Powerwolf la velocissima title track e la conclusiva "Reverent Of Rats".

 

Una strada diretta, sicura, vincente, che non ha senso cambiare o modificare. I Powerwolf sono questi e, album dopo album, puntellano con precisione quasi maniacale il loro impianto sonoro solido e vincente. Piccole variazioni sul tema non fanno altro che arricchire quello che ormai è il loro marchio di fabbrica, che piace e conquista senza troppi giri di parole. La band tedesca, sull'onda dell'entusiasmo del pubblico fa ancora quello che sa fare al meglio e la qualità della proposta musicale cresce album dopo album. "Call Of The Wild" è un lavoro che contribuirà a rafforzare la fan base del gruppo tedesco, pronta ancora una volta a celebrare la messa heavy metal di cui i Powerwolf sono i più grandi cerimonieri.





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