Blind Guardian
Somewhere Far Beyond

1992, Virgin Records
Power Metal

Recensione di Riccardo Marchetti - Pubblicata in data: 08/10/16

Tutti li conoscono con il soprannome "bardi di Krefeld" e sono indubbiamente tra le band più influenti del loro genere e anche oltre. Ci riferiamo naturalmente ai Blind Guardian, band power (ma non solo) fondata nell'ormai lontano 1984 sotto il moniker di Lucifer's Heritage. Nel triennio 1988-90 la band fu capace di incidere i tre album della doverosa gavetta, i primi due ("Battallions Of Fear" e "Follow The Blind") presentavano uno stile figlio degli anni in cui erano stati partoriti: una forte impronta speed e sound dannatamente tagliente. Il terzo album, "Tales From The Twilight World", inizia invece a virare verso il power più canonico e ad inserire nuove sonorità. Giungiamo poi al 1992 e dunque all'album in questione: "Somewhere Far Beyond".


Nonostante la band venga ricordata più facilmente per i lavori successivi (gli indiscussi capolavori "Imaginations From The Other Side" e "Nightfall In Middle-Earth") è con questa realizzazione che Hansi Kürsch e compagni iniziano a dare un'impronta unica alla band, aumentando nel loro repertorio le ballate acustiche dal sapore fantastico, i ritornelli epici e possenti ed inserendo intermezzi folk o di pianoforte, il tutto unito alla velocità del power già presente nei lavori precedenti. Dunque è in questo, da sempre sottovalutato, quarto capitolo che nasce il "mito del bardo". All'origine di ciò non c'è soltanto la grande doppietta delle due Bard's Songs (la prima sottotitolata "In The Forest" è la celeberrima ballata che tutti cantiamo a squarciagola durante i live, una splendida canzone acustica dal sapore fantasy-medievale. La seconda, decisamente meno famosa, indicata come "The Hobbit", presenta una struttura molto più metal e narra le vicende dell'incontro tra Bilbo Baggins e il drago Smaug il magnifico), ma anche l'interludio "The Piper's Calling" (rapido siparietto di cornamusa e flauto dalla resa molto evocativa) e la sorprendente "Black Chamber", canzone in cui il pianoforte accompagna la prestazione vocale del giovane cantante e leader spirituale.


In queste ballate, il vocalist (nonché scrittore di maggior parte delle lyrics, e al tempo bassista) si presenta in tutta la sua versatilità e dimostra di essere in grado di passare dalla sua particolarissima voce ruvida e possente, tipica delle tracce più veloci, al tono più tranquillo ed evocativo dei pezzi acustici. Non temete, se l'acustico fa nascere il mito del bardo, i quattro cantastorie non hanno dimenticato come si realizza un pezzo power equipaggiato con ottimi assoli di chitarra e doppia cassa. Tre in particolare i gioielli che vanno in questa direzione: "Time What Is Time" (ispirata all'opera fantascientifico-filosofica "Il Cacciatore Di Androidi" di Philip Dick, da cui poi fu tratto il film "Blade Runner"), "Journey Throught The Dark" e la title track "Somewhere Far Beyond" (basata sui romanzi di Stephen King che fanno parte della saga de "La Torre Nera"). È splendido notare in questi pezzi il lavoro svolto dai due chitarristi, André Olbrich (solista) e Marcus Siepen (ritmico): due chitarre pressoché gemelle, capaci di completarsi a vicenda. La prima molto rapida ed elaborata è costantemente sostenuta dalla seconda, capace sempre e comunque di riempire i pezzi con riff granitici e possenti. Anche il batterista Thomas Stauch compie un gran lavoro, sempre perfetto e capace di mantenere i ritmi elevatissimi quando gli è richiesto: la doppia cassa martella che è un piacere e sia la tempistica che la tecnica sono su ottimi livelli. Non possiamo dimenticarci di altre canzoni dall'ottimo sapore power metal tipico degli anni ‘90 quali "Ashes To Ashes" e "The Quest For Tanelorn" (ispirata al libro fantasy "Elric di Melniboné" di Michael Moorcock) nella cui composizione ha partecipato anche l'immortale Kai Hansen, amico della band. Chiudono il tutto tre bonus track, di cui due cover: "Spread your wings" dei Queen e "Trial By Fire" dei Satan, seguite da un'apprezzabile versione strumentale di "Theatre of Pain".


Tiriamo ora le conclusioni: forse questo "Somewhere Far Beyond" non sarà il capolavoro supremo del gruppo, ma secondo il parere di chi scrive è senza dubbio un passo fondamentale per l'evoluzione della band e del power metal stesso. Senza di esso i due successivi lavori dei Blind Guardian non sarebbero stati certo possibili. Questo disco ci consegna un Hansi Kursch molto ispirato dal punto di vista della composizione delle liriche e senza dubbio più vocalmente maturo. Dal punto di vista musicale e strumentale il duo chitarristico Olbrich-Siepen e Stauch danno grande prova di sé, sia realizzativa sia compositiva, in particolare, il buon André. Insomma una pubblicazione frutto di una band pronta al salto di qualità che avverrà quattro anni dopo con lo splendido "Imaginations From The Other Side".





01. Time What Is Time
02. Journey Through the Dark
03. Black Chamber
04. Theatre Of Pain
05. The Quest for Tanelorn
06. Ashes to Ashes
07. The Bard's Song: In the Forest
08. The Bard's Song: The Hobbit
09. The Piper's Calling
10. Somewhere Far Beyond
11. Spread Your Wings (Queen cover)
12. Trial by Fire (Satan cover)
13. Theatre of Pain (versione strumentale)

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