Blind Guardian
Imaginations From The Other Side

1995, NEMS
Power Metal

Recensione di Marco Migliorelli - Pubblicata in data: 22/01/16


 

Quando si torna ad ascoltare musica che ti è stata compagna per quasi vent'anni, ci si presenta alla soglia con lo sguardo sicuro di chi conosce i profili del paesaggio che incornicia scorci potenti e stanze in cui le emozioni negli anni hanno vissuto. Si crede di conoscere un disco e sul piano dei fatti, questo è vero. Le canzoni sono lì. I ritornelli rassicurano la memoria. L'età, a ritroso nel tempo, conferma i ricordi ma non è tutto qui.


In tutta questa familiarità c'è un quid di creativa inquietudine che ci spinge a nuovi ascolti, e ci pone davanti ad uno specchio.

 

Noi ci guardiamo dentro. Noi ci indichiamo ed ecco: quel disco è lì dal 1995. Il suo titolo è "Imaginations from the other side" e siamo noi ad essere cambiati.

 

La bellezza di un disco nel tempo sta nella non misurabile capacità che ha di indicarci alla nostra vita senza mutare di una virgola. Tu cambi e lui è in grado di leggere il mutamento e darti nuove prospettive.

 

Eppure, sempre di uno specchio si tratta. Ed in quello specchio, Hansi, Marcus, Andre, Thomen, si sono guardati ed hanno riflesso le passioni della giovinezza, gli sconfinati mondi delle loro anime curiose e affamate di immagini, uniti da improbabili ma forti ponti di creatività, confrontandole con le inquietudini del futuro, la percezione del reale cui non si sfugge.
Il risultato è un album breve, schietto nei suoni, percorso da un drumming che come una spina dorsale, come Sisifo potente, regge un'impalcatura di sogni, racconti, miti, celebrati da una testualità personale, carica di ispirazione, feconda.

 

Speed, è la parola magica che in uno scoppio degno di effetti speciali ancora ottantiani, mette in moto un album tutto d'un pezzo.

 

L'opener, sette minuti, suona come un manifesto di poetica:

 

Imaginations from the other side
far out of nowhere
it got back to my mind
Imaginations from the other side
far out of nowhere
it got back to my mind
out of the dark
back to the light
then I'll break down
the walls around my heart
Imaginations from the other side

 

Di tutti gli album, l'album. Quale? che sia questo o un altro dei loro primi, sembra non esserci un centro. "Sfonderò i muri tutti intorno al mio cuore". Ogni loro disco è Il disco che contiene tutti gli altri ed allo stesso tempo è contenuto.


Sembrerebbe di trovarsi nel mistero delle rovine circolari, uno dei più bei racconti di Borges ma non è così.

 

Siamo nel cuore pulsante del power anni 90, con un drumming tirato, fenomenale che scandisce suoni nitidi, privi di fronzoli in cui gli arpeggi, alternati a dei solos veloci e densi di atmosfera, risaltano cristallini. Il tutto mentre le canzoni scorrono rapide, in piena, ma mai tanto veloci da impedire una profonda visione: come in uno specchio.

 

Tu cosa vedi?

 

In principio erano solo immagini. Si volava come in groppa ad un drago bianco sebbene su tutto aleggiasse un senso di perdita:

 

do you know if Merlin did exist
or Frodo wore the ring
did Corum kill the gods
or where's the wonderland
which young Alice had seen
or was it just a dream
I knew the answers
now they're lost for me

 

Poi ci si accorge di questo, che dietro l'epica dei nomi di cui è intrisa la musica di questo disco, lì dietro al fantastico, si nasconde il reale.

 

Imaginations è la storia del conflitto fra il mondo dell'anima che ciascuno coltiva dentro se stesso e la realtà, salvo poi scoprire che ciascuno è per se stesso l'equilibrio fra dentro e fuori lo specchio.

 

Imaginations è un album sulla realtà, fantastica come solo essa può esserlo quando nel suo più alto ruolo, ci fa dono di immagini che potranno guidarci lungo tutta una vita, e sembra essere questo il filo conduttore delle canzoni.

 

Se la opener è una poetica ed allo stesso tempo l'annuncio di questo conflitto, Born in a mourning hall esplora quelle pareti che il cuore, pulsando vivo contro ogni sfida della morte, pulsando come le leve di Thomen sulle pelli, la musica, vuole disintegrare; ecco cosa sfuggiva al ragazzo che è diventato uomo (perchè nonostante un senso di ineluttabilità e incertezza, di perdita e fluttuazione, "I'm alive"):

 

And I'm a part of the machine
a puppet on the strings
a rebel, once
now I'm an old man

 

5 minuti e un nugolo di secondi creati da un affiatamento, una sinergia che corazza di mithril il combo tedesco. Mentre Thomen suona come avrebbe sempre voluto, trascinando voce e chitarre verso un irresistibile ritornello in cui la batteria scandisce le parole, accompagnandole come un monito, i bardi di Krefeld cui di lì a pochi anni saremo debitori per un "inside" totale nel Silmarillion di tolkien, ci regalano qui una lettura personale della prova che ciascuno di noi affronta quando il proprio mondo collide con quello che esterno, gli viene in-contro.

 

Mordred, di là dello specchio, ne è la configurazione tragica. Mordred's song precede quel tuono che è Born in a mourning hall. Un canto nel canto ed un lungo solo memorabile di chitarra ad un minuto soltanto dalla calata del sipario:

 

Pain inside is rising
I am the fallen one
a figure in an old game
no Joker's on my side
I plunged into misery
I'll turn off the light
and murder the dawn
turn off the light
and murder the dawn

 

Cedi alla notte e uccidi il chiarore dell'alba; ma anche "out of the dark back to the light", come all'inizio.


Luce, oscurità. Fantastico, reale.

 

Bright eyes
blinded by fear of life
no Merlin is by my side

everything is out of control
everything is out of control
in my future plans
everything is out of control
no one's left to hurt
everything is out of control
sorrow's gone away

Broken memories
walking upstairs
step by step
I see the whole world burning
the poet dies in Neverland
how it burns

 

Vita e morte dentro se stessi. Chi resta ha un dovere verso se stesso, non cedere. Tutto sfugge al controllo, nè un Dio nè Merlino sembrano offrire chiavi di lettura.

 

Arriva allora un altro pensiero. Che di là dei gusti personali, in un probabile ed interessante confronto col suo proclamato seguito, "Beyond the Red Mirror", il nostro caro vecchio Imaginations sia un disco ben più reale di quanto sembra all'occhio idillico e innamorato della giovinezza.
Il suo seguito è invece un disco tutto Fantastico, senza aperture al Reale, che è poi la base, il linguaggio comune dal quale muoviamo le nostre percezioni, in un gioco di alterazioni: a past and future secret è la ballata che manca in "Beyond...". Qualcosa, più di una luce brilla nella bellissima e recente "Distant Memories" ma non basta.

 

I due dischi orbitano vicini, sottendono ad un richiamo affettivo dei creatori ma non riescono a incontrarsi davvero ed è ben più che una questione di missaggio, di uso o rifiuto dell'orchestra e dell'età che avanza (sebbene qui vada riconosciuta ad Hansi una voce graffiante ed un approccio al vocalizzo più aggressivo che al giorno d'oggi, purtroppo).

 

"Imaginations from the other side" è il canto dorato di un'età che viviamo una volta sola nella vita ma che è talmente potente in noi, se sapremo difenderla, da accompagnarci per molto tempo, e fornirci sempre nuove interpretazioni.

 

Proprio come qui, fra queste note. Ora come allora.

 

And the story ends.Resta la musica, comunque; e non è poco. Nulla è più Fantastico del Reale, suo padre:

 

I'm not a king
I'm just a bard
how can I trust
if there's good and bad
the wounds of life
they will remain
at least I found a friend





01. Imaginations From the Other Side
02. I'm Alive
03. A Past and Future Secret
04. The Script for My Requiem
05. Mordred's Song
06. Born in a Mourning Hall
07. Bright Eyes
08. Another Holy War
09. And the Story Ends

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