Black Veil Brides
Wretched And Divine

2013, Universal Republic Records
Hard Rock

Recensione di Paola Marzorati - Pubblicata in data: 03/11/13

Per ogni band arriva il momento di crescere, di abbandonare la propria zona sicura e dimostrare le proprie reali capacità. E per i Black Veil Brides, rock band nata nel 2006, questo terzo album “Wretched And Divine” rappresenta il punto di svolta, l’inizio di qualcosa di nuovo.

I Black Veil Brides, come tutte le band che basano la propria musica e il proprio essere su un messaggio e una posizione ben precisa, o li ami o li odi. O ti ritrovi in tutto quello che sono o semplicemente non li comprendi. Sono sempre stati quel tipo di band che non sono solo musica, ma anche un modo di essere e di sentire. E’ un bagaglio di esperienze che accomuna tutti i fan, compreso lo stesso leader Andy Biersack, vittima di bullismo da ragazzo. Hanno sempre portato con orgoglio la bandiera dei reietti, dimostrando che essere diversi è okay, che le cose possono andare meglio, che è giusto essere se stessi. Sono sempre stati la mano tesa pronta ad afferrarti quando cadi e, forse, più degli amici che dei musicisti. Ma con questo terzo album dimostrano di essere una band musicalmente valida oltre che dei ragazzi con un messaggio importante e un grande cuore. Vogliono entrare a far parte del mondo dei “grandi”, dal quale il look emo e i pregiudizi li hanno sempre tenuti lontani, relegandoli in un angolo buio dell’universo musicale.

I am the innocent
I am what could have been
The dreams you talk about, now left on broken skin


Abbandonate le sonorità prettamente screamo del primo album, i Black Veil Brides dimostrano di avere talento, e parecchio, con l’ambizioso progetto di un concept album, basato su un adattamento cinematografico, “Legion of the black”. Nell’album, e anche nel film che ne è seguito, si racconta la storia di una ragazza, fan della band, derisa e maltrattata, che viene rinchiusa in un ospedale psichiatrico. Per sopravvivere a questa condizione la ragazza immagina un mondo parallelo in cui un gruppo di ribelli, i Wild Ones, che altro non sono che i componenti della band, combattono contro un’organizzazione, la F.E.A.R, che cerca di imporre a tutti il proprio pensiero annientando le personalità. La vittoria dei ribelli nella fervida fantasia della ragazza è parallela alla sua reale fuga dall’ospedale, dopo la quale entra a far parte del gruppo dei Wild Ones. I ribelli sconfiggono la F.E.A.R e, in seguito, il capo dei Wild Ones annuncia la ricostruzione dell’organizzazione, alludendo probabilmente ad un sequel. Questa è la storia sui cui si basa l’amalgama di suoni rock delle diciannove tracce che compongono l’album, suddivise in due atti “HOPE” e “FAITH”, speranza e fede.

Il tentativo di elevarsi dal rango di band per soli teenager è evidente nella cura con cui ogni brano è composto e strutturato, con cori che rendono i pezzi perfetti per i live e una struttura classica comprendente ritornello, bridge e assolo. La voce di Andy, abbandonati gli urli tipicamente screamo, dimostra una profondità e un’estensione notevoli, capace di adattarsi ai brani più duri come a quelli più dolci. Al ritmo incalzante di “I am Bulletproof”, “Devil’s Choir” e “The end” si alterna il pezzo corale, l’”anthem of the underground” del gruppo, “We don’t belong”, e brani più complessi e strutturati come “Resurrect the sun”, che inizia con un passaggio al pianoforte e si trasforma poi nell’inferno delle chitarre elettriche. Ma i Black Veil Brides sono anche capaci di creare rock ballad convincenti ed emozionanti, come “Lost it all”, che prevede la collaborazione della fidanzata del leader, Juliet Simms, e soprattutto “Done for you”, pezzo acustico dalla dolcezza quasi soffocante che si apre con il suono di un accendino e Andy che prende qualche boccata da una sigaretta, tutto volto a creare la più profonda intimità possibile. Ma è soprattutto con il pezzo strumentale “Overture”, un tripudio di archi, e con le tracce parlate che diviene chiaro il tentativo del gruppo di creare qualcosa di completamente nuovo, una sorta di opera rock, del tutto personale, con cui essere più che “una band per ragazzini”. Il gruppo ha le capacità e la tecnica per far parte del mondo dei grandi, senza per questo tradire le proprie radici e il proprio messaggio.

Save me from the darkest places
Save me from myself


Salvami dai luoghi più oscuri. Salvami da me stesso - chiede Andy in “Nobody’s hero”. Dice di non essere l’eroe di nessuno, ma questa band è invece un eroe per molti ragazzi, per quella BVB ARMY, quell’armata di adolescenti feriti, delusi ma ancora tanto speranzosi. E’ un gruppo che deve essere ascoltato, senza troppi pregiudizi, quelli a cui chi è ormai adulto si lascia andare troppo spesso. E’ una band valida, molto valida. Un gruppo che tutti possono apprezzare. Ma è soprattutto un'ancora di salvezza. E questo album più che mai è un urlo di battaglia. Una preghiera. Un motto. E’ un mondo intero che niente come i ringraziamenti di Andy Biersack nell’ultima pagina del booklet riesce a condensare:

Come sempre questo album, come tutto quello che abbiamo mai fatto, è una raccolta dei nostri pensieri, speranze, sogni e desideri che speriamo possano darti la forza di alzarti ed essere chi sei veramente. Sii fiero di quello che sei, mostra le tue cicatrici e ridi in faccia a quelli che ti dicono che non puoi fare nulla. Vi amiamo, BVB army. Non mollare mai”.

I Black Veil Brides non mollano. E combattono i pregiudizi con un album valido, canzoni solide, riff di chitarra e un messaggio.

Non mollare mai.



01. Exordium
02. I Am Bulletproof
03. New Years Day
04. F.E.A.R. Transmission: Stay Close
05. Wretched and Divine
06. We Don’t Belong
07. F.E.A.R. Transmission 2: Trust
08. Devil’s Choir
09. Resurrect the Sun
10. Overture
11. Shadows Die
12. Abeyance
13. Days Are Numbered
14. Done For You
15. Nobody’s Hero
16. Lost It All
17. F.E.A.R. Transmission 3: As War Fades
18. In The End
19. F.E.A.R.: Final Transmission

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