Black Stone Cherry
Magic Mountain

2014, Roadrunner Records
Hard Rock

Chris Robertson e compagni registrano un disco sinceramente magico
Recensione di Francesco De Sandre - Pubblicata in data: 29/04/14

Chi cerca la novità, la passione nell'incontro tra fiamme e pelli sfondate unito all'entusiasmo di quattro ragazzotti non più fenomeni ma ormai riferimento fisso dell'Hard Rock moderno ne troverà in gran quantità nei riff a cascata del nuovo dei Black Stone Cherry. Tutto il Pop di "Between the Devil & the Deep Blue Sea" rimane chiuso nella valigia dei grandi tour degli scorsi due anni per lasciar spazio all'avanzata dirompente di "Magic Mountain", un disco apparentemente apocalittico che, analizzato metodicamente, si rivela opera completa e calibrata.

 

Dopo un trittico di rara complessità travolgente, il primo stacco melodico è da manuale con "Runaway", che segue il rimbalzatissimo singolo "Me and Mary Jane" e precede la vertiginosa discesa a capofitto della title-track "Magic Mountain". È in questo punto centrale che si avverte quanto potenziale parzialmente inespresso potrebbero scatenare Chris Robertson, Ben Wells, Jon Lawhon e John Fred Young, i quali nel tratto più commerciale del disco si limitano a seguire un rigido schema di quartine.

 

Poi Chris riprende il controllo del suo complesso apparato vocale e si trasforma nell' Eddie Vedder degli esordi, scartando l'asso dalla manica con "Sometimes", intima e delicata, in cui è la sola voce ad esprimersi in tutta la sua evoluzione. Da qui il concept della reazione e dell'orgoglio riassume un senso effettivo: prima con la demolizione dei volumi nel secondo singolo "Fiesta del Fuego", poi con la metallizzazione del blues acido in "Dance Girl". Il tramonto sul Kentucky è una ballata candidabile a terzo singolo, mentre l'ultimo schiaffo prima del congedo è un continuo susseguirsi di ritornelli in cui Chris è chiamato a dilatare le vocali al massimo.

 

"Magic Mountain" è sia un disco da live, in previsione delle prossime tappe nel vecchio e nel nuovo continente, sia una prova - superata largamente - di rinnovamento stilistico, sia una sorta di vendetta contro il mainstream a doppio taglio: Robertson e compagni rispondono alle critiche degli ultimi anni sfornando un concentrato sincero di febbrile dedizione e patriottici scenari in un album solido e fresco. Uno dei migliori dei Black Stone Cherry, uno dei migliori dell'anno solare 2014.





Recensione
Bruce Springsteen - The River

Speciale
Rock in Roma 2018

Speciale
ESCLUSIVA: ascolta lo streaming di "Universi Alternativi"

Recensione
U2 - Songs Of Experience

Speciale
Pearl Jam, "Let's Play Two": un inno dedicato a chi arriva fino in fondo

LiveReport
Spend The Night With Alice Cooper 2017 - Milano 30/11/17