Black Knight
Master of Disaster

2016, Cult Metal Classics Records
Heavy Metal

Volgete lo sguardo tra le nebbie del tempo, nel 1985, in una sorta di Arcadia musicale e cercate perle di originalità, energia e pathos, sempre vive di nuovi spunti ad ogni ennesimo ascolto, come questo primo ed ultimo album dei dimenticati Black Knight

Recensione di SpazioRock - Pubblicata in data: 24/05/17

Recensione a cura di Bruno Lanchi 

 

Se la fortuna fosse una conseguenza spontanea del riconoscimento di una dote, anzichè una mera e cieca casualità, questo album "Master Of Disaster" e la band canadese dei Black Knight avrebbero ottenuto il meritato successo e staremmo qui a parlare di loro come "grandi firme" del metal internazionale. Invece no, esso giace sepolto sotto la coltre di cenere e polvere del tempo e quindi sta a noi archeologi musicali dare nuovo splendore e risalto ai preziosi reperti del passato.

 

"There's a hand that's reaching in my dreams
Through the ages I still hear the screams
Far back in the land of never someone calls
Drawing me backward in time, baby won't you listen
Knight in armor, raises his steel
And here it comes, time to strike
And they're calling, yes they're calling, calling."

 

Eccoci pertanto ad evocare il Cavaliere Nero, il cui album "Master Of Disaster" si presenta in veste di raccolta rimasterizzata 2016, con alcune bonus track assenti nella prima versione autoprodotta del 1985 e nella ristampa del 2002. La cover dell'album ed il nome della band fanno pensare subito che ci si trovi di fronte ad un tipico album a tema fantasy ricco dei frequenti stereotipi lirico-musicali del genere. Niente di più fuorviante: l'elemento fantasy è presente ma affrontato in modo maturo, anche nei testi, senza incappare in quei ritornelli corali e suoni medievaleggianti che spesso peccano di originalità.

 

"Warlord's Wrath", la prima traccia, ci accoglie con un rollio di batteria introduttivo solenne e marziale, una marcia di apertura a quello che sarà un urlo proveniente da un punto remoto ed imprecisato nello spazio-tempo, carico della rabbia vocale della singer Lori Wilde "The Scream Queen". Un esordio come deve essere fatto! Un ritmo immediato, coinvolgente ed incalzante che la band di Vancouver arricchisce di energia anche attraverso la musicalità del testo, mediante un gioco di enfatizzazioni lessicali ("Stolen!", "Now", "Riches", "Write") che vi spingeranno inesorabilmente a cantare.

 

Lo stile dei Black Knight nelle 16 tracce dell'album è uno squisito mix delle sonorità di chitarre, basso e batteria, mai scontate, che oscillano tra l'epico ed il battagliero, nonché evocativo, pronti a far salire in sella l'ascoltatore per condurlo in travolgenti cariche, tecnicamente ed acusticamente esaltanti, alternate al trotto moderato, spesso preludio dell'ennesimo assalto ritmico; oppure, una volta deposte le armi e scesi da cavallo, capaci di risvegliare attraverso ballate suggestive momenti di assoluto ed ipnotico pathos. Non manca la solenne affermazione della potenza dell'heavy metal attraverso la traccia "Aaraigahtor (Metal Anthem)" di 7 minuti, la più lunga, cantanta dal bassista Glenn "The Hammer" Hoffman con voce profonda, aggressiva ed evocativa; lo stesso che, in altre tracce, accompagna i due vocalist della band Lori Wild e Chris Hopkinson con cori in strepitoso falsetto. Ardua è la scelta della song preferita: ad essere sincero l'avrò cambiata piuttosto spesso, anche durante la stesura di questa stessa recensione, con una momentanea preferenza per "Day Of The Wizard".

 

Come appena detto, alla voce troviamo ben due membri, Chris Hopkinson e Lori Wilde. Mentre il primo, - che è anche il cantante degli esordi dei Black Knight -, dimostra di possedere una presenza scenica (ben verificabile su alcuni video live su YouTube), ed un timbro pertinente allo stile della band, non ha tuttavia lo spessore, anche tecnico, e la capacità di "riempire" la canzone come riesce alla singer; probabilmente paga il fatto che le canzoni registrate con lui alla voce siano quasi a livello di "demo" ("Master Of Disaster", "Battlefield", "Black Knight") o live bootleg ("Hurricane").

 

Lori Wilde è invece una vera e propria tigre vocale, capace di graffiare, leccare le ferite per poi mordere, strappandoti canti improbabili nel vano tentativo di imitare la carica emotiva che lei riesce incredibilmente a infondere nella sua performance. E' un vero peccato che non esista -e non ci sia mai stata-, una sua esibizione dal vivo, avrebbe probabilmente fatto una forte concorrenza alle colleghe di quegli anni, quando le donne sul palco erano espressione di ruggente femminilità.

 

In definitiva un eccellente album. Se la produzione musicale odierna inizia a stancarvi e le canzoni all'interno degli album vi sembrano simili, se le voci femminili si orientano verso la lirica e ne siete sazi, fuggite! Iniziate a sognare, a fantasticare. Volgete lo sguardo tra le nebbie del tempo, nel 1985, in una sorta di Arcadia musicale e cercate perle di originalità, energia e pathos, sempre vive di nuovi spunti ad ogni ennesimo ascolto, come questo primo ed ultimo album dei dimenticati Black Knight.

 

"No no no no no no no no,
Black Knight lives
And my thoughts walk with his, baby won't you listen
Riding forth, dragons to slay
He goes on and on forever and ever again
And they're calling, yes they're calling, calling"





1. Warlord's Wrath
2. Metal Screams
3. Born to Rock
4. Aaraigathor (Metal Anthem)
5. Master of Disaster
6. Fire in Your Eyes
7. Day of the Wizard
8. Dead of Knight
9. Master of Disaster II
10. Battlefield
11. Black Knight
12. One More Night
13. The Beast Was Born to Rock
14. He's Too Young
15. Stand up and Shout
16. Hurricane (live)

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