Black Country Communion
BCCIV

2017, Mascot Records
Hard Rock/Blues Rock

Recensione di Sergio Mancuso - Pubblicata in data: 01/09/17

I Black Country Communion sono tornati con un nuovo lavoro: "BCCIV", il quarto in studio del super gruppo formato da Glenn Hughes, ex cantante e bassista dei Deep PurpleJoe Bonamassa, chitarrista simbolo del blues moderno; Jason Bonham figlio del celeberrimo batterista dei Led Zeppelin e Derek Sherinian, ex Dream Theater e tastierista d'eccellenza. Con una line-up del genere non si sbaglia di certo aspettandosi un grande lavoro Hard Rock/Blues!

"BCCIV" è un album che mescola sound diversi ma complementari, rimandanti da vicino ai Led Zeppelin, Deep Purple e Black Sabbath soprattutto per le atmosfere gravi della batteria, amalgamati dall'estro musicale dei componenti in maniera da creare uno stile perfettamente riconoscibile e classico che strizzi l'occhio a sonorità più moderne. L'esempio più eclatante di quanto detto finora, è ritrovabile in "Awake": la canzone più ritmata dell'album e probabilmente la più incisiva. Splendide le tastiere dell'ex Dream Theater Sherinian e la chitarra del bluesman Joe Bonamassa che sembrano duellare per il predominio sul sound della canzone creando un contrapporsi e un'intrecciarsi di virtuosismi che non rimangono fini a loro stessi ma danno corpo e sostanza alla musica donandole incisività.
 
Da ascoltare attentamente è la opening track "Collide", il manifesto intenzionale della band, se così vogliamo dire, che immediatamente ci catapulta nel mondo dell'hard rock di stampo zeppeliniano. Glenn Hughes dimostra il perché del suo soprannome - The Voice Of Rock - mettendo da subito in chiaro cosa dovremo aspettarci attraversando l'ascolto dell'intero album. "The Last Song For My Resting Place" dimostra le doti vocali di Joe Bonamassa, allenate negli anni e ormai arrivate a maturazione e affiancatesi alle sue superbe doti chitarristiche; da segnalare è "When The Morning Comes" retta dall'impalcatura di un groove cupo creato della batteria di Bonham e impreziosita da una chitarra ruggente e sorniona. Come ogni album dei Black Country Communion, e di Joe Bonamassa, il missaggio e la supervisione finale dell'opera è di Kevin Shirley, celebre produttore discografico dei nomi più importanti del rock ormai entrato a far parte della band, almeno ufficiosamente.
 
Il disco è, sotto tutti gli aspetti, eccellente: superbi sono i musicisti che vi collaborano, roboanti le loro performance e assoli; facile da ascoltare per gli amanti della buona musica di stampo hard rock inglese e della chitarra rock ma, come tutta la produzione dei Black Country Communion vagamente autocelebrativo e classicheggiante. Unico neo: la vena innovativa che personalità così eccellenti dovrebbero riuscire a trovare nel suonare insieme non emerge se non a sprazzi ancora troppo contenuti.




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