Corde Oblique
Back Through The Liquid Mirror

2018, Dark Vynil/Audioglobe
Folk

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 08/04/18

Rivolgersi al passato non si rivela sempre e unicamente un'operazione nostalgia: nel caso dei Corde Oblique la necessità di congelare su supporto magnetico le diverse sfaccettature che può regalare un'esibizione live ha spinto il mastermind e chitarrista del gruppo Riccardo Prencipe a una scelta naturale e ardita, in grado di conferire fascino a un'eterea e poetica materia musicale. Gli Splash Studio di Napoli rappresentano infatti  il giusto teatro per registrare e filmare una performance dal vivo che vede l'ensemble sgranare dal proprio trascorso discografico, a eccezione dell'esordio "Respiri" (2005), alcune prodigiose perle,  decisive per il successo e il rispetto  guadagnato dai nostri nel panorama folk e neoclassico internazionale: "Back Through The Liquid Mirror" non costituisce una pura antologia di vecchi brani, bensì una sorta di silloge di "inediti", suonati seguendo le scie di un'interpretazione che ne esalta il cotè progressivo non perdendo allo stesso tempo un'oncia dell'ars lirica caratteristica della band napoletana. I membri di Ashram e Argine, assidui e imprescindibili collaboratori, contribuiscono da par loro alla creazione di armoniche tessiture ricche di brividi celestiali ed echi millenari, alla ricerca di "scheletri di amori a mezzo mare".
 
 
Aprono le danze i mulinelli radiosi di "Arpe Di Vento", ma si cambia immediatamente registro con le note gotiche del virtuoso violino di Edo Notarloberti, eccezionale protagonista della rilettura di "Flying" degli Anathema: intanto le visioni del porto di Torre Annunziata stampigliano il linguaggio salmastro di una "Venti di Sale" vibrante di risacca ed ermetismo. Il crescendo della strumentale "Papavero E Memoria" ingloba tiepidi giri di flamenco e pulviscoli di contaminazioni post rock che scompaiono nelle profondità metafisiche dell'antro di "Averno": un viaggio incantevole e complesso nella memoria e nella mitologia, in compagnia dei ricordi di Prencipe ed Enea che scalano con destrezza le silenziose montagne avellinesi di "My Pure Amethyst", ove si intravede ancora una volta l'ombra sibillina di Daniel Cavanagh. L'immaginifica e ritmata "Suono Su Tela" dipinge affreschi sine voce sulle pareti della maestosa e impenetrabile Villa Bruno a San Giorgio a Cremano, mente le sfumature medioevali di "Cantastorie" e le suggestioni occulte di "Blubosforo" si pascono dell'ugola arcana di Annalisa Madonna per oltrepassare lo specchio liquido di tracce mnestiche remote e insondabili: chiude la sorprendente ed energica cover dei Sepultura, "Kaiowas",  nella quale il connubio di percussioni tribali e mantrici afrori mediterranei raggiunge vertici di seducente multiculturalismo partenopeo.
 
 
Nati dalle ceneri dei mai dimenticati Lupercalia, le "Corde Oblique" tirano le somme di una carriera quindicennale, convogliando on stage la magia evocativa degli album attraverso un oculato set di pezzi adeguati allo scopo prefisso: riverberi spirituali tra le pieghe di una divina sinfonia acustica.




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