Ayreon
The Source

2017, Mascott Label Group
Prog Rock/Metal

Più che un salto in avanti, un salto verso un altro universo.
Recensione di Marta Scamozzi - Pubblicata in data: 12/04/17

Dimenticatevi di vivere sulla terra: essere terrestri non vi servirà a niente, se non ad aggrapparvi saldamente a qualche concetto precostituito che, nel caso di Ayreon, non vi aiuterà. State fluttuando in un universo aperto e misterioso, dove leggi della fisica e magia si amalgamano fino a diventare indistinguibili. La musica di Arjen Lucassen ha la meravigliosa, o pericolosa, qualità di spalancare porte per galassie sconosciute. Il mondo di "The Source" è un amaro specchio sul pianeta Terra; lo specchio del pianeta "Y", lo stesso che ci ha condotto nello Spazio di Ayreon in "01011001". Come Arjen ha specificato nella nostra intervista, "The Source" non è altro che un prequel di "01011001": un'analisi dedicata alla razza di "Forever" e alle sue caratteristiche, tanto simili a quelle umane.
 
Insieme, i due album disegnano una cornice che definisce il contesto caratterizzante l'universo di Ayreon: i personaggi che popolano il "Salone del Castello", "l'Alba di un Milione di Anime", "La Teoria Del Tutto". È semplice "Unire i Puntini" e accorgersi di come tutto sia collegato attraverso un filo che parte da "01011001" e termina, fino a prova contraria, con "The Source". L'esistenza stessa della nuova fatica di Arjen Lucassen dipende dall'artwork di Jann Suerte, scovato per caso dall'artista olandese sul web: una ragazza raggomitolata in un fluido e verde giaciglio si trasforma nella rappresentazione perfetta di un individuo della razza "Forever". Di quella apocalisse raccontata in "01011001", in "The Source" non siamo che agli albori: le macchine stanno prendendo il controllo sugli individui. Subentra l'imminente necessità di unire le forze e contrastare gli avvenimenti, riappropriandosi di una decisa identità.
 
Tentare di descrivere l'album da un punto di vista musicale rischia di essere tremendamente riduttivo. Forse, perché in ogni album di Ayreon, seppur diverso dagli altri, i testi e la musica si fondono perfettamente: il concept disegna la melodia e il risultato finale appare semplicemente come dovrebbe essere. L'album è dominato da un metal orecchiabile al quale si aggiungono molteplici elementi folk, pilotati dalla presenza massiccia del flauto di Jeroen Goossens e del violino di Ben Mathot. "The Source" è un album che fa innamorare fin dalla prima traccia, "The Day When The World Breaks Down". Nell'eventualità che né il contributo di Goossens e Mathot, né la voce calda di James La Brie rappresentino un'argomentazione sufficiente a sostegno di questa teoria, ogni dubbio viene spazzato via dall'ingresso in scena di Tommy Karevik, intorno al terzo minuto, con una performance che sfiora il sovrumano. La opener è infatti un riassunto perfetto di ciò che si trova nel resto dell'album: cavalcate di basso, elementi folk, metal orecchiabile, assoli spettacolari. La presenza massiccia di Tobias Sammet, inoltre, basta a provocare una lacrimuccia negli occhi di tutti quelli che speravano da tempo che i due nomi di punta della rock opera europea unissero le forze.
 

"The Source" è un film d'azione dove tracce più malinconiche e riflessive come "Sea Of Machines" e "The Source Will Flow" si alternano a perfette esplosioni di pura energia quali "Run! Apocalypse! Run!" e "Aquatic Race". L'anima prog dell'album si arricchisce con le svariate sonorità elettroniche, richieste da un concept che ha il computer tra i principali protagonisti. Il modo in cui Arjen Lucassen è riuscito a legare insieme complessità e immediatezza ha dell'incredibile. Certo, rispetto al precedente "The Theory Of Everything", album dall'inverosimile anima prog, un'aumento di immediatezza non era un impegno enorme: sarebbe bastato aggiungere qua e là qualcosa che ricordasse un ritornello e tentare di definire l'inizio e la fine delle canzoni. Qui, però, si è andati oltre: l'armonia compositiva, in Ayreon, non è mai stata cosí assoluta. I responsabili sarebbero probabilmente da cercare nello squadrone di super-artisti radunato da Arjen: forse il migliore di sempre. Detto ciò, tentare di paragonare "The Source" a qualsiasi altro album di Ayreon, similitudini con "01011001" a parte, sarebbe totalmente inutile. Ci troviamo davanti a qualcosa di nuovo ed indefinibile: più che ad un salto in avanti, ad un salto verso un altro universo.





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