Venom INC.
Avè

2017, Nuclear Blast
Heavy Metal

Il motore del terzetto composto da Mantas, Abbadon e Demolition Man romba adrenalinico e luciferino: i Venom INC. assurgono a veri depositari dello spirito originario di una delle formazioni più influenti del metal mondiale.
Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 10/08/17

L'analisi di un nuovo e peculiare esordio come "Avè" pone un problema interpretativo basilare: il rispetto del principio assoluto dell'obiettività. Di fronte alla presenza simultanea di due band che rivendicano, più o meno tacitamente, l'appartenenza esclusiva allo spirito originario dei Venom, è pressochè scontato cadere in una partigianeria inevitabile, ma in fin dei conti inconcludente. Entrambe le anime hanno ben documentate ragioni per assicurarsi la patente di autenticità e probabilmente non rappresenta un male la coesistenza di una doppia entità in grado comunque di attirare un numero di supporters realmente notevole.

 

Tra il 1981 e il 1987 la trimurti Cronos-Abbadon-Mantas pubblica cinque lavori: grezzi, claustrofobici, in qualche misura distanti dalla fruttifera NWOBHM allora imperante, legati a tematiche e simbologie apertamente sataniche, con "Welcome To Hell" (1981) e soprattutto "Black Metal" (1982) si candidano alla carica onoraria di padri putativi della scena estrema che sarebbe esplosa qualche lustro successivo: una putrida miscela di speed metal e proto thrash'n'death che certo non spicca per eccezionale perizia esecutiva e produzione particolarmente professionale, ma che trae la propria forza da un approccio selvaggio e anticonformista difficilmente riscontrabile in gruppi coevi. La circostanza parzialmente casuale e fortunata poi che l'intero movimento della nera fiamma abbia scelto di autobattezzarsi scegliendo il titolo del secondo LP dei ragazzi di Newcastle, destina al culto universale e plurimillenario il gruppo inglese.

 

I Venom INC. attuali invece ripropongono la formazione con Demolition Man, sostituto del transfuga Cronos alla fine degli anni ‘80: sicuramente non fondamentali in termini di impronta storica e mediatica, tuttavia autori di prestazioni in studio che non sfigurano rispetto ai capolavori del passato. Al di là dell'interlocutorio "The Waste Lands" (1992), "Prime Evil" (1989) e "Temples Of Ice" (1991), rinnovano il sound delle origini, avventurandosi, nel full-lenght di mezzo, in territori power venati. in alcuni frangenti, da vibrazioni jazz: sfumature percepibili anche in virtù di una registrazione impeccabile che rende onore alle capacità di Tony Bray e Jeffrey Dunn, penalizzate in precedenza da una resa che sfiorava la cacofonia.
Varietà, pulizia, potenza: caratteristiche che i Venom INC. straordinariamente conservano intatte, regalandoci un platter nato da un tour lungo ventiquattro mesi, intenso e ricco di soddisfazioni. "Avè" ne costituisce l'esito finale, il coronamento di un attività frenetica e per molti versi dal boom inaspettato: l'adrenalina ermersa on stage e canalizzata su disco rappresenta la carta vincente del chiacchierato reboot. I Venom di Cronos, maggiormente incatenati ai gloriosi trascorsi nella proposta musicale, appaiono sbiaditi e a corto di ispirazione, soprattutto confrontandoli con i detestati cugini: lodevole e onesto per coerenza e passione, l'inossidabile Conrad Lant non procura speciali palpiti emozionali, restando in una dimensione anacronistica e stantia. Al di là di sterili discussioni, I Venom INC. centrano l'obiettivo, tante volte sbandierato da un nugolo di ensembles riformatisi dopo anni di oblio, di coniugare metal classico e contemporaneo in una veste allo stesso tempo ammiccante e viscerale.

 

Sostenuti da una produzione anche eccessivamente levigata e cristallina, "Avè" sprigiona un bombastic heavy metal innervato da calibrati riferimenti non circoscritti solo alla scena estrema; a livello lirico gli argomenti spaziano dall'ipocrisia alla libertà individuale e filtrati da un satanismo riflessivo e umanistico lontano dalla calcolata pacchianeria degli esordi. La lunga title track, poderosa e mefistofelica, trasporta l'ascoltatore in un universo nel quale le tenebre spadroneggiano senza freni: una dichiarazione d'intenti carica di groove e suggestioni, tra un'assordante sezione ritmica e cori diabolici. La giostra infernale continua con "Forged In Hell ", robusto heavy metal di sapore antico, e "Metal We Bleed", traccia dal vigore primigenio e attraversato da vaghi profumi punk, con il fantasma di Lemmy Kilmister che veglia sornione: il basso di Tony Dolan mugghia furente, in un assalto thrash che alla velocità tambureggiante affianca il corpulento dialogo Mantas/Abbadon. "Dein Fleisch", dal refrain ammaliante e accompagnato da un video di gusto cinematografico, accoglie elementi industrial, mentre un vertiginoso assolo centrale di Dunn, in ottimo stato di forma quasi per l'intero disco, ne impreziosisce la struttura complessiva: elettrizzante esibizione del talento dello stagionato chitarrista, spesso ingiustamente soffocato durante l'era Cronos. "Time To Die" e "War" palesano la maturità tecnica ed esecutiva del trio: un virtuosistico speed metal dalle coloriture moderne, rapido, tirato e che non disdegna variegati inserti trashy. "Blood Stained" ed "Evil Dead", appesantiti da riff macchinosi, si rivelano i pezzi meno fantasiosi e frizzanti del lotto, sebbene si mantengano su sufficienti livelli di coinvolgimento; la ballata hard rock "Preacher Man" e la cavalcata anthemica "Kneel To No God" risollevano l'opus da un transitorio appannamento.


Chiude la divertente "Black'N'Roll", consapevole omaggio a Motorhead e Judas Priest, a suo modo ironica e dal ritmo trascinante: degna conclusione di un album davvero sorprendente e godibile, con pochi momenti fiacchi e una vitalità che lascia davvero stupefatti. Lucifero, orfico pastore fra gli agnelli, sentitamente ringrazia.





01. Ave Satanas
02. Forged In Hell
03. Metal We Bleed
04. Dein Fleisch
05. Blood Stained
06. Time To Die
07. The Evil Dead
08. Preacher Man
09. War
10. I Kneel To No God
11. Black N Roll

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