Audioslave
Out Of Exile

2005, Interscope
Hard Rock

Recensione di Riccardo Coppola - Pubblicata in data: 11/12/14

Fuori da "quale" esilio, verrebbe da chiedersi: erano passati in fondo soltanto tre anni da quando gli Audioslave erano apparsi, quale sbrilluccicante prodotto dell'industria discografica, bombardando l'etere coi riff retro-sounding dell'omonimo esordio. Forse, verrebbe da pensare, dall'autoimposto allontanamento dalla commerciale ruffianeria, che in "Audioslave" veniva fuori soltanto a piccoli bocconi -s'intravedeva appena, sepolta sotto lo spleen di "Like A Stone" o gli allungamenti chitarristici di "Hypnotize"- e che in "Out Of Exile" esplode in tutta la magnificenza (?) di una mezza dozzina di potenziali singoloni e di un paio di imbarazzanti defaillance (parliamo di "Dandelion", verosimilmente il peggior scandalo dell'intera storia musicale di Chris Cornell... "Scream" a parte, ovviamente).

Dopo essersi più o meno salvati da una critica già ben disposta a massacrarli come si cerca di fare con ogni neonato supergruppo, i Rage Against The Machine con la voce dei Soundgarden decidono dunque di tentare il suicidio svariate volte lungo la tracklist della loro seconda pubblicazione: spuntano così cose come "Drown Me Slowly", per metà registrazione di una jam session in cui Tim Commerford e Tom Morello si sfidano a chi è più figo sotto una coltre di urla e per metà rilassante pausa di riflessione e seducenti vocalizzi (trademark del Cornell del periodo); come "Your Time Has Come", cover di se stessi (si confronti il riff con quello del main single del precedente album) che i quattro piazzano saggiamente in apertura di disco; come "Heaven's Dead", lentone che nota dopo nota si fa sempre più sentita ode all'inconcludenza.

Sfiorando la debacle in più tratti, però, "Out Of Exile" riesce a restare faticosamente a galla, grazie a momenti in cui la caratura delle superstar coinvolte nel progetto, pur non manifestandosi del tutto, trova una coesione altrove assente, una forma ordinata e compiuta. Così "The Worm" riesce finalmente a far detonare la potenza che ancora sonnecchiava nelle corde vocali di Cornell, e a far tuonare i colpi di batteria di Brad Wilk liberandoli da una produzione incomprensibilmente molle. Così, nella loro inusuale semplicità, quelli di "Yesterday To Tomorrow" o di "The Curse" suonano come piacevoli assoli alternative rock saggiamente riverberati e non come un drappello di cyborg impazziti che cercano di mutilarsi a colpi di chitarre (non preoccupatevi, l'immancabile battaglia infuria comunque su "Man Or Animal"). Così con "Be Yourself" vengono consegnati al rock un bridge d'inarrivabile intensità, un testo sinceramente commovente, una ballad impeccabile: un faro di classe purissima in un oceano d'inaspettata mediocrità. Peccato.



01. Your Time Has Come

02. Out Of Exile

03. Be Yourself

04. Doesn't Remind Me

05. Drown Me Slowly

06. Heaven's Dead

07. The Worm

08. Man Or Animal

09. Yesterday To Tomorrow

10. Dandelion

11. #1 Zero

12. The Curse

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