Pink Floyd
Atom Heart Mother

1970, EMI
Progressive Rock

Recensione di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 12/12/16

Nel 1969 lo spettro di Syd Barrett, fondatore dei Pink Floyd, aleggiava ancora sulla band e sul suo caratteristico sound psichedelico che si era diffuso nell'Inghilterra degli anni '60. D'altronde Barrett era stato estromesso da poco a causa del continuo abuso di LSD che minò la sua salute mentale e fino ad Ummagumma la band aveva preferito continuare sullo stile iniziale senza rischiare nulla e raggiungendo comunque un discreto successo nazionale. Ma arriva un momento in cui il bisogno di libertà, indipendenza e anticonvenzionalità è irrefrenabile, specialmente per i ragazzi poco più che ventenni che in breve tempo sarebbero diventati una delle migliori band del pianeta. Fu soprattutto l'ingresso nella band di David Gilmour, avvenuto nel 1968, a cambiare le carte in tavola: lo stile elegante e pieno di classe del nuovo chitarrista si sarebbe espresso alla massima potenza con un tipo di musica più nobile e ricercato, qualcosa di diverso dallo space e psychedelic rock che andava di moda all'epoca e che stava ormai rischiando di risucchiare al suo interno decine di band fotocopia. Fu così che i Pink Floyd decisero di fare il salto nel buio e nel 1970 pubblicarono uno degli album che cambiarono radicalmente la storia della musica inglese e mondiale: "Atom Heart Mother".

 

Il disco rappresenta un taglio netto con i lavori precedenti e fu scritto principalmente con il pretesto di fare qualcosa di diverso e di togliersi la fastidiosa etichetta di band psychedelic. Secondo quanto narrato dai componenti stessi, neanche la band sapeva propriamente che cosa scrivere e registrare: le nuove canzoni furono realizzate suonando per ore e mettendo insieme diverse parti, spesso legate da suoni estrapolati da altri contesti e registrati a parte. È questo il modo in cui vennero creati i due brani che rappresentano la vera e propria novità, la ventata di aria fresca, l'inizio di quel progressive rock che si espanse a macchia d'olio facendo la fortuna di decine di band nel corso degli anni '70. I due pezzi in questione (la suite "Atom Heart Mother" e "Alan's Psychedelic Breakfast") rappresentano un insieme di nuovi elementi, mescolati con influenze note, ma mai utilizzate in precedenza da band rock: i Pink Floyd furono tra i primi a sperimentare l'epicità trasmessa alle proprie composizioni da cori e sezioni orchestrali, oltre che passaggi strumentali ripetuti di chiaro stampo progressive che ispirarono successivamente moltissimi artisti. La traccia in cui tutto ciò è maggiormente evidente è la title-track, lunga 23 minuti e suddivisa in sei parti. La band, dopo averne realizzata una prima versione per i quattro strumenti, si rese conto che mancava di qualcosa e chiese aiuto al compositore Ron Geesin, che ne curò l'arrangiamento orchestrale, realizzando qualcosa di mai sentito in precedenza. I restati tre brani si distaccano dalle novità presenti negli altri due e furono composte ognuna da un membro differente della band (escluso Mason), riflettendo quindi l'attitudine musicale di ognuno di essi.

 

La suite, che occupa l'intero primo lato del vinile, si apre con un'introduzione di corni, dalla quale esplode il tema principale del brano, scritto da Gilmour ed adattato successivamente da Geesin, il cui arrangiamento orchestrale rende la traccia epica fin dal primo minuto. Uno dei punti forti del brano è la sua dinamicità: gli strumenti elettrici e quelli classici duettano tra loro, si sovrastano a vicenda e raggiungono equilibri perfetti man mano che il brano progredisce tra pause e momenti più solenni. Sublimi e maestosi sono i cori dopo la parte iniziale, che dopo quasi cinque minuti lasciano spazio ad un ritmo quasi funky, su cui Gilmour è libero di mostrare le sue enormi capacità dietro la chitarra, duettando con l'Hammond di Wright sull'incisivo giro di basso offerto da Waters. Dopo una ripresa del tema principale e una pausa realizzata da suoni provenienti dai contesti più disparati (esperimento ripetuto poi in "Echoes"), il brano raggiunge il suo apice nella parte finale, nella quale confluiscono tutte le melodie sviluppate in precedenza, raggiungendo una solennità senza eguali.
Il lato B si apre con l'intima "If", scritta e cantata da Waters, in cui il bassista chiede perdono a Barrett per l'estromissione su un dolce arpeggio acustico. Protagonista di "Summer '68" è invece Wright: il brano è guidato dal suo piano su cui il tastierista si lamenta degli aspetti negativi della vita da rockstar (che sarà poi uno dei temi predominanti di The Wall). A prendersi la scena nella malinconica e nostalgica "Fat Old Sun" è Gilmour, che conclude poi il brano con uno splendido assolo. Dopo questo insieme di tre pezzi più personali e convenzionali, a chiudere l'album è la folle "Alan's Psychedelic Breakfast", che si sviluppa sopra i suoni e i rumori prodotti dal roadie Alan Styles, impegnato davvero nella preparazione della colazione. Si dice che l'idea per il brano sia stata data indirettamente da Barrett, che anni prima, durante un concerto della band, si mise a friggere un uovo sul palco, amplificando con il microfono lo sfrigolio della cottura. Anche in questa caso, come nella prima traccia, ci troviamo davanti ad un pezzo veramente innovativo, ed è forse la parte finale quella che più si avvicina a come si svilupperà il sound dei Pink Floyd negli anni '70, con un Gilmour in grande spolvero sulla base offerta dai restanti membri della band.

 

Anche se negli ultimi anni è stato snobbato proprio dai Pink Floyd e definito da Gilmour stesso un mucchio di rifiuti, "Atom Heart Mother" rimane un album profondamente innovativo e rivoluzionario, oltre che un punto di svolta nella carriera della band. Oltre a fornire contenuti musicale diversi rispetto ai dischi degli anni '60, a cui molte band si ispirarono per gli anni a venire portando in auge il progressive rock (con gli stessi Pink Floyd in prima linea), l'album permise al quartetto di raggiungere per la prima volta la prima posizione in classifica nel Regno Unito. "Atom Heart Mother" fu probabilmente un successo anche grazie alla geniale e provocatoria copertina realizzata da Storm Thorgerson, che contribuì in modo significativo a far parlare dell'album. In ogni caso fu proprio grazie alla svolta presente in questo lavoro che i Pink Floyd poterono poi raggiungere le massime vette con i capolavori pubblicati nei dieci anni successivi.





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