As Lions
Selfish Age

2017, Better Noise Records
Alternative Rock

Abbiamo ascoltato il debut album degli As Lions, band di Austin Dickinson, figlio di un tale Bruce. Per il rampollo, l'olimpo musicale sembra essere ancora lontano. 
Recensione di Marta Scamozzi - Pubblicata in data: 22/01/17

Il nostro primo approccio con gli As Lions risale a un paio di mesi fa. Nel recensire "Aftermath", il primo EP della band che meritava una possibilità anche solo per la cover intrigante, abbiamo lasciato un appello: dimenticate che il fatto che il tizio dietro il microfono è il figlio di Bruce Dickinson e apprezzate la band per quella che è. Corteggiando moderatamente il quintetto, siamo stati più che felici di intervistare il Delfino, al fine di ottenere illuminanti informazioni riguardo al significato profondo che si cela dietro gli As Lions. Purtroppo, non siamo stati fortunati: le quattro chiacchiere non sono state entusiasmanti, e l’informazione più scottante che abbiamo ottenuto è quanto al rampollo Austin Dickinson dia fastidio quando i giornalisti si azzardano ad accennare al padre. 

 

Insomma, siamo partiti con le migliori intenzioni di questo mondo nei confronti degli As Lions. Ora che ci è finalmente capitato il primo album completo tra le mani, "Selfish Age", ci siamo accorti di un problema di fondo: ci sarebbe ben poco da aggiungere a quanto già detto riguardo "Aftermath".

 

Avevamo definito "Aftermath" un lavoro intelligente, ragionato, musicalmente funzionale, tecnicamente ineccepibile, tutti aggettivi validissimi anche per “Selfish Age”. Ragionandoci, il problema è proprio questo: l’intelligenza. Il primo album in studio degli As Lions è forse un po’ troppo costruito per non risultare ripetitivo. Ogni canzone è l’ombra di quella precedente. Certo, cambiano i riff, cambiano le melodie, cambiano gli effetti vocali, cambiano le tematiche… ah, no, le tematiche non cambiano: si parla del declino della società moderna, tematica originalissima oggigiorno.

 

I pezzi sono tutti apprezzabili in egual misura: è tuttavia impossibile individuare una traccia migliore o peggiore delle altre, perché le sensazioni che esse suscitano sono tutte uguali. "Deathless" era una buona canzone su "Aftermath" e rimane una buona canzone su "The Selfish Age". Notevole è anche "The Suffering", che gioca con un ritornello molto orecchiabile e degli intermezzi strumentali dominati dalla distorsione della chitarra che lo inebriano con una piacevole cattiveria di fondo. Buona la chiusura ad effetto con “The Great Escape”, una delle tracce più caotiche e, quindi, più particolari di tutto l’album. 

 

Di sicuro, agli As Lions va riconosciuto un indiscusso talento nel mixare intelligentemente avanzate tecniche strumentistiche con la giusta dose di synth. La voce di Austin Dickinson, caratterizzata da una linea pulita non potente ma molto piacevole, si sposa perfettamente con una struttura musicale così elaborata.   

 

Con questa premessa, che sia chiaro: "Selfish Age" non puó che essere un buon album, allo stesso modo in cui "Aftermath" era un buon promo. Solo che, dopo avervi esposto il nostro assoluto entusiasmo per gli As Lions, ci sentivamo in dovere di rivedere alcune delle nostre considerazioni. Andateci cauti e non caricatevi di aspettative. Potreste trovarlo l’album perfetto, potreste dimenticarvene dopo tre giorni oppure potrebbe momentaneamente diventare il vostro CD da automobile preferito. Uno di quelli destinati all'oblio del cruscotto impolverato dopo qualche ascolto. "Selfish Age" è in grado di raggiungere una vasta gamma di pubblico e presenta poche ragioni oggettive per essere tartassato. Insomma, per ciò che si sono prefissati, gli As Lions funzionano. Hanno fatti i compiti, e li hanno fatti bene. Ma la cosa, per ora, finisce lì. 






01. Aftermath
02. The Suffering
03. Bury My Dead
04. Deathless
05. Selfish Age
06. White Flags
07. Pieces
08. World on Fire
09. One By One
10. The Fall
11. The Great Escape

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