Five Finger Death Punch
And Justice For None

2018, Prospect Park
Groove Metal

Recensione di Dario Fabbri - Pubblicata in data: 26/05/18

Con "And Justice For None", i Five Finger Death Punch hanno sfidato sé stessi e la propria creatività. La band capitanata da Ivan Moody ha cercato di comprendere i propri limiti e di superarli, e si può dire che sia riuscita almeno in parte nel proprio intento, compiendo così dei passi in avanti rispetto a dove li avevamo lasciati. Oltre ai ritornelli coinvolgenti e memorabili e agli immancabili assoli di Jason Hook, il nuovo lavoro dei nostri ha dalla sua un altro elemento fondamentale: una grande varietà di stili e generi che si incastrano perfettamente l'uno con l'altro. C'è veramente di tutto in questo album, dalle classiche canzoni in pieno stile Five Finger Death Punch, alle ballad, a esperimenti più pop-oriented e anche qualche traccia al limite dello speed metal.

 

"And Justice For None" si apre  con "Fake" e "Top Of The World", entrambe caratterizzate da un eccellente lavoro dei due chitarristi. L'opener presenta tuttavia un testo che è più un elenco di insulti nei confronti di un destinatario indefinito e proprio per questo risulta essere quasi fastidiosa. Le seguenti "Sham Pain" e "Blue On Black" sono meno heavy rispetto alle due precedenti, ma sono sicuramente più mature sia nella scrittura dei testi sia nella ricerca del cantato di Moody. La parte centrale del disco mette ancor di più in luce la già citata varietà che caratterizza il nuovo lavoro del gruppo: la ballad "I Refuse" è un vero e proprio tocco di classe, interpretata in modo straordinario da tutti i componenti, mentre con "Fire In The Hole" e "It Doesn't Matter" i nostri decidono di fare totalmente leva sulla potenza e sull'energia. Se la prima presenta un ritornello decisamente speed metal, la seconda rientra più nello stile classico della band con qualche elemento di novità che non guasta il risultato. "When The Seasons Change" è poi una classica ballad caratterizzata da un pregevole assolo finale, ma che, considerata nel suo insieme, è decisamente meno riuscita rispetto alla profonda "I Refuse". Il finale ci riserva alcuni dei momenti migliori dell'intero album, alzando così ulteriormente il livello. "Rock Bottom" è una vera e propria scarica di adrenalina. Ispirata all'inconfondibile stile dei colleghi Slipknot, questa canzone è destinata a fare un figurone dal vivo, mentre il singolo "Gone Away" è una cover degli Offspring. Si tratta di un tentativo più che riuscito poiché, nonostante la band di Las Vegas abbia stravolto completamente la canzone, è rimasta intatta la forte carica emotiva che caratterizza la versione originale. Un altro esperimento è "Bloody", una canzone Pop che presenta una buona dose d'elettronica, ma che al contempo offre un classico ritornello in stile Five Finger Death Punch. La conclusiva "Will The Sun Ever Rise" è una delle canzoni che mette più in risalto il nuovo corso che la band sembra aver preso: inizia come una ballad, esplode nel ritornello, presenta una certa influenza pop nelle strofe e termina con un assolo eccezionale di Hook, tutto questo è stato mescolato molto abilmente, in quanto nessun elemento sovrasta o confonde gli altri, il che la rende una delle migliori canzoni del disco.

 

Il nuovo album dei Five Finger Death Punch suscita curiosità già dal richiamo al celeberrimo "...And Justice For All" dei Metallica, ma accende l'attenzione sugli elementi innovativi proposti, sulla qualità degli arrangiamenti e sulla varietà degli stili e dei generi che si possono trovare in queste 13 tracce. Nonostante alcune canzoni presentino dei difetti più o meno evidenti, è innegabile un certo miglioramento sul piano della qualità. Il quintetto di Las Vegas non sta negando la propria identità artistica, ma sta semplicemente testando nuove soluzioni stilistiche con cui esprimersi al meglio, mescolandole alle sonorità che hanno caratterizzato il proprio passato.





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