Anathema
Universal [DVD]

2013, Kscope Music
Alternative Rock

Un cammino artistico sempre connesso col presente, in grado di abbracciare anche il passato più buio
Recensione di Antonio Guida - Pubblicata in data: 14/01/14

Restless Oblivion.

Per fortuna, non per sempre.

Trascorsi quasi vent'anni dal capolavoro doom/death metal "The Silent Enigma", gli Anathema non si sono fermati nel tempo ma lo hanno cavalcato con sguardo lungimirante, rincorrendo la luce quando si pensava non ce ne fosse. Metallari, a volte, che a quarant'anni (ebbene esistono) criticano il percorso artistico/spirituale della band di Liverpool portano nelle discussioni il peso della rigidità mentale, perdendosi tra cosa è vero e cosa non lo è, trascurando l'essenza, cioè una musica senza schieramenti. Gli Anathema sono lontani da tutto questo e si impongono sulla scena con un'apertura artistica notevole, sfuggendo a facili etichette, rimanendo ancorati allo spirito della loro creatura.

Se per la cultura greco-romana ‘anatema' è un'offerta alla divinità in segno di ringraziamento per un dono ricevuto, la band capitanata dai fratelli Cavanagh, sceglie le colonne del Teatro Romano di Filippopoli (Bulgaria) per il rituale portando alle stampe "Universal", documento audio-visivo, diretto da Lasse Hoile. L'artista danese conosciuto ai più per la collaborazione con Steven Wilson, accetta il compito non facile di riprendere un concerto che assolve lo scopo grazie ad una profonda interazione tra audience e gruppo musicale. I protagonisti infatti sono le due parti, inscindibilmente cullati dalle emozioni che vibrano nello spazio tra essi. La magia è tutta lì, nella luce e nelle sue innumerevoli scomposizioni. L'obiettivo cattura, oltre la formazione ufficiale, anche l'Orchestra Filarmonica di Plovdiv che per tutta la durata è in perfetto bilanciamento con le composizioni rock. La scaletta propone l'ultimo corso della band (tour promozionale di "Weather Systems") e almeno un pezzo di ogni album che lo precede fino ad "Alternative 4". È interessante notare in un'atmosfera simile come ognuno sia frontman anche nel più piccolo gesto. Lo è Lee Douglas con la sua voce ancor prima del suo sensuale corpo danzante, lo è Daniel Cardoso dietro le tastiere che canta ritornelli come fosse un fan tra il pubblico, lo è Jamie Cavanagh che lascia trasparire il suo carattere sportivo nell'esternare euforia. John Douglas non si è mai distinto per capacità tecniche, eppure da "We're Here Because We're Here" c'è stato un netto miglioramento nel suo drumming. La crescita per ognuno è fatta anche di incontri e girare in supporto ai Porcupine Tree ha indubbiamente giovato allo status generale della band. Vincent e Danny Cavanagh, trascinatori indiscussi, invitano continuamente il pubblico ad entrare nei pezzi, ognuno a modo proprio. Lo stesso Vincent non perde carisma quando gli occhi spingono lentamente una ‘bolla salina' sul viso per le forti emozioni ricambiate dalla gente sulle gradinate romane. Sembrano invece provenire da un piano ben studiato i fuochi d'artificio che sovrastano l'anfiteatro; invece sorprendono anche la band perché provengono da eventi esterni allo show musicale. Vincent quasi con incredulità esclama: "momenti come questi accadono una sola volta nella vita, sono contento di poterlo condividere con voi". La pura casualità di uno spettacolo pirotecnico in un momento di pathos è una conferma spirituale inconscia molto forte. Il viaggio degli Anathema è maturato grazie all'accettazione delle circostanze, siano esse piacevoli o meno. Così come si accetta un suono esterno al ‘pentagramma' ed a tutto il resto durante l'esecuzione di "Everything". Precisamente poco dopo che siano trascorsi un minuto e trenta secondi entra nell'audio un suono molto vicino ad SMS ricevuto. Anche questo fa parte dell'ogni cosa a cui il titolo accenna.

L'Orchestra dirige il flusso senza mai alterare la naturalezza dell'esecuzione, ingemma anzi alcuni istanti di puro coinvolgimento, anche per chi è poco avvezzo ai suoni classici. Spesso si cala nelle composizioni e vedere alla fine archi che scorrono freneticamente sulle corde delinea il sottile (ed a volte inutile) confine tra un genere e l'altro. Vincent congeda l'orchestra di Plovdiv con un fantastico "horns up" a dimostrazione di tutto ciò. "Fragile Dreams" viene eseguita prima in una versione sinfonica e poi ripresa nell'encore (impossibile non menzionarla per questo motivo) nella sua accezione rock. Ancora una volta, scegliendo tale soluzione, si ribadisce che il significato delle cose cambia a seconda della luce (pensieri) che noi proiettiamo su di esse.

Far riferimento ad un brano piuttosto che un altro è un lavoro inutile in questo caso. "Universal" è una finestra da cui si osserva la parabola di una vita, nulla è davvero trascurabile. Metaforicamente "Dreaming Light" è la parte subconscia non arrendevole, la luce che ognuno porta dentro; trapassa di album in album, cominciando dalle sfumature violacee di "Judgement" evolvendosi nel bagliore chiaro di "We're Here Beacause We're Here". In tutta questa energia sottile mai manca la grinta magistralmente affidata a chitarre ruggenti che spesso flettono le note nell'aria mostrandosi audaci, oltre che ispirate. Le voci di Vincent e Lee raggiungono vette alte (forse mai toccate prima), danzano fra le parole, ne scandiscono il passo deciso e rigoroso.

"Universal" è un documento eccezionale per questi ed altri motivi. È nato da artisti ed affidato alle riprese di un artista, Lasse Hoile, le cui sensibilità incontrandosi creano una nuova, toccante dimensione sensoriale. Non è solo l'ultimo DVD degli Anathema ma la testimonianza di un cammino artistico sempre connesso col presente, con esso non si rinnega ma si abbraccia anche il passato più buio.

Love is free
In time, in peace
And now is here
This life, this dream





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