Amberian Dawn
Magic Forest

2014, Napalm Records
Power Metal

Recensione di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 09/07/14

Parlando dei finlandesi Amberian Dawn e della loro proposta, il pensiero non può che correre immediatamente ai Nightwish, a tutta quella genia di band-fotocopia che imperversano, nel bene e nel male, all’interno del metal sinfonico. L’immediato passo successivo, dopo aver fatto questo collegamento, sarebbe quello di seguire la moda del momento di stroncare senza tanti scrupoli l’album in questione. Ma gli Amberian Dawn, attivi dal 2006, con alle spalle già quattro dischi pubblicati (ai quali si può aggiungere "Re-Evolution", dello scorso anno, una rilettura di brani provenienti dai loro primi album) meritano di più.

 

Si può partire sicuramente dall’ottimo lavoro compiuto dalla nuova cantante Päivi "Capri" Selo, capace di sostituire degnamente Heidi Parviainen, precedente voce degli Amberian Dawn; la vera sorpresa di questo "Magic Forest" è soprattutto lei, capace di esprimersi al meglio delle proprie possibilità sia nei momenti più canonici, attraverso un’interpretazione operistica, sia durante i passaggi più movimentati dove mette in mostra una voce pulita e versatile. "Green-Eyed", brano a chiusura dell’album, è un esempio perfetto delle possibilità espressive ed interpretative della brava cantante, nonché dei picchi di scrittura che la band può raggiungere: un’interpretazione sofferta e drammatica di Capri, perfettamente amalgamata in un brano dai connotati operistici, dove ogni strumento ha il suo posto e le tastiere, marchio di fabbrica della band, non dilagano incessantemente (di questo riparleremo più avanti).


Anche sotto l’aspetto della scrittura dei brani, il combo finlandese può ritenersi soddisfatto: tutte le canzoni possono essere considerate di buon livello, non ci troviamo di fronte ad alcun riempitivo ed in alcuni casi, come per la già citata "Green-Eyed", l’iniziale "Cherish My Memory" o "Agonizing Night", il risultato è sicuramente ben al di sopra della media. Il merito, forse, è da ascrivere al maggiore spazio lasciato alla componente power à la Stratovarius, già presente nelle loro precedenti produzioni, sicuramente un punto di distacco rispetto alla massa delle produzioni in serie, e che permette loro di mostrare una scintilla di personalità.


Ma non è tutto oro ciò che luccica, e nell’opera dei nostri finlandesi purtroppo sono presenti diverse zone d’ombra. Le tastiere, come già anticipato in precedenza, marchio di fabbrica della band, sono purtroppo un elemento che affossa quanto di buono realizzato: la decisione di sfruttarle a discapito delle chitarre potrebbe essere anche vincente, ma purtroppo in questo caso l’uso smodato e dilagante non fa altro che ancorare le composizioni all’interno dei ristretti confini del metal sinfonico di più bassa lega, quello più derivativo. Anche la propensione per lo sconfinamento verso uno stile quasi pop di tale strumento in diversi momenti dell’album serve solo a rendere stucchevoli tali passaggi. E parlando delle canzoni, tutte di buona fattura, come si è già detto, si sente la mancanza di una personalità più marcata della band, di un voler osare di più, che permetterebbe loro di distaccarsi dalla massa anonima delle produzioni standard di metal sinfonico. Scrivere una buona canzone non vuol dire riuscire effettivamente a creare qualcosa che si elevi sulla massa, soprattutto quando il brano in questione si muove comunque all’interno di confini già tracciati da altri in precedenza ed ampiamente esplorati dagli epigoni.


Arrivare al quinto album in carriera ed essere ancora fermi al punto di riuscire solo a mostrare le proprie potenzialità non gioca di certo a favore degli Amberian Dawn. “Magic Forest” non rientra nella categoria dei dischi da dimenticare, ma purtroppo non si eleva neppure al di sopra di una media che, per quanto buona possa essere, rimane pur sempre dispersa all’interno di un mare magnum di dischi che cercano di raggiungere i pochi, veri innovatori del metal sinfonico. L’album farà la felicità dei fan della band, sarà un piacevole diversivo per chi bazzica il genere, ma lascerà alquanto indifferenti tutti gli ascoltatori esterni all’ambito sinfonico.




01. Cherish My Memory
02. Dance Of Life
03. Magic Forest
04. Agonizing Night
05. Warning
06. Son Of Rainbow
07. I’m Still Here
08. Memorial
09. Endless Silence
10. Green-Eyed
11. Dance Of Life Pt. 2 (Bonus Instrumental version)
12. Warning (Bonus Instrumental version)

Speciale
L'angolo oscuro #22

Speciale
FM - Tough It Out Live

Speciale
The End Machine - Phase2

Recensione
Primal Fear - I Will Be Gone [EP]

Recensione
Nad Sylvan - Spiritus Mundi

Intervista
Stranger Vision: Ivan Adami, Riccardo Toni