Alice In Chains
Jar Of Flies

1994, Columbia Records
Grunge

"And yet I fight this Battle all Alone. No One to cry to, no Place to go Home. And yet I find repeting in my Head... If I can't be my own I'd feel better Dead."
Recensione di Sophia Melfi - Pubblicata in data: 25/01/18

Terzo EP degli Alice In Chains, "Jar Of Flies" sale precipitosamente in vetta alle classifiche rendendo la giovane band statunitense sempre più conosciuta. L'EP rappresenta un lato insolito e nuovo del gruppo reduce dal successo di "Facelift" e "Dirt", album contraddistinti da suoni più thrash, graffianti e cupi tipici dell'influenza, prima punk rock e successivamente heavy metal, insita in quel background musicale sviluppatosi a Seattle. Nel 1994 gli Alice In Chains sono all'apice della loro carriera musicale, finalmente sgravatasi da stereotipi e false etichette che erroneamente gli erano state affibiate. La band, infatti, è stata a lungo considerata come una costola del movimento grunge solo perchè originaria di Seattle. "Jar Of Flies" è invece la prova del nove che dimostra la versatilità dei suoni della band, sempre in continua sperimentazione. Si tratta quindi di un'evasione dal contesto sviluppatosi attorno alla nota etichetta discografica della Sub-Pop Records. Nonostante l'anticonvenzionalità dell'EP, "Jar Of Flies" ha riscontrato un enorme successo dovuto alla portata destabilizzante quanto innovativa di suoni e contenuti sempre più sperimentali.

 

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Sperimentare è infatti la parola d'ordine del nuovo progetto, a partire dal titolo: "Jar Of Flies". Esso deriva da un ricordo d'infanzia del chitarrista Jerry Cantrell, il quale, a scuola, partecipò ad un esperimento di scienze che consisteva nel riempire due barattoli di vetro con lo stesso numero di mosche, per poi fornire maggiore nutrimento ad un barattolo piuttosto che ad un altro. Egli notò che il barattolo a cui si forniva più sostentamento fu anche quello con più mosche morte al suo interno, per via di un eccessivo stato di benessere e quindi di sovrappopolazione e mancanza di spazio, mentre il barattolo cui si ridusse il nutrimento fu un esempio di sopravvivenza, razionalizzazione, ma soprattutto adattamento. Adattamento a cui la band era obbligatoriamente sottoposta per controbilanciare lo stile di vita frenetico che etichette e case discografiche imponevano a ritmi serrati. Non sempre, tuttavia, adattamento è sinonimo di successo e sopravvivenza. Il frontman del gruppo, Layne Staley, stava infatti vivendo un momento di non-adattamento e di rifiuto totale del vivere dovuto alla sua rovinosa dipendenza da alcool ed eroina. Una dipendenza che non riuscì ad affrontare, combattendo quotidianamente con i propri mostri, la cui arrogante presenza è riscontrabile in ogni suo testo. Parole pesanti, cariche d'intensità e rese tali dalla struggente modulazione del suo timbro vocale. Malinconia, rabbia, rassegnazione. Non importa in che modo, quella di Layne è sempre stata un'irrefrenabile urgenza di dichiarare il proprio male, mentre il suo mondo stava lentamente crollando sotto gli occhi di tutti.

 

È sull'arpeggio sussurrato, ma intenso di "Rotten Apple" che si apre l'incantesimo del barattolo di mosche. "Eat of the Apple so Young, I'm crawling Back to Start". La magia continua con uno dei pezzi più malinconicamente poetici di sempre, "Nutshell". Una chitarra, quella di Jerry, che dà voce ad un'incombente necessità, quella di Layne. Una necessità mossa dall'esigenza di voler vomitare tutto ciò che di oscuro si ha dentro per non esserne mai più assoggettati. La canzone tratta di un'insana tristezza e malinconia e del perdersi nel lato peggiore di sè stessi. Un salto nel buio che opprime e soffoca tante anime fragili. Quelle ultime parole di solitudine inquieta e senza rimedio ("If I can't be my Own I'd feel better Dead") nascondono una sofferenza da cui non vi è più via di scampo. Un dramma destinato a concludersi nella fine più ovvia. L'incantesimo di "Jar Of Flies" conduce al brano "I Stay Away", in cui suoni acustici accompagnano una melodia inebriante, attraverso cui l'ascoltatore è condotto verso nuove esperienze interiori e stati d'animo contrastanti. "No Excuses" è la quarta traccia dell'EP scritta da Jerry Cantrell, il quale dedica metaforicamente il brano all'amico e fratello Layne Staley, come simbolo di speranza e salvezza per un destino che, tuttavia, era già stato scritto. Gli Alice In Chains sono anche questo. Un eterno contrasto tra la voglia di lottare, andare avanti e sperimentare di Jerry Cantrell e la rassegnazione ormai evidente di Layne Staley. Un'opposizione simbolica che si scioglie nell'armonizzazione perfettamente compatibile delle loro voci. La luce e la speranza contro le tenebre di un'atroce sopportazione. Una lotta evidente che le tracce di "Jar Of Flies" incarnano alla perfezione.

 

Infine una delle tracce che meglio rappresentano l'idea dietro "Jar Of Flies". Degno di nota é infatti "Whale and Wasp", un brano interamente strumentale composto da Jerry Cantrell. Atmosfere cupe si alternano ad attimi di serenità e respiro rese tali dall'assolo ipnotico e sognante di Cantrell, il quale sembra quasi voler parlare e raccontare una storia ben precisa. Sentirsi come una balena, forte e maestosa, pur rendendosi conto di essere soltanto parvenza di essa e molto più simili, invece, ad un piccolo insetto, impotente e annullato. Una delle plurime interpretazioni dei concept e degli stati d'animo attorno ai quali sono stati concepiti i brani dell'EP e svariati album della band. Malinconia, inquietudine, ma anche gioia e speranza costituiscono l'essenza in eterna antitesi di "Jar Of Flies", forse un fatuo tentativo della band di liberarsi da quelle soffocanti e opprimenti catene per volare verso nuovi orizzonti.





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