Adrenaline Rush
Adrenaline Rush

2014, Frontiers Records
Hard Rock

Recensione di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 22/08/14

Per una band, dare alle stampe il proprio primo album non è mai impresa facile. Lo è ancor meno quando la band in questione, gli Adrenaline Rush, si ritrovano a dover fare i conti con una ampia frangia di pubblico e di critica che ancor prima della pubblicazione del suddetto album di debutto, titolato con poca fantasia “Adrenaline Rush”, si è scagliata con una certa acrimonia contro i cinque giovani musicisti per il passato musicale della frontwoman Tåve Wanning, rea, a detta di questi talebani delle sette note, di aver fatto parte del duo pop svedese Peaches in giovane età (dal 2000 al 2005) e per il fatto che sia la label che la band puntino più sulla bellezza della suddetta cantante che su un’effettiva bravura.

Lasciando da parte le critiche e i pettegolezzi, ciò che conta veramente è la musica. Gli Adrenaline Rush si caratterizzano come una creazione personale della bella Tåve, visto che ogni singolo musicista (Ludvig Turner, chitarra solista e cori; Alexander Hagman, chitarra e cori; Soufian Ma'Aoui, basso e cori; Marcus Johansson, batteria) è stato scelto da lei in persona, mentre a tirare le fila in fase di produzione è stato scelto Erik Martensson (attivo anche come musicista con gli Eclipse ed i W.E.T). La musica proposta dalla band è un hard rock alla Danger Danger, Mötley Crüe, Warrant, Treat and Crazy Lixx (come viene prontamente segnalato dalla loro label), con l’aggiunta, secondo il mio modesto parere, anche di Aerosmith e di Def Leppard. Tutti nomi di una certa caratura e bravura, peccato che invece quanto proposto dagli Adrenaline Rush sia una versione riveduta, magari anche modernizzata, ma comunque ammorbidita e slavata di tali illustri predecessori. Alcuni brani si fanno apprezzare più di altri, come “When We’re Gone”, la classica ballad che non può mancare, ma la maggior parte dei pezzi in questione si segnala per l’estrema innocuità, dato che sembrano la versione per i minori di 18 anni dei molto più aggressivi brani delle band citate più sopra. Non tutto è da buttare, la bravura tecnica della band è indubbia, così come l’opera di Martensson in produzione è di tutto rispetto, ma purtroppo vi è ancora molto su cui lavorare. La più grossa pecca è proprio Tåve: la sua voce, in alcuni momenti ancora molto infantile, soffre di una timbrica nasale che risulta estremamente fastidiosa fin da subito ed è totalmente scevra di aggressività o di asprezza, risultando alla fine molto più consona all’ambito pop che non a quello hard rock. Se vi fosse bisogno di un’ulteriore prova, la stessa esibizione della band al Frontiers Rock Festival lo scorso maggio ha messo in evidenza le identiche lacune presenti sull’album (con l’aggravante di una prestazione da parte di Tåve più incentrata sull’abbigliamento e sulle mossettine che sull’aspetto canoro).

L’esordio degli Adrenaline Rush è fatto di (poche) luci e (molte) ombre. Considerata la bravura dei musicisti, vi potrebbe essere una concreta possibilità di evoluzione verso una direzione effettivamente più hard, ma se questa band si rivelerà essere una semplice vetrina per mettere in mostra le doti fisiche, e non vocali, di Tåve, allora avrà vita alquanto corta.




01. Black N’ Blue
02. Change
03. Generation Left Behind
04. Girls Gone Wild
05. When We’re Gone
06. Want It All
07. Too Young To Die
08. Oh Yeah
09. No No No
10. Playin’ To Win
11. Hit You Like A Rock

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