A Perfect Circle
Eat The Elephant

2018, BMG Rights Management
Alternative Rock

A ben 14 anni dall'ultima apparizione in studio, il mostro a due teste che risponde a nome di A Perfect Circle fa il suo gradito ritorno.
Recensione di Federico Barusolo - Pubblicata in data: 18/04/18

Mai giudicare un album dalla copertina, assolutamente. Tuttavia, nel caso di "Eat The Elephant", nuova e a lungo bramata release degli A Perfect Circle, l'impatto del frontespizio ne fa un ottimo punto di partenza per l'esplorazione dei suoi contenuti. Nulla di troppo immediato, per carità, ma tanti piccoli indizi che giocano sul valore simbolico degli elementi, lasciando ampio campo a mistero e varietà di interpretazione.

 
In primo luogo, il titolo. Una figura retorica che, in prima analisi, sembrerebbe portare all'estremo il noto paradosso inglese dell'elephant in the room; un grosso, enorme problema che è sotto gli occhi di tutti, ma che, allo stesso tempo, nessuno vuole affrontare. D'altronde, la natura politica del supergruppo americano non è certo una novità e questo connotato trova ampio riscontro nei 12 brani della release, come nel caso di "TalkTalk" o del forte impatto di "Disillusioned" e del video clip che ne è stato realizzato. Poi l'artwork: un altrettanto complicato puzzle dal quale però un'idea piuttosto chiara si evince, un'idea evidentemente legata al concetto di dualismo. Non solo nell'inquietante creatura a metà tra un polipo ed un cuore umano che si trova al centro della copertina e nei contrasti cromatici bianco/nero e blu/rosso dei tentacoli, ma anche e soprattutto nella presenza dei lineamenti delle due principali menti della band, Billy Howerdel e Maynard James Keenan, a dare vita ad un'unica torva figura umana.

 
Ed è proprio questo dualismo che sta alla base degli A Perfect Circle, un ottimo e consolidato legame creativo che unisce l'operosità del chitarrista Howerdel nel processo di scrittura della quasi totalità delle demo, al genio di MJK nella trasformazione dei brani, nel rendere oro ciò che tocca. In questo modo, tracce che musicalmente sono costruite su sonorità affini agli Ashes Divide di Howerdel, incontrano l'eccentricità pura di Keenan, che sistema le metriche (come nel caso della ternaria "TalkTalk", originariamente pensata in 4/4) e gioca con tracce sonore ed effetti come quel vocoder, di stampo più affine ai suoi Puscifer, presente in "Hourglass", che trasforma qualcosa di molto simile ad una sinistra filastrocca musicale in un pezzo di grande potenzialità live.


Ma il vero valore aggiunto tra i brani di "Eat The Elephant" è senza dubbio la voce che Keenan, da buon enologo e viticoltore, riesce a far invecchiare meravigliosamente. Non me ne vogliano i fan dei Tool della prima ora, ma ciò che più è straordinario - in questa release - è il lato più sensibile di questa voce, che raggiunge il suo apice in canzoni come la struggente "By And Down The River" e "Feathers", oltre alla già citata "Disillusioned", rispetto alle note più tipicamente aggressive di "The Doomed" e "TalkTalk". Se poi le emozioni che traspaiono dal cantato vengono sapientemente rafforzate dall'uso della chitarra di Howerdel, altrettanto capace di "piangere" e "ringhiare", ecco che la chimica del dualismo di cui si parlava in precedenza prende forma, ed è una forma chiara e netta, ben definita e unica nella discografia degli A Perfect Cirlcle.


La chiave di questo lavoro è forse la pazienza di questi due artisti nell'attendere la piena maturazione dei brani. 14 anni sono trascorsi dal precedente album in studio, "Emotive", un tempo sufficientemente lungo a disposizione di Howerdel per dare ordine al fiume di idee partorite sia per gli APC che per gli Ashes Divide, comporre le demo e mandarle a Keenan, rielaborare le tracce assieme al vocalist e portarli in studio. Un processo svolto quasi interamente a quattro mani visto che, persino in fase di registrazione, è stata abbastanza contenuta la presenza degli altri membri della band, Matt McJunkins (basso), James Iha (chitarra e tastiere) e Jeff Friedl (batteria). Un processo che ha dato vita ad un album piacevole e solido in tutta la sua durata o quasi ("So Long, And Thanks For All The Fish" è, d'altra parte, un brano che si spiega difficilmente all'interno della tracklist), un album in cui si nota una grande quantità di potenziali singoli e che promette molto bene in vista dei prossimi spettacoli dal vivo degli A Perfect Circle.

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