Zakk Wylde
The Book Of Shadows II

2016, E1 Music
Rock

Riportando tutto a casa, Zakk Wylde si confronta per la seconda volta con se stesso e con la musica dei padri...
Recensione di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 07/04/16

Ok c'è il successo, i bagni di folla, gli eccessi la gloria e tutto il resto, ma giunge inesorabile nella carriera di un musicista (ci riferiamo a qualunque musicista, anche quello più intransigente e incorruttibile) il momento di staccare la spina e allontanarsi anche solo per un attimo da tutti i propri trascorsi musicali. Zakk Wylde aveva già assecondato queste pulsioni nel lontano 1996 quando, nel pieno della sua collaborazione con Ozzy Osbourne, pubblicò il suo primo disco solista dal titolo "Book Of Shadows". Si trattò di un'opera a suo modo sorprendente, che rivelava un lato inedito della sua personalità; ne uscì un calderone di sonorità bollenti, ispirate al più genuino folk rock di stampo southern. Vent'anni dopo quell'esperienza, il biondo axeman ripone di nuovo l'overdrive nel cassetto: saranno i cinquant'anni ormai alle porte, sarà che la carriera con i Black Label Society è ormai sufficientemente consolidata, insomma, c'erano tutti i presupposti per staccare di nuovo la spina e lanciarsi nel magico mondo del cantautorato americano. Così fra tappeti di hammond, chitarre acustiche e atmosfere romantiche, "Book Of Shadows II" scava ancora più a fondo nell'animo del biondo axeman facendo breccia nelle orecchie e nel cuore dell'ascoltatore come una gradita sorpresa: uno stile così intensamente americano che avvicina il chitarrista del New Jersey a un altro illustre conterraneo, il Bruce Springsteen romantico e sornione di "Racing In The Streets" e "Tunnel Of Love", e in parte ai Pearl Jam in versione unplugged. Di particolare c'è la voce baritonale del chitarrista che pur senza mostrare una grande varietà di registro, riesce a colorare i brani di una dolce malinconia. Di citare un brano se ne potrebbe anche fare a meno perché è nella scelta dello stile che Zakk Wylde vince la sua partita: "II" è forse lo specchio sincero di della sua vera anima, e la qualità del risultato è il premio migliore verso l'audacia e la sincerità di tutta l'operazione.




01.Autumn Changes
02. Tears of December
03. Lay Me Down
04. Lost Prayer
05. Darkest Hour
06. The Levee
07. Eyes of Burden
08. Forgotten Memory
09. Yesterday's Tears
10. Harbors of Pity
11. Sorrowed Regret
12. Useless Apologies
13. Sleeping Dogs

Speciale
PREMIERE: guarda il video di "Audace come l'amore"

Speciale
ESCLUSIVA: ascolta lo streaming di "Landscape"

Speciale
PREMIERE: guarda il video di "Step Outside Love"

Speciale
PREMIERE: guarda il video di "Whatever"

Intervista
Stereophonics: Richard Jones

Recensione
Genesis - The Lamb Lies Down On Broadway