Primal Fear
Rulebreaker

2016, Frontiers
Heavy Metal

Recensione di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 29/01/16

Granitici come un massiccio bavarese, intransigenti come un Commissario Europeo, i Primal Fear tornano a distanza di due anni dal fortunato ""Delivering The Black"  con l'intento di consolidare ulteriormente la loro posizione all'interno del panorama metal tradizionale. Con "Rulebreaker" il combo capitanato da Ralph Scheepers prosegue la marcia verso il ventennale senza particolari scossoni ma con una costanza tale da fare invidia a tante bands ben più blasonate. Non passerà inosservato agli occhi dei fans il ritorno del chitarrista nonché membro fondatore Tom Naumann, così come l'innesto del nostro Francesco Jovino dietro le pelli, reduce da un'esperienza decennale alla corte di UDO.
 
L'arrivo del batterista varesino garantisce la stabilità necessaria a una formazione già solida, che vanta nel tridente Matt Sinner/ Ralph Scheepers/ Magnus Karlsson le sue punte di diamante. La squadra del palestrato singer riesce portare a casa il risultato senza troppi patemi regalando un disco che riesce a coniugare, sempre nel perimetro della loro discografia, il trademark della band con una produzione di ottimo livello e al passo coi tempi. Le prime due tracce ci regalano alcuni alcuni fra i momenti più vigorosi di tutta la loro carriera, mentre con "Bullet And Tears" lo spettro dei Judas Priest torna immancabilmente a fare capolino complice la somiglianza, ai limiti del plagio, con il riff di "Breaking The Law"; un déjà vu amplificato dal ruffianissimo chorus della title track e, qualche brano più avanti, dall'incalzante ma comunque efficace "At War With The World". Un colpo al cerchio e uno alla botte insomma, senza dimenticare l'ennesimo anthem da regalare a quella frangia di pubblico più ortodosso ("In Metal We Trust"). Lo schema è consolidato in tutte le sue parti, incluso il momento del brano di ampio respiro: con "We Walk Without Fear" la band dà ulteriore prova di grande versatilità, dimostrando ancora una volta di sapersi muovere in scioltezza sulla lunga distanza. Stesso discorso per la ballad "The Sky Is Burning", un genere di composizioni in cui già in passato la band aveva dato prova di esprimersi con un linguaggio accattivante ma mai scontato.
 
Costanza, perseveranza e onestà sono i primi aggettivi che ci vengono alla mente quando si parla dei Primal Fear: per qualcuno sarà il solito leit motiv, ma è forse la prova tangibile di una band che sa fare il proprio mestiere dannatamente bene, con tutta la concretezza teutonica del caso. Quindi, perché lamentarsi? This is heavy metal, spiegatelo a Lordi.




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