The XX
I See You

2017, Young Turks Recording
Indie-pop, Synth-pop

Dopo 5 anni di silenzio la band londinese conferma le direzioni sonore già intraprese con un lavoro raffinato e completo
Recensione di Giovanni Maria Dettori - Pubblicata in data: 14/01/17

Tra i più graditi ritorni di questo 2017 c'è quello degli XX, il trio londinese composto da Romy Madley Croft, Oliver Sim e Jamie Smith, che si riaffaccia per la gioia del pubblico con un album dal robusto spessore elettronico e dalle sonorità complesse, opache e notturne. 
 
Segnato da atmosfere a cavallo tra il giorno e la notte, in un grande "museo degli specchi" crepuscolare", "I See You" arriva dopo due anni di lavoro che la band ha passato tra ben 5 città, viaggi e mete che hanno finito per segnare il sound del disco, che è stato continuamente ri-visto e corretto sino allo scorso Agosto, quando il trio ha realizzato di essere riuscito nel suo obiettivo: un album che facesse breccia nei cuori (e nelle orecchie) di un pubblico più vasto e che potesse avvicinarli a più spazi pur non perdendo la propria fisionomia artistica.
 
"On Hold" è il biglietto da visita con cui, per la prima volta, "I See You" si è mostrato al pubblico: il primo estratto, che avevamo potuto ascoltare già qualche mese fa, è un brano a cavallo tra la new wave e l'R'n'b che può tranquillamente comparire nella playlist di un club, dove le voci si rincorrono e si incastrano nei punti prestabiliti, crescono e si evolvono in maniera complementare. A proposito di "voce", brani come "Performance" mostrano a pieno la maturità artistica e appunto vocale di Madley, così come "Brave for You" (forse la traccia più impressionante dell'intero lavoro), specie nella cornice di incastri con quella di Oliver Sim. Sorprende "Lips", una vera e propria "messa elettronica", con sofisticati cori che riempiono ogni spazio lasciato dal beat.
Sarebbe impossibile non notare la nota "EDM" del disco, che si spinge ben oltre i confini del semplice Indie-pop, toccando la Garage Music britannica sin da "Dangerous", il brano di apertura, una "Hit" che si spegne solo con la seguente "Say Something Lovin", dove il suono si distende e torna più in linea con le sonorità del precedente disco. 
 
Passare da New York, a Londra, a Reykjavik non può che avere giovato al concept dell'album, che in un progressivo dissolversi ritmico fa ballare e coinvolge sino alla conclusione,"Test me", ultimo faro nella nebbiosa notte degli XX, un'inquietante alba glaciale. Resta però un'aura di impalpabile sostanza nel bilancio finale del disco, causata forse dalla stucchevolezza di alcuni brani, talmente contemplativi da restare più una nube che una certezza vera e propria.
 
Sebbene il disco sia estremamente curato e ben prodotto resta un album di definizione non precisissima, sia nel genere che nelle trame, il cui ascolto non potrà certo avvenire in qualsiasi momento della giornata, se non della settimana. Resta comunque un disco moderno, vivo, ben realizzato. Un piccolo ed ombroso carillon pieno di ingranaggi ben strutturati che girano a dovere, forse un po' di nicchia, forse un po' da scoprire, ma senz'altro da tenere presente nell'ormai affermato panorama dell'Indietronica.





1. "Dangerous"  
2. "Say Something Loving"
3. "Lips"  
4. "A Violent Noise"  
5. "Performance" 
6. "Replica"  
7. "Brave for You" 
8. "On Hold"  
9. "I Dare You"  
10. "Test Me" 

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