Rainbow
Live In Munich 1977 [DVD]

2014, Eagle Rock
Hard Rock

Recensione di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 16/09/14

” Non eravamo sicuri che Ritchie sarebbe riuscito a venire. Quando siamo arrivati al locale ci fu detto che ci avrebbe raggiunto, ma che sarebbe arrivato in ritardo. Invece di iniziare alle 20:45 abbiamo iniziato alle 23. E’ stato un successo, fantastico”. (Bob Daisley, bassista dei Rainbow)

Ritchie Blackmore ha molti eredi musicalmente parlando, e uno di questi si chiama Axel Rudi Pell. Raccontava un amico poche settimane fa, a proposito dell’esibizione del chitarrista tedesco al Bang Your Head Festival che ne doveva celebrare il trentennale, di come quello special show si fosse trasformato, fra un ospite e l’altro, in un vero e proprio tributo a Ritchie Blackmore e ai Rainbow. Che ci sia ancora tanta voglia di Arcobaleno è cosa nota e lo testimonia il tam tam della notizia non ancora smentita di una prossima reunion.

Per chi ancora non avesse placato i bollenti spiriti, ecco una gustosa release riedita nel 2013 che vede i Rainbow nella loro formazione classica con Ronnie Dio e Cozy Powell. Il filo che lega Blackmore alla Germania è una costante di tutta la carriera dell’ombroso chitarrista; questo ”Live In Munich 1977” è la trasposizione di uno dei bootleg più ambiti di sempre ben al di là della sua performance; oltre ad essere l’unica ripresa completa di un concerto dei Rainbow, è l’esibizione successiva ai fatti di Vienna, un episodio fra i più terrificanti nell’intera carriera di Blackmore. Il Man In Black viene infatti arrestato per avere aggredito un addetto alla sicurezza che si era scagliato violentemente contro una ragazza un po’ su di giri; ne nacque una rissa furibonda e una autentica caccia all’uomo nel backstage, Blackmore si nasconde in una custodia per amplificatori ma viene scoperto mentre i roadie tentano di condurlo fuori. Quattro giorni di galera e diecimila dollari di cauzione furono il conto salato che il Man in Black dovette saldare con la giustizia austriaca.

Il concerto dell’Olympiahalle a Monaco venne posticipato al giorno dopo, rimanendo incerto fino all’ultimo. Ne nacque uno show figlio della rabbia e della frustrazione accumulata in quei frangenti, un capolavoro di potenza, una dimostrazione di manifesta superiorità. Un susseguirsi ininterrotto di emozioni, brani epici manipolati in modo costante fra cambi di ritmo e citazioni, soli e improvvisazioni che mantengono la tensione dello spettatore a livelli altissimi per tutta la durata del concerto. “Man On The Silver Mountain”  e “Catch The Rainbow” strappano la pelle a suon di brividi, ma è la mezzora di “Still I’m Sad” a rappresentare lo zenit creativo dell’intera carriera di Blackmore, un peana di tutte le situazioni musicali possibili e immaginabili. Davvero arduo tentare un resoconto minuto per minuto di quanto i cinque musicisti riescano a fare, trainati dalla verve furiosa del chitarrista inglese. Si arriva a fine concerto esterrefatti, spazzati via da tanta intensità, l’ennesima lezione impartita da una generazione di musicisti che con la musica ha fatto davvero quello che voleva. La collera di Blackmore sul finale raggiunge livelli inimmaginabili e durante il bis di “Do You Close Your Eyes?” il chitarrista finisce per far roteare il suo strumento tenendolo dal cavo, quasi decapitando le prime file, per poi lanciarne i resti alla folla in un mare di feedback.

Da lì a poco l’anthem di  “Long Live Rock n’Roll” avrebbe conquistato il mondo del rock, ma perduti Dio e Cozy Powell i Rainbow non sarebbero stati più gli stessi e niente avrebbe eguagliato la tensione emotiva di questo imperdibile concerto, biglietto di sola andata per entrare nel mito. C'è chi fa sogni di rock n'roll, e c'è chi il rock n'roll lo spiega. Imprescindibile.




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