Alice Cooper
Paranormal

2017, Ear Music
Hard Rock

Alice Cooper nella suo vestito migliore. Give rats what they want.
Recensione di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 28/07/17

Anche se lo abbiamo fatto in più occasioni, tornare a parlare di Alice Cooper resta un'impresa a dir poco titanica: con l'imminente "Paranormal", a occhio e croce sono ventisette i dischi in studio pubblicati dal padre dello shock rock, e non è facile trovare ogni volta argomenti nuovi che diano senso a una release. Anche perché, a voler essere precisi, è dai tempi di "Hey Stoopid" che Alice Cooper ha di fatto smesso i panni della rockstar, ossia i panni di Alice Cooper. Vincent Furnier ha passato gli ultimi venticinque anni della sua carriera a rappresentare semplicemente sé stesso, fregandosene di qualsiasi potenziale tentativo di condizionamento esterno, fossero le mode o i fans.

Quella di Alice Cooper è pur sempre una maschera che non ha imprigionato o limitato la creatività del suo ideatore, il quale ci ha sempre riprovato a più riprese e con risultati alterni. "Welcome 2 My Nightmare", infatti, aveva stuzzicato gli appetiti dei nostalgici lasciandoli però con una punta di persistente languorino; ora, diciamola tutta, i momenti di eccellenza non sono pochi nella sua discografia, ma non possiamo certo paragonarli a quelli di certi nomi blasonati. La differenza è che Alice Cooper oggi può permettersi di passare da uno stile all'altro senza sconfessarsi, senza vedersi tacciato di incoerenza; un'operazione fattibile e azzeccata, specie quando l'ispirazione è dalla parte giusta. Nel caso di "Paranormal", sono sufficienti quaranta minuti, proprio come ai tempi di "Billion Dollar Babies" e "Killer".

Che la festa abbia dunque inizio: gli invitati d'eccezione non mancano e hanno pure un certo peso, c'è Billy Gibbons degli ZZ Top, Roger Glover ma soprattutto un insospettabile Larry Mullen degli U2 presente nella maggior parte delle tracce. "Paranoiac Personality" è una "Go To Hell" riveduta e corretta e assieme alla gemella "Paranormal" sembra ricordare a gruppi come i Ghost che il paparino ha ancora qualcosa da spiegare loro. A svettare però sono i riff bollenti di "Fireball", "Dead Flies", "Dynamite Road" che riconducono Alice Cooper ai fasti degli esordi e all'amore dichiarato per il rock urbano di Stooges e MC5. Quello del ritorno alle origini è un mantra che spesso ha fatto capolino nel recente passato ("Dirty Diamonds"; "The Eyes Of Alice Cooper") ma non sarebbe Alice Cooper senza Broadway, ed ecco che con "Holy Water" te lo immagini in smoking a ballare il tip tap sui palchi della Big Apple, prima di lanciarsi nello scanzonato rock'n'roll di "Rats". L'intrattenimento è il suo piatto forte, e la sua voglia di fare spettacolo si concretizza nelle prime tracce del secondo CD, in cui riunisce i membri originari della Alice Cooper Band per due pezzi dal forte sapore vintage.
 
Non chiedevamo altro al grande Vincent Furnier, se non un po' di rock'n'roll nella sua declinazione più genuina. Non chiedevamo altro, se non una copertina bianco ospedale con la faccia di uno psicopatico, un brivido lungo la schiena unito alla giusta dose di ironia e a quel tocco kitsch da avanspettacolo che lo ha reso l'ultimo dei grandi intrattenitori nel circo del rock' n'roll. L'appuntamento è ancora una volta on stage, e che la festa dunque abbia inizio. Give the rats what they want.




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