Midnattsol
The Aftermath

2018, Napalm Records
Folk / Symphonic Metal

Recensione di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 26/05/18

Era da diversi anni che i Midnattsol si erano forse arresi ai continui problemi di formazione, rimanendo fermi con le uscite da studio a “The Metamorphosis Melody” dell’ormai lontano 2011. Con solo Carmen Elise Espenæs e Daniel Fischer unici membri rimasti della formazione originale, il combo germanico/svedese ritorna finalmente ancora una volta alla ribalta con l’ultimo parto “The Aftermath”. A rinfoltire i ranghi sono stati chiamati Stephan Adolph alle chitarre e Liv Kristine Espenæs (ex Leaves' Eyes, ex Theatre Of Tragedy, ex The Sirens), con quest’ultima che finalmente entra a far parte ufficialmente di una band insieme alla sorella Carmen Elise.

L’aggettivo che potrebbe degnamente riassumere questo album è etereo. Non mancano di certo le parti più pesanti, dove i riff di chitarra disegnano quasi sempre interessanti sferzate di violenza, ma l’atmosfera dominante è quella delle soffuse melodie che accompagnano testi dal sapore antico (“Syns Sang” o “Herr Mannelig”) o molto più legati alla cronaca contemporanea (“Ikje Glem Meg”, “The Unveiled Truth” o “Forsaken”). Le voci delle due Espenæs si sposano meglio a questo genere di musica, quella più virante al folk, dove gli strumenti acustici tessono melode antiche, un sottofondo perfetto per il cantato coinvolgente. Entrambe le sorelle non si risparmiano e la crescita di Carmen Elise, già evidente nel precedente “The Metamorphosis Melody”, qui continua a dare ottimi frutti. Grande coinvolgimento di sentimenti ottimamente veicolati dalle due cantanti. L’intro di “The Purple Sky” e la coppia “Vem Kan Segla” / “Herr Mannelig” ci trasportano quasi in un altro mondo con la loro delicatezza. I momenti meno interessanti dell’album sono quelli dove invece si cerca di puntare a tutti i costi sulla componente più pesante, cercando a volte di inserirla a tutti i costi, anche quando stona. Anche una certa eccessiva lunghezza delle composizioni - “Herr Mannelig” supera i 9 minuti di durata – trascina un po’ troppo brani che sarebbero stati ottimi se giocati su una maggiore brevità e compattezza. Nonostante questo le singole canzoni scorrono via in modo coinvolgente. “The Unveiled Truth”, con il suo crescendo che sfocia in un momento decisamente heavy è forse uno dei brani più rappresentativi e meglio riusciti del lotto. Altrettanto bene funziona la strumentale “Evaluation Of Time”, molto settantiana nelle sue influenze folk, che presenta un altro differente tipo di crescendo della musica. “Herr Mannelig”, ballata classicissima nel panorama folkloristico svedese – a memoria, discretamente sfruttata nell’ambito metal da band tedesche quali In Extremo, Haggard, o Heimataerde – si presenta come un’ottima rilettura, personale ed oscura, il cui unico difetto è la già citata eccessiva lunghezza, a tratti esasperante. Molte buone idee ben eseguite e con il duo Espenæs a gestire in modo equilibrato i toni generali dell’album. Sembra pensato più per i freddi inverni scandinavi, dove, al caldo di un caminetto e seduti in una comoda poltrona, si può lasciare vagare la mente sulle note di queste avvolgenti melodie.

Il ritorno dei Midnattsol è all’insegna di una perfetta unione tra antico (le leggende scandinave e la componente folk) e moderno (gli inserti heavy e i racconti legati al mondo di oggi). Un piacevole ascolto che, superati quei due o tre scogli riportati all’interno della recensione, può conquistare la mente ed il cuore degli ascoltatori. Non il disco dell’anno ma, alcune incertezze a parte – la title track su tutte – un ottimo ritorno sulle scene per questa band.



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