Revolution Saints
Light In The Dark

2017, Frontiers Music
Melodic Hard Rock

Recensione di Marilena Ferranti - Pubblicata in data: 09/10/17

Chissà quanti di voi amanti del Melodic Rock avranno desiderato almeno una volta diventare vicini di casa di Alessandro Del Vecchio... pare che Somma Lombardo, un paesino davvero minuscolo in provincia di Varese, abbia ricevuto negli ultimi anni richieste di gemellaggio con gli Abbey Road Studios, i Muscle Shoals Sound Studios e i Sunset Sound Recorders, direttamente dalla Sunset Boulevard di Hollywood, California. Curiosi di capire perchè? Vi basti sapere che Deen Castronovo, Doug Aldrich e Jack Blades hanno passato tra le mura degli Ivory tears Studios di Alessandro Del Vecchio più di qualche ora a registrare il secondo lavoro dei Revolution Saints.

 

Li avevamo visti sbaragliare ogni più rosea aspettativa nel 2015 col loro primo album eponimo, e quasi tutti avevamo mormorato nemmeno troppo velatamente "si, un capolavoro, ma figuriamoci se accadrà di nuovo, sarà uno di quei progetti estemporanei con nomi altisonanti che durano il tempo di farci sospirare un po'"... e invece.

 

Invece i Revolution Saints hanno suonato al Frontiers Festival 2016, un live da strapparsi i capelli, parliamo di alcuni tra i più talentuosi artisti degli ultimi 30 anni riuniti sullo stesso palco davanti a mille persone estasiate. E poco dopo, a sorpresa, hanno annunciato il loro ritorno, sempre grazie alla complicità e allo splendido lavoro di un produttore Italianissimo e di un'etichetta che per chi ama il rock d'altri tempi, quello che muoveva le masse e infiammava gli animi scrivendo leggende, è diventata un antidoto alla nostalgia.

 

Eccoci qui, anno 2017, un nuovo disco che solo per l'altissima qualità dei primi singoli usciti non poteva che confermarsi un successo. "Light In The Dark" è una vera e propria celebrazione delle caretteristiche peculiari dei tre mostri sacri che ne colorano le sfumature. La vocalità di Deen Castronovo (batterista che vanta un curriculum esagerato - anche come session man - per Bad English, Geezer Butler, Steve Vai, Paul Rodgers, Journey, Hardline...) la fa da padrone fin dal primissimo pezzo, "Light In The Dark", trascinante primo singolo, per non parlare delle sue granitiche parti di batteria su "Freedom", brano che dopo la prima metà tutt'altro che entusiasmante diventa un trionfo di tastiere che introducono un solo di chitarra da far girare la testa. "Ride On" scatena in pochi millesimi di secondo quella voglia irrefrenabile di alzare il volume al massimo, e di colpo ti senti Rocky che si allena prendendo a pugni le carcasse di manzo in una cella frigorifera o corre su per la scalinata del Philadelphia Museum of Art.

 

Attenzione. Questo momento potrebbe strapparvi più di qualche lacrima: pare che un bel giorno, Serafino Perugino della Frontiers Music abbia mandato ad Alessandro Del Vecchio questo pezzo di Richard Page dei Mr Mister e che Alessandro ne sia rimasto folgorato. Riarrangiarlo in versione rock costruendoci un crescendo orchestrale e facendo in modo di introdurre al meglio il solo di Doug Aldrich deve essere stato molto emozionante, visto che il risultato è quel capolavoro di "I Wouldn't Change a Thing", una ballad che si candida al titolo di pezzo più intenso dell'anno. 

 

Ma niente panico. Per i meno sdolcinati ecco "Don't Surrender" e vorrei soffermarmi sul livello del songwriting di questo album: se siete cresciuti a pane e AOR, ma volete un'esperienza che sia anche hard rock e una commistione di talenti da far impallidire il Monsters of Rock del 1987, non rimarrete delusi. Certo, per essere del tutto sinceri, se il primo album era stato da dieci e lode, diciamo che forse in questo caso ci sono meno pezzi "indimenticabili" come "Back on My Trail", "In The Name of The Father" o "Turn Back Time" ma una coesione maggiore nello stile e un'anima come band che è diventata assolutamente riconoscibile, per non parlare della "cattiveria interpretativa" che spettina il più impassibile degli scettici.

 

"Can't Run Away From Love" è il pezzo che non ti aspetti nella seconda parte della tracklist, e Castronovo si riconferma un interprete che va da zero a cento in un battito di ciglia, con l'intensità delle migliori ballad alla Bad English - come dice lui "I'm coming back to you" è impossibile da non credere e dopo il minuto 3:10 ecco che arriva Aldrich a rincarare la dose con un solo che fa cadere la mascella. 

 

Il disco si chiude con due bombe di energia: "Running On The Edge", che lascia trapelare uno spirito di rivalsa e una grinta nei suoni e nelle dinamiche che fa pensare abbia un che di altamente autobiografico nelle lyrics e nell'interpretazione - sarà davvero così visti i recenti guai di Castronovo? - e "Another Chance" fa lo stesso effetto; sembra che questi pezzi si modellino come la creta sulle corde vocali e sulla personalità strabordante di Castronovo, supportati da un tappeto sonoro pregiatissimo e ben srotolato (bellissimi la linea di basso e i cori).

 

Ed eccoci all fine della corsa. Un viaggio che termina con "Falling Apart", un pezzo che ha un crescendo emozionantissimo e ci saluta lasciandoci con la speranza che dischi come questi continuino ad essere scritti, prodotti e ascoltati per il bene del Rock.  





01. Light in the Dark
02. Freedom
03. Ride On
04. I Wouldn't Change a Thing
05. Don't Surrender
06. Take you Down
07. The Storm Inside
08. Can't Run Away from Love
09. Running on the Edge
10. Another Chance
11. Falling Apart

12. Back On My Trail (live, bonus track on deluxe edition only)
13. Turn Back Time (live, bonus track on deluxe edition only)
14. Here Forever (live, bonus track on deluxe edition only)
15. Locked Out Of Paradise (live, bonus track on deluxe edition only)

Bonus DVD contents:

REVOLUTION SAINTS live at Frontiers Rock Festival ("Back On My Trail," "Turn Back Time," "Here Forever," "Locked Out Of Paradise")
Making of LIGHT IN THE DARK (documentary)
"Light In The Dark" (song video)
"I Wouldn't Change A Thing" (song video) 

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