Threshold
Legend Of The Shires

2017, Nuclear Blast
Progressive Metal

Recensione di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 08/09/17

Strana storia, quella dei Threshold. Una carriera ultraventennale lontana dal concludersi, undici dischi in studio, un contratto decennale con un'etichetta, la Nuclear Blast, che con il prog metal non è mai andata a braccetto. Senza tralasciare l'attività live, di fatto ininterrotta, con poche ma selezionate date per anno. Il marchio Threshold è da sempre sinonimo di uno stile riconoscibile fra molti, un marchio di fabbrica immortalato in tanti dischi eccellenti. A dispetto di tutte queste premesse, di una carriera onestissima e di una classe/professionalità con pochi eguali, l'influenza della band sulla scena di riferimento è stata limitata, superata da certe tendenze più spettacolari e (spesso) autoreferenziali. Il precedente "For The Journey" aveva lasciato a molti la stessa sensazione che si ha quando si mangia per troppo tempo la stessa pietanza, per quanto buona. Ma West e soci hanno dimostrato più volte si saper gestire la propria carriera con la dovuta accortezza: registrata la dolorosa defezione di Damian Wilson e quella un po' meno dolorosa del chitarrista Pete Morten, la band sceglie di ricalibrare il sound quel tanto che basta per ricollocarsi di nuovo ai massimi livelli del genere.

"Legend Of The Shires" aggiunge alla pietanza di cui sopra quel tanto che basta a rendere la portata più appetibile della precedente. Dallo split con Wilson è nata la più classica delle opportunità perché Glynn Morgan, altra vecchia conoscenza della band ai tempi dell'acclamato "Psychedelicatessen" (1994), pur non distinguendosi in modo evidente dai suoi due predecessori, ha portato con sé il calore e la profondità necessari a smussare gli spigoli del Threshold sound. In questo interessantissimo concept, la ricerca del refrain è mitigata in favore di un approccio decisamente più prog oriented, ed è qualcosa che va al di là degli oltre ottanta minuti di durata. Un'opera atipica sin dalle prime note di "The Shire", introduzione acustica dalle tinte folk che si espande in ben due reprise come nella migliore tradizione prog. "Small Dark Lines" è il classico incipit alla Threshold, fra cambi di tonalità e un altro di quei refrain che non si dimenticano facile. "The Man Who Saw Through Time" è la sintesi perfetta di uno stile: in dodici minuti la band si cimenta in una esaltante alternanza di sonorità e soluzioni mai a discapito della musicalità. "Snowblind" intreccia bene groove e melodia, mentre "Stars And Satellites" si stamperà in mente col suo refrain quasi pop. Un inciso, un solo, un break, una melodia: non vi è un brano che non abbia almeno un passaggio memorabile. Persino la controversa "Lost In Translation" che aveva lasciato sulle prime tutti un po' freddi, esce sulla lunga distanza in tutta la sua maestosità. 

Un'opera senz'altro ambiziosa e un po' dispersiva, ma che rappresenta un segnale forte da parte di una band che continua a meritare le attenzioni che in tanti le riservano. "Legend Of The Shires" non è il disco migliore dei Threshold, non sulle prime perlomeno, né il capolavoro che allargherà la fan base oltre i confini del genere. "Legend Of The Shires" è un gran bel disco, scorrevole a dispetto dei numeri, che preserva le caratteristiche generali dello stile apportando al tempo stesso le opportune varianti, scacciando quel la fastidiosa sensazione di già sentito delle ultime uscite. Cos'è cambiato dunque, nei Threshold? In buona sostanza, niente. Stesso genere, stessa attitudine. Semplicemente, la stessa cosa vista da una prospettiva diversa, che è poi la vera essenza del prog rock. O se preferite, una delle tante.




CD 1:
 
01. The Shire (Part 1)
02. Small Dark Lines 
03. The Man Who Saw Through Time
04. Trust The Process 
05. Stars And Satellites 
06. On The Edge 
 
CD 2:
 
07. The Shire (Part 2)  
08. Snowblind 
09. Subliminal Freeways 
10. State Of Independence 
11. Superior Machine 
12. The Shire (Part 3) 
13. Lost In Translation 
14. Swallowed

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