Furor Gallico
Songs From The Earth

2015, Scarlet Records
Folk Metal

Recensione di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 16/02/15

Nebbia, pioggia, impenetrabili boschi... l’ambiente perfetto per un agguato organizzato da un gruppo di celti sanguinari.

L’attesa per il nuovo assalto (sonoro) dei Furor Gallico è stata decisamente lunga, ma i cinque anni intercorsi tra il precedente album omonimo e questo “Songs From The Earth” sono stati spesi ottimamente. La band lombarda ha fatto tesoro dell’attività live degli ultimi anni arrivando compatta ed affiatata al momento di registrare i nuovi brani. Nonostante i diversi cambi in formazione sofferti sia prima che dopo la registrazione del nuovo album, la direzione artistica sembra essere stata ben pianificata e il disco suona come la diretta evoluzione del suo illustre predecessore. L’esperienza maturata si vede fin da subito nella struttura dell’album: nessun brano strumentale riempitivo e massiccia presenza di brani dal minutaggio elevato (tutti tra i cinque ed i sette minuti) che mettono in mostra l’accresciuta capacità di scrittura. I brani risultano così decisamente meglio costruiti, con diversi cambi di ritmo e di intensità che permettono di spaziare notevolmente in fatto di influenze. La cura dedicata ad ogni strumento è premiata da un mixaggio che permette ai singoli elementi di risultare meglio incorporati nelle singole partiture, ottenendo in questo modo un insieme decisamente più omogeneo e godibile.

Lo stile dei Furor Gallico riprende quanto già di buono visto nel precedente album e riesce a raggiungere un ulteriore livello di qualità. Con “Diluvio” la band si mette in mostra con un brano lento caratterizzato dal cantato pulito e dalla quasi totale assenza di distorsioni agli strumenti, ma soprattutto il basso quasi jazz di “Squass” o quello più marziale di “Nemàin’s Breath”, l’intermezzo quasi ska punk sempre in “Squass”, la natura decisamente più Heavy Metal di “Steam Over The Mountain” col suo riff trascinante ed inserti nu/alternative metal, ci dicono quanto la band non abbia paura di sperimentare. Non mancano comunque neppure i brani tirati di ambito folk/death a cui la band ci ha abituato: “Wild Jig Of Beltaine”, “La Notte Dei Cento Fuochi” e “To The End” sono il perfetto esempio, cariche di energia e graziata, la quest’ultima, dalla presenza come ospite di Simon Papa, cantante della band piemontese MaterDea, che riesce a donare un tocco di gentilezza che contrasta le rudi linee vocali del cantante maschile dando vita ad una unione perfetta ed estremamente ben studiata.

Con “Songs From The Earth” i Furor Gallico sono riusciti a dare alle stampe un album decisamente solido, ben strutturato e che cerca di valicare i confini (già di per sé poco rigidi) del folk metal, mostrandosi con uno stile estremamente personale che riesce a coniugare la violenza delle linee vocali ad una parte strumentale alquanto più delicata. Un ottimo, nuovo capitolo per la band lombarda che meriterebbe una visibilità maggiore sia entro i confini nazionali che quelli europei.




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