Fleetwood Mac
Rumours

1977, Warner Bros Records
Rock

Recensione di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 15/09/14

Non è mai facile spiegare le ragioni di un successo planetario, specie quando l’artefice è un gruppo o un artista fuori dagli schemi; sfuggire alle catalogazioni infatti non è prerogativa di chi fa un passo indietro rispetto al mainstream,  ma spesso anche di chi può fregiarsi del titolo di artista plurimilionario. “Rumours” dei Fleetwood Mac è un lavoro da centodieci e lode con baci e abbracci di circostanza, che entra di diritto nel filone dei successi mondialpopolari di fianco a “Thriller”, “The Dark Side Of The Moon”, “Saturday Night Fever” e tutti gli altri.

La storia inizia nei lontani anni ’60, in quell’autentica Mecca di creatività che era il Regno Unito. I Fleetwood Mac erano una rock blues band ancora acerba che annoverava fra le proprie fila un certo Peter Green, chitarrista fra i massimi esponenti del blues revival britannico. Dopo qualche hit (fra cui la celeberrima “Black Magic Woman”) e un lungo peregrinare per tutti gli anni ’70, il batterista Mick Fleetwood trova la quadratura del cerchio ingaggiando Lindsey Buckingham e Stevie Nicks, duo americano chitarra e voce già in attività; con ben due voci femminili in formazione (con tutto quel che ne consegue…da qui il titolo del disco), il talento dei nuovi innesti non tardò a mostrarsi e il disco omonimo del ’75 portò a casa qualche hit lasciando intendere un nuovo inizio per la band; niente che facesse presagire un successo delle dimensioni di “Rumours”.

Quaranta milioni di copie vendute non possono essere uno sbaglio, per cui proviamo a dare un aiuto al pubblico più giovane, oggi che la band ha un po’ meno visibilità: cosa suonano i Fleetwood Mac? Rock? Blues? Pop? Country? Sì e no. A rendere speciale questa compagine è proprio la sua formula esplosiva, capace di condensare in una traccia di pochi minuti le caratteristiche di tutti questi stili. Non è difficile farsi conquistare dalle armonie spensierate in stile west coast, dalle polverose e onnipresenti steel guitar, così come dalla chitarra di Lindsey Buckingham, cui non dispiace cimentarsi in lunghi e ficcanti assoli.
La chimica di questi brani non è sfuggita negli anni ai signori del marketing: “Rumours” è uno dei dischi più saccheggiati per le colonne sonore di spot televisivi: “Go Your Own Way”, “The Chain” e “Don’t Stop” oltre ad essere i brani più celebri e anthemici, possiedono un fascino figlio di quella perfezione formale raramente eguagliato nella musica contemporanea, ma sono altri i brani capaci di fare centro per il loro dinamismo, e sono proprio quelli in cui spicca il talento delle due vocalist: una è “You Make Me Loving Fun”, in cui Christine Mc Vie sale in cattedra per un brano pop/blues da urlo, mentre nella sognante “Dreams” tocca a Stevie Nicks fare la parte della leonessa. La bionda di Phoenix irrompe nella musica dei Fleetwood come un incantesimo e meriterebbe di essere trattata a parte: sguardo magnetico e abiti lunghi, Stevie Nicks è il prototipo della strega dalla mistica rock, una vera icona che con la sua voce istintiva e primordiale caratterizza in modo univoco lo stile dei “nuovi” Fleetwood Mac. Perché questi saranno i Fleetwood Mac che tutti conosceranno e che passeranno alla storia a oltre dieci anni dalla loro nascita, fatto più unico che raro per una rock band. Ma “Rumours” non è un disco studiato a tavolino, bensì un'opera in cui i talenti dei singoli elementi confluiscono in totale naturalezza, persino nella polverosa “Gold Dust Woman” che chiude il disco fra atipiche atmosfere di frontiera, o nel languido intimismo di “Oh Daddy” tutto ad appannaggio della meno bella ma altrettanto brava Christine McVie.

“Rumours” è uno di quei dischi per cui azzardare una somma di copie vendute diventa un puro esercizio ludico, lanciate i dadi e otterrete comunque un successo di quelli a doppia cifra.  Qualcuno ha scritto che di questo disco è presente una copia in tutte le case americane, secondo noi è semplicemente il disco di tutti, accattivante ma non ruffiano, popolare ma non intriso di populismo yankee, e mai come in questo caso quel “siamo tutti americani” così spesso tirato in causa appartiene anche a noi. Un capolavoro assoluto.




01. Second Hand News
02. Dreams
03. Never Going Back Again
04. Don't Stop
05. Go Your Own Way
06. Songbird
07. The Chain
08. You Make Loving Fun
09. I Don't Want To Know
10. Oh Daddy
11. Gold Dust Woman

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