Exit Eden
Rhapsodies In Black

2017, Napalm Records
Symphonic Metal

Recensione di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 04/08/17

Bisogna avere molto coraggio a presentare un album di debutto composto completamente di cover. Ancor più se il genere proposto è il metal sinfonico e le canzoni rimaneggiate provengono invece dal mondo del pop. Le Exit Eden di coraggio ne hanno da vendere, ma sono ben provviste anche di grandissima tecnica, di classe e di inventiva. D’altra parte le quattro dotate cantanti che fanno parte di questo anomalo gruppo rispondono al nome di Amanda Somerville (Trillium, Kiske / Somerville, Avantasia), Clémentine Delauney (Visions of Atlantis), Marina La Torraca (Avantasia, Phantom Elite) e la debuttante Anna Brunner, ovvero alcune delle più riconoscibili voci femminili del panorama metal.

Con “Rhapsodies In Black” le quattro cantanti riescono nella non facile sfida di rendere appetibili per i palati degli ascoltatori del buon metal anche brani che sono stati pensati per tutt’altro pubblico. Operazione, questa, non proprio inedita, basta pensare a “Staying Alive” riproposta dal duo Ozzy Osbourne e Dweezil Zappa, a “Burning Ring Of Fire” dai Social Distortion, a “Surfin' USA” dai Pennywise, a “Losing My Religion” e “It’s a Sin” dai Graveworm, “Mexican Radio” dai Celtic Frost, “All That She Wants” dai Knorkator o “I Turn To You” dai Machinae Supremacy, giusto per non citare i soliti brani più che noti. Le Exit Eden però non si accontentano di un brano o due da inserire in un album di inediti e optano per ben 11 cover, andando comodamente a pescare nel passato recente (“Paparazzi” di Lady Gaga o “Unfaithful” di Rihanna) così come in quello ben più lontano (“Question Of Time” dei Depeche Mode, “Fade To Grey” dei Visage o “Total Eclipse From The Heart”), ottenendo così una tracklist di tutto rispetto. Il genere proposto è un symphonic metal congeniale a tutte e quattro che permette di mettere in mostra le doti di ogni singola cantante. Considerando come lo stile di Somerville e Delauney sia più operistico, mentre quello di La Torraca e Brunner è ben più diretto ed aggressivo, il lavoro svolto nell’assegnazione delle singole parti è risultato veramente egregio, tanto che le quattro voci si presentano perfettamente amalgamate anche all’interno di un singolo brano. Non contente di avere già una impressionante batteria di voci, le Exit Eden hanno voluto anche incorporare due diversi ospiti canori: Simone Simons (Epica) nei brani “Frozen” e “Skyfall” e Rick Altzi (Masterplan) in “Total Eclipse From The Heart” ed il risultato è sicuramente ottimo, soprattutto con Altzi che vince facilmente grazie ad un brano leggendario.

Non sempre la scelta dei brani è stata ottimale, e così per uno “Skyfall” che necessita ben poche modifiche e permette di mostrare la bravura delle cantanti, o un “Total Eclipse From The Heart” che riesce a migliorare la già altissima qualità dell’originale, vi è un “Firework” che stona all’interno del lotto – ma anche “Fade To Grey” in parte soffre di questo problema - o un “Incomplete” che perde il sapore di ballad da boy band. In generale, comunque, la qualità dell’album si attesta su livelli alti, merito di una scelta abbastanza oculata di brani ben trasformabili e di una rivisitazione che dona una uniformità di stile che giova a definire una personalità della band. Se le voci delle quattro cantanti sono l’aspetto su cui viene focalizzata l’attenzione di produzione e riarrangiamento, non viene comunque penalizzato il compartimento strumentale. Sebbene si cerchi di ottenere uno sfondo uniforme su cui stendere le linee vocali, in alcuni passaggi vengono fatti risaltare alcuni strumenti, come i fiati in “Question Of Time” o gli archi in “Unfaithful”. Anche la chitarra ottiene i propri momenti, nella migliore tradizione rock e metal degli assoli. “Impossible”, “Frozen” o “Firework” sono esempi perfetti, anche se nell’economia dell’album siano solo episodi dosati con il contagocce.

È difficile riuscire a dire cosa siano le Exit Eden e quale sia la motivazione alla base della realizzazione di “Rhapsodies In Black”: manovra economica, strumento di lancio dell’inedita Anna Brunner e di maggiore visibilità delle altre tre, irresistibile voglia di rivisitare i propri brani preferiti… tutte le ipotesi sono ugualmente improbabili, quindi è meglio non arrovellarsi troppo e godersi invece l’album delle Exit Eden. Per quanto strana e folle sia questa operazione, il valore della musica proposta riesce comunque a prevalere e ci si augura che questo particolarissimo gruppo abbia l’occasione di tornare con un secondo album nel giro di pochi anni.



01. Question Of Time
02. Unfaithful
03. Incomplete
04. Impossible
05. Frozen
06. Heaven
07. Firework
08. Skyfall
09. Total Eclipse From The Heart
10. Paparazzi
11. Fade To Grey

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