Litfiba
El Diablo

1990, CGD
Rock

Recensione di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 29/12/16

Si dice che il tempo è tiranno, ma spesso anche galantuomo verso la buona musica. In questi giorni di ozio è spuntato dai miei scaffali un vinile faticosamente acquistato negli anni della mia adolescenza, somma di tante paghette accumulate un po' alla volta al costo di qualche rinuncia. Sacrifici che non si rimpiangono, perché a ventisei anni (tanti eh?) dalla sua uscita, "El Diablo" resta un disco esplosivo dalla prima all'ultima nota: è curioso come dei Litfiba si parli quasi sempre solo in termini di hit, dimenticando che alle spalle di queste c'è spesso una visione più ampia, quasi strategica.
 
All'anagrafe, "El Diablo" è il primo disco della band fiorentina senza la formazione originale, ma la nuova line up al momento di entrare in studio vantava già un alto livello di affiatamento, reduce dal tour seguito alla pubblicazione di "Pirata". Era in atto in casa Litfiba una vera e propria operazione di restyling, volta a sostituire le tinte dark/new wave ormai fuori moda a favore di un sound più robusto e immediato che troverà definitivo compimento in "Terremoto". Con la dipartita di Gianni Maroccolo e Ringo De Palma si chiude un'epoca, il tastierista Don Aiazzi scivolerà gradualmente a mezzo servizio mentre resterà al comando la premiata ditta Piero & Ghigo, anche da un punto di vista contrattuale (ma questo si saprà soltanto anni dopo...). Apparve chiaro che il gruppo puntasse a convertirsi in rock band e, senza dichiararlo, al successo di massa. L'operazione non era esente da rischi ma in fondo il momento era favorevole, con l'inizio degli anni '90 certe sonorità tornarono in auge e persino il Belpaese scoprì il fascino del rock da stadio, erano gli anni dei primi sold out di Vasco a San Siro, di un certo Luciano Ligabue pronto al grande salto e di band come Negrita, Afterhours, Marlene Kuntz che scalpitavano nell'underground. E' in questo fermento che la band accolse musicisti sopraffini quali Daniele Trambusti e Roberto Terzani alla sezione ritmica, integrandoli con innesti di lusso come il percussionista Candelo Cabezas e un allora semisconosciuto Fede Poggipollini. 
 
Una formazione del genere non poteva che rendere il sound ancora più sofisticato, anche se declinato sull'hard rock. "El Diablo" suona esattamente così, mantenendo intatta la varietà degli stili, da sempre caratteristica della band, e quell'aura di latinità altrettanto costante nel repertorio. E allora l'ascolto di questo disco è l'occasione per riscoprire il funky rock di "Resisti" e la sconvolgente "Ragazzo" nella sua attualità. Non solo dunque il disco di "El Diablo", "Proibito" e "Gioconda", ma anche quello di maracas, banjo, percussioni e tastiere aggiunte, di un sound che si fa più definito senza mancare di immediatezza. Pelù intercetta la voglia di cambiamento in atto nel Paese con toni leggiadri di "Siamo Umani", autentico inno alla rivoluzione dai toni Tex Mex. La voce del Sud del mondo sale prepotente con "Woda Woda", in cui il cantante distorce la parola "water" in un inno contro lo sfruttamento delle risorse. A spingere il disco in cima alle classifiche è la triade di pezzi già citata, veri e propri inni di ribellione in cui generazioni di teenager nostrani non smetteranno mai di immedesimarsi e una volta cresciuti, ricordare con quel misto di distacco e affetto incondizionato. 
 
Le ambizioni non fecero dei Litfiba una band di rammolliti, la band mantenne tutto sommato ancora la propria carica antisistema in un paese che stava mettendo in discussione alcune delle proprie granitiche certezze (o almeno così sembrava). Il tour costerà a Pelù un paio di denunce per le sue posizioni non proprio politicamente corrette: memorabili gli attacchi frontali del frontman al sistema politico di allora (il famoso CAF), all'allora ministro dell'Istruzione Rosa Russo Jervolino, fino al preservativo infilato al microfono di Francesco Mollica durante il concerto del 1°maggio.  Il sound dei Litfiba qui raggiunge il suo massimo grado di equilibrio, fra presente e passato, rock e tradizione, culto e classifica. Elementi che costituiranno, assieme a tutto il contesto attorno, la miccia per il successivo "Terremoto".  Sarà per questo che dopo un quarto di secolo, "El Diablo" suona ancora più bello.




LiveReport
Deftones - Gore Tour 2017 - Milano 21/04/17

Speciale
Dire Straits Legacy: un concerto benefico a Milano il 28 maggio

Speciale
PREMIERE: Ascolta "Star of Sirrah" nuovo lyric video di Ayreon

Intervista
Wintersun: Jari Mšenpšš

Recensione
Ayreon - The Source

Intervista
Dimmu Borgir: Silenoz