Dagoba
Tales Of The Black Dawn

2015, EarMusic Records
Metalcore

Recensione di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 02/07/15

L’unico punto fermo esistente nella carriera dei francesi Dagoba è il non volersi mai ripetere, il cercare ad ogni nuova uscita di variare il proprio percorso musicale, seguendo un tracciato di progressiva evoluzione o dando una brusca svolta, come nel caso di questo “Tales Of The Black Dawn”.

Dimenticate completamente quanto finora avevate appreso sui Dagoba e sulla loro musica. Il salto concettuale tra il precedente “Post Mortem Nihil Est” e questo nuovo, oscuro parto della mente del frontman della band Shawter è immenso. Nessuna apertura verso generi musicali più commerciali, uso limitatissimo del cantato pulito, nessun inutile intermezzo che distolga l’attenzione da un flusso di oscurità compatto, avvolgente e violento. La scrittura musicale permette di immergersi completamente nell’universo oscuro partorito dalla mente dei francesi per tutti i dieci brani che compongono questo album. Nessun momento di rallentamento, come appena detto, un uso della chitarra di Z tale da riempire ogni singolo momento di riff sempre diversi, sempre massicci, in modo tale da catturare l’attenzione dell’ascoltatore e tenerla desta lungo tutta la durata dell’album. Tutti gli orpelli superflui vengono costantemente eliminati per poter giungere alla forma più primordiale e feroce della musica dei Dagoba. Il potente lavoro svolto da Frank Costanza alla batteria fa da contraltare all’operato di Z con tellurica e sconquassante precisione. In questa gara di colossi impegnati a dare il meglio si sé, a soccombere è il bassista Werther Ytier, non certo per sua incapacità ma semplicemente perché meno utile ai fini stilistici perseguiti dai Dagoba. La fonte dell’ispirazione a cui si abbevera Shawter deve essere certamente prodigiosa, tanto che il cantante ne esce quasi trasfigurato nella sua prova vocale sull’album, ferale e primitivo come mai in precedenza.

In una nazione come la Francia dove le band metal capaci di imporsi all’estero sono solamente una manciata, i Dagoba riescono ogni volta a distinguersi e ci insegnano che variare, sperimentare, non focalizzarsi su una formula predefinita (anche se vincente in termini monetari e di pubblico) è ancora possibile. Un esempio da seguire ed una band da tenere d’occhio per la capacità di crescere e di dare alle stampe con continuità piccole perle.




01. Epilogue
02. The Sunset Curse
03. Half Damn Life
04. Eclipsed
05. Born Twice
06. The Loss
07. Sorcery
08. O, Inverted World
09. The Dawn
10. Morning Light

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