Paramore
Brand New Eyes

2009, Warner Music
Pop Rock

"Quelli di Twilight?" "Sì, proprio loro!" "Figo!"
Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 26/03/10

Quando vieni bombardato mediaticamente alla fine cedi. Benché l'oggetto che scatena il bombardamento è assai lontano dalla tua vita, in questo caso dai gusti musicali, ogni tanto viene la voglia di fermarsi e ragionare un po' sul perché di cotanto bombardamento. Magari nel tumulto degli ascolti si è perso qualcosa, un qualcosa che se è arrivato alla nostra attenzione probabilmente merita di essere sottoposto al nostro giudizio.

Stiamo parlando in questo caso della giovane band americana Paramore. Nuova promessa della scena rock giovanile, fra le punte di “diamante” della Warner (scusate se è poco), arrivata con “Brand New Eyes” al terzo album in studio. Devo dire che il nome Paramore gira nella sfera delle mie competenze musicali da tempo, da quando MTV proponeva a tutto spiano un video, “Misery Business”, pieno zeppo di stereotipi adolescenziali a stelle e strisce: ambientazione high-school, ragazze pon pon, la bellona di turno smascherata dalla frontman Hayley Williams, ricordando vagamente l'ennesimo richiamo alla “bad girl” che non si fa mettere i piedi in testa, mutuato direttamente dalla stellina canadese Avril Lavigne.

Passa del tempo e col ciclone Twilight arriva anche “Decode”, che probabilmente porta i Paramore al definitivo successo nazionale (negli Usa i nostri erano già dei big da tempo). Impossibile non averci incappato, anche distrattamente, in tv o in radio. Suggestionato, più che interessato, mi avvicino a “Brand New Eyes”, per provare a vedere se tutto questo clamore mediatico e non, avesse o meno una base solida. Cosa dire dunque di queste canzoni? Innanzitutto l'onnipresente catalogazione emo/punk non ha motivo di esistere, non trovando affinità né con la musica emo, né col punk rock adolescenziale (ahimè) dirompente. I nostri esibiscono uno stile che potrebbe essere taggato (per usare una parola “giovane”) come pop rock, volando tra fraseggi chitarristici sorprendentemente robusti e melodie zuccherose fatte apposta per squarciare le chart del pianeta.

Parlare di songwriting potrebbe sembrare anche troppo pretenzioso per un disco tanto easy come “ Brand New Eyes”, ma ci proviamo. Siamo nel commerciale puro, quindi tutto è svolto in funzione della maggior fruibilità possibile. Forma canzone a go go ripetuta pedissequamente, con una boriosa alternanza di pezzi più energici a ballate melense. Indicative sono “Careful”, classico brano che ricalca appieno il “Paramore style”, giusto per dare il benvenuto ai fan, e la seguente “Ignorance” dal ritornello tanto incalzante quanto dimenticabile... Un altro video praticamente onnipresente sulle reti musicali, da ricordare solo per la presenza della rossa (e carina) frontwoman e poco altro. Purtroppo con il procedere della tracklist le cose non cambiamo molto... Tra refrain scanzonati e festaioli (“Brick by Boring Brick”, “Looking Up”) e ballate coraggiose ma condotte col freno a mano tirato come “The Only Exception”, in cui i nostri mostrano, a mio avviso, le maggiori qualità, senza però la voglia di staccarsi per un attimo dall'alveo del radio friendly.

A parziale discolpa possiamo dire che i Paramore si elevano dal carrozzone della musica mainstream dal taglio tipicamente “adolescenziale”, per una preparazione tecnico/esecutiva buona, da musicisti professionisti per intenderci, non da pupazzi. Un disco però troppo leggero (inteso come mancanza di peso specifico), per poter giustificare così tanto clamore, ad eccezione di quel pubblico “adolescenziale” che fa la fortuna di abili discografici. Poi se avete passato da un pezzo i venti anni, è tutto un altro discorso...



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