Folkstone
Damnati Ad Metalla

2010, Fuel Records
Folk Metal

Da anime goliardiche ad anime dannate - la maturazione dei bergamaschi Folkstone
Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 02/03/10

All’epoca della mia recensione dell’opera prima dei bergamaschi Folkstone, scrissi che il loro album, per quanto totalmente aderente alla scuola teutonica del folk metal (In Extremo su tutti), rappresentava fondamentalmente un ottimo esordio, grazie al fatto di saper essere al contempo potente, genuino e divertente.
Oggi, nell’analisi di questo “Damnati Ad Metalla” (il fatidico secondo album che, come Caparezza insegna, è sempre il più difficile nella carriera di un artista) devo dire immediatamente che un aggettivo viene meno nell’attuale proposta musicale della band, e questo aggettivo, a gran sorpresa, è “divertente”.

Ebbene sì, i Folkstone, che amano - divertiti - definirsi continuamente degli straccioni in sede live, partoriscono un lavoro seriamente epico ed ancora più potente, ed è quantomeno logico pensare che, come dazio, a pagare debba essere il lato goliardico della loro musica.
E’ una sensazione immediatamente avvertibile: s’insinua nel break death metal dell’incipit di “Longobardia” (dopo un’introduzione magnificamente suggestiva per cornamuse su “Ol Bal Di òss”), e  si consolida nel sentire di canzoni di anime sole e dannate che lottano controvento in un oceano (il singolo oscuro ed a lenta penetrazione “Anime Dannate”), piuttosto che di feroci guerre crociate per l’onore di Gerusalemme su “Terra Santa”.
Il quadro sonoro, inoltre, si arricchisce di veri cori ("Le Due Valli" - e non poteva che essere una corale orobica quella scelta da questi ragazzi!), del bouzouki, che risulta a tratti fondamentale nell’infiammare l’entusiasmo su pezzi come la già citata “Terra Santa”, piuttosto che su “Aufstand!”, ed anche del Baghet, la tipica cornamusa bergamasca che anima la dolce melodia di “Nell’Alto Cadrò” (uno dei punti più alti del lavoro).

Parlando di suoni, fiero posso scrivere che il maggior difetto del disco precedente dei nostri briganti di montagna non si ritrova affatto in questo lavoro: la produzione, difatti, è magnifica e fascinosamente interessante, visto che gli elementi metallici della musica dei Nostri vengono quasi lasciati sullo sfondo, per fare in modo che risaltino, incalzanti e cristalline, le cornamuse, le bombarde, piuttosto che l’arpa della new entry Chiara o la voce fiera e stentorea del grezzo (ma è proprio così che lo vogliamo!) Lorenzo Marchesi: in poche parole, è proprio il lato folk ad esplodere letteralmente dalle casse.
Anche l’artwork è povero solo all’apparenza, visto che il cd si presenta in un sontuoso formato digipack che riserva le sue migliori sorprese proprio al suo interno.

… Ma torniamo al punto chiave della recensione: i Folkstone, nel suonare più seri, epici ed oscuramente heavy metal, ci hanno perso o guadagnato?
Indubbio che il lato festaiolo in questo cd è scarsamente rappresentato: solo “Un’Altra Volta Ancora” ricorda, con quel suo flauto a dir poco irriverente, i deliri alcolici di “In Taberna”, piuttosto che la cover di “Vanità Di Vanità” del menestrello Branduardi, finalmente su cd, richiama la voglia di puro divertimento che questa band, nel disco precedente, quasi ostentava.
Non è però questo il problema: sinceramente, io nello scoprire che questi ragazzi, oltre che ottimi intrattenitori, si dimostrano anche abili musicisti e compositori, in grado di innescare un pensiero insieme ad una risata, ci vedo solamente del bene.
Il problema di questo “Damnati Ad Metalla”, semmai, sta nella struttura delle canzoni, che indubbiamente risultano meno d’impatto rispetto all’album precedente.
Sono tutti pezzi che necessitano di ascolti più attenti, arrivano nel cuore con meno forza perché, in alcuni casi, si deve obbligatoriamente chiamare in causa il cervello, necessario per decifrare passaggi lirici che, proprio come succede nella musica, hanno guadagnato un ulteriore layer di complessità.

Per farla breve: la band, proprio come il buon vino, dimostra di essere maturata col tempo.
Non è detto però che nel processo di maturazione si siano sviluppati esattamente tutti i sapori e gli aromi che inizialmente possedeva il mosto, scontentando inevitabilmente palati che si aspettano un frizzante Moscato, e si ritrovano per le mani un robusto e corposo Barbera.

Per quel che mi riguarda, rimane indubbia la qualità di una band che, con questo album, dimostra di poter portare con orgoglio la bandiera del folk metal italiano in giro per l’Europa, senza timor di onta alcuno.
Avete tracciato una strada interessante con questo album ragazzi, sono davvero curioso di vedere dove vi porterà, e quanto a fondo vorrete percorrerla. Per ora, di nuovo e con estremo piacere alzo il corno ed a voi brindo, Folkstone!



01. Ol Bal Di Oss
02. Longobardia
03. Aufstand!
04. Anime Dannate
05. Freri
06. Un’altra Volta Ancora
07. Luppulus In Fabula
08. Terra Santa
09. Senza Certezze
10. Vortici Scuri
11. Nell’Alto Cadrò
12. Vanità Di Vanità
13. Rocce Nere

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