Litfiba
Insidia

2001, EMI
Rock

Recensione di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 24/02/10

L'insidia è un pericolo, una trappola nella quale è facile cadere perchè in un certo senso subdola e ben mimetizzata con l'ambiente circostante. Si può essere attenti, vigili, controllare ogni minimo particolare, ma puntualmente ed inevitabilmente si posa il piede sul filo che fa scattare la trappola. "Insidia" è anche il secondo album della "fase Cabo" o "post-Pelù" che dir si voglia dei Litfiba, pubblicato nel 2001 e spinto dalla speranza dell'egregio sir Ghigo Renzulli di recuperare quantomeno la polvere dei fasti d'una carriera gloriosa che già all'epoca pareva fin troppo lontana.
Ed in parte, in buona parte, in gran parte il disco riesce nell'intento, grazie ad un'atmosfera prevalentemente cupa, quasi oppressiva ed opprimente in certi passaggi, sostenuta da una prodizione precisa e pregevole.
Le canzoni hanno testi ben scritti, lontani dalla filastrocca "Elettromacumba", o dalla poco riuscita "Il Pazzo Che Ride" per intenderci, gli arrangiamenti nel complesso sono sempre buoni e convincenti, difficilmente un brano annoia e non affiora mai quella sensazione che dopo 30 secondi d'ascolto fa dire "sentiamo la prossima". Questo penso sia anche merito del lavoro di gruppo attuato all'epoca della registrazione. Difatti, pur essendo accreditato solamente Ghigo come fautore degli arrangiamenti (credo comunque si possa parlare di un suo merito per quanto riguarda l'ossatura basilare di ciascun brano più che dell'elaborato complessivo e finale), nel booklet vengono menzionati in tutte le canzoni Ghigo, Cabo, e Gianluca Venier (Gianmarco Colzi è sopraggiunto quando oramai era già tempo di registrare), ovvero le fondamenta di quei Litfiba. Il lavoro di gruppo ha permesso oltretutto di raggiungere un buon equilibrio all'interno dell'intero album: nessuno sovrasta, nessuno spicca con arroganza sugl'altri; dove c'è un assolo di Ghigo, c'è un pregevole lavoro di basso di Venier, e a quest'ultimo si devono anche gli ottimi effetti e campionamenti (voglio ricordare che all'epoca Antonio Aiazzi ancora non era rientrato nella band).
 
"Mr. Hyde", la bistrattata "La Stanza Dell'Oro", "Nell'Attimo",  "Luce Che Trema" (sulla pena di morte), "Invisibile", "Il Branco" caratterizzata da un ottimo basso, la bellissima "Oceano" (ha molti richiami di "Planet Caravan" dei Black Sabbath, ma è un bell'omaggio che ho personalmente sempre apprezzato) sono gli episodi più riusciti di tutto l'album, mentre le rimanenti 3 (più una bonus track, "Ruggine Remix", divertente esperimento simil "acid-dance") hanno qualche difetto, ma con questo non voglio di certo dire che sono da evitare, anzi. Semplicemente, certi punti potevano esser rivisti, ma a quel punto l'azienda Renzulli&Company avrebbe davvero sfornato un lavoro da ricordare per anni ed anni.
Cosa che, ahimè, non è avvenuta. Ed è strano, stranissimo.
Eccola, l'insidia che ha colto "Insidia".


Perchè "Insidia" è davvero un gran bell'album, soprattutto considerando la qualità complessiva di tutti i brani, considerando che in nemmeno due anni l'intesa tra i vari componenti del gruppo era ad un livello stupefacente, considerando che di li a poco si sarebbe palesata quella schifezza inenarrabile di "U.D.S." di Piero Pelù (e son stato fin troppo fine, e tenete anche presente che sono un fan sfegatato di Piero), ergo il "confronto" a livello qualitativo sarebbe stato stravinto dai Litfiba.
Mi sono sempre domandato perchè i Litfiba, in quel periodo, non siano riusciti a rimanere a galla come immagine. All'inizio si, ospitate a destra e a manca, Mtv, All Music e le radio mandavano a palla "La Stanza Dell'Oro"... La presenza all'interno dei mezzi di comunicazione di massa era piuttosto consistente al lancio di "Insidia", ma via via l'interesse è scemato. E non è servito mettere "Mr. Hyde" come secondo singolo (tra l'altro la "radio edit" era stranamente ben concepita), la successiva "Senza Rete" l'avrò sentita si e no una o due volte al massimo in radio, le apparizioni televisive svanirono senza troppi problemi.


Probabilmente, all'uscita del video de "La Stanza Dell'Oro", a molti sarà parso che Cabo e gli altri tentassero malamente di fare un po' i dark, un po' i "rocker tenebrosi", vedendo la canzone come una "Elettromacumba" un po' oscura e nullapiù. Avranno pensato che Cabo in tutto il resto del disco avrebbe continuato a scimmiottare Pelù, e per questo aspettavanoil secondo album solista di quest'ultimo, sperando che avrebbe segnato il ritorno del vero Diablo. Eccola, l'insidia.
Penso davvero che ci sia stata troppa diffidenza nei confronti di quei Litfiba, troppa ottusità nello sperare in un qualche ripensamento e ricongiungimento di Ghigo e Piero, e la eccessiva e semplicistica convinzione "I Litfiba senza Piero Pelù non hanno carisma" nelle menti un po' di tutti.
E' vero, Piero è sempre stato un animale da palco, è sempre riuscito nel bene e nel male ad attirare l'attenzione della gente, vuoi perchè pazzo di natura, vuoi perchè anche nel momento peggiore riesce comunque a tirare fuori qualcosa di decente. Piero è una calamita umana, e chi lo segue e lo vede è il fil di ferro che viene inevitabilmente attratto.
L'unica mancanza di quei Litfiba, forse si, è stata l'incapacità di Cabo di attirare l'attenzione su di se in maniera positiva sin dall'inizio, vuoi per la gravosa eredità che ha dovuto accollarsi, vuoi per il fatto di aver effettivamente scimmiottato un po' lo stile Pelù agli inizi. Ma questa non è colpa sua, non è colpa di Cabo, in quanto dalla sua ha comunque una gran voce ed un'ottima capacità interpretativa, e questo non è stato capito, non è stato colto all'epoca dai più.


Parlando di "Insidia"  ho volutamente evitato di fare qualsiasi paragone con "17Re", anche quando ho parlato delle atmosfere cupe e oppressive per il semplice fatto che sono dischi completamente diversi non tanto per la già pluricitata atmosfera, dato che lievissimi richiami e paragoni in tal caso potrebbero anche starci, ma perché semplicemente appartengono ad epoche completamente differenti. E' un po' come paragonare l'età augustea con l'età napoleonica: entrambe grandiose, ma sviluppatesi in contesti estremamente differenti.
L'unico vero punto di contatto tra i due album è l'essere stati snobbati, nonostante l'indubbia qualità intrinseca, dai più al tempo delle rispettive pubblicazioni.
Ed è un vero peccato, perché solo ora sto notando che i vari appassionati si stanno rendendo conto, pur molto lentamente, di quanto "Insidia" sia qualitativamente grandioso.





01.Mr. Heide
02.Insidia
03.La Stanza dell'Oro
04.Nell'attimo
05.Invisibile
06.Il Branco
07.Ruggine
08.Senza Rete
09.Luce che Trema
10.Oceano

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