Dragonforce
Valley Of The Damned [Reissue]

2010, Spinefarm Records
Power Metal

La ristampa del disco d'esordio degli ultra power metallers britannici
Recensione di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 22/02/10

Nonostante una “deformazione professionale”, chiamiamola così, che mi consente di prestare attenzione ai Dragonforce per non più di un quarto d’ora al giorno causa intolleranza cronica a tutto ciò che nella musica può essere definito “extreme”, devo ammettere che la band inglese dall’alto del suo power metal (estremo per l’appunto) ha saputo destreggiarsi come meglio non poteva in un genere che aveva già detto tutto nel ventennio che ha preceduto il loro disco d’esordio.
La versione giunta da poco in redazione, opportunamente ristampata e da oggi in commercio in tutti i negozi, si avvale di un notevolissimo restyling nella produzione, e ora Valley Of The Damned suona esattamente come i suoi tre fratelli minori: Sonic Firestorm, Inhuman Rampage e Ultra Beatdown. Pregio o difetto? E’ un bene o un male?


E’ una risposta che, se trovata, avrà una validità totalmente soggettiva. Il suono nudo e crudo dell’originale è scomparso e al suo posto riappaiono tutti i cliché che, volenti o nolenti, hanno portato i Dragonforce in vetta. Comprensibile, pertanto, l’esigenza e l’insistenza di Herman Li (chitarre) che bramava una discografia adeguata allo stile sonoro che ha reso famoso il gruppo. La ristampa di Valley Of The Damned prevede, tra le altre cose, l’inserimento di una bonus track pubblicata nel solo Giappone, “Where Dragons Rule”, e l’innesto di un interessante dvd completo di una live performance giapponese nel lontano 2004, video interviste, recording & remixing session e i commenti del gruppo.


Due parole sul disco, il vero motivo che possa giustificare l’acquisto del prodotto. Valley Of The Damned, da tanti considerato il miglior lavoro dei Dragonforce (non dal sottoscritto), è cosparso di melodie epiche e ruffiane, trascinate da una velocità di esecuzione che ha dello sbalorditivo ma anche del ridondante. Il pregio, rispetto agli altri tre, risiede nella costruzione dei brani, leggermente più varia, il difetto invece è lo stesso di sempre: ripetitività oltre ogni limite. Da segnalare la prestazione incolore del vocalist ZP Theart, ma si rifarà dal disco successivo in poi.
Se già possedete la prima versione di Valley Of The Damned, il mio consiglio è quello di avvicinarvi al restyling solo se anche voi, come Herman Li, siete maniaci del suono e struggete per una discografia dei Dragonforce in tutto e per tutto allineata agli standard settati da Sonic Firestorm.





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