Pain Of Salvation
Linoleum [EP]

2009, InsideOut
Rock

Recensione di Marco Somma - Pubblicata in data: 13/01/10

L’occasione era di quelle ghiotte, senza dubbio per i fan, ma in particolar modo per una band che negli anni ha dimostrato di avere parecchio da dire, ma che ultimamente è stata colpita da diverse defezioni. Un’opportunità per dimostrare di poter sorprendere, se non addirittura estasiare, con una selezione ristrettissima di pezzi. In tal senso è forse doveroso aprire una breve parentesi. Da diversi anni ormai il mondo discografico si è lanciato nella produzione di dischi in cui la parola d’ordine pare essere sovrapproduzione. Pare che si debba riempire a tutti i costi ogni singolo minuto disponibile, non importa come, l’importante è non lasciare vuoti. Vedono cosi la luce LP su LP che avrebbero anche qualche buon momento, perso però in un mare di pezzi riempitivi. Senza dilungarsi troppo su questa diatriba è facile comprendere come l’idea di un EP, simile ai vecchi nastri a otto tracce tanto cari a certi nostalgici, potesse risultare incredibilmente invitante. La speranza era però mal riposta.

"Linoleum" si presenta come un lavoro poco ispirato, carico di composizioni e liriche che si trascinano a fatica da una traccia all’altra. Se l’influenza di un certo hard rock anni settanta, preannunciata dal vocalist Daniel Gildenlöw è innegabile, questo certo non basta a risollevare un lavoro scialbo e deludente. La produzione, segnata da suoni sporchi e da un mixaggio che lascia perplessi in più di un passaggio, vorrebbe forse evocare la sensazione di un prodotto genuino, per cosi dire, d’altri tempi. In verità la scelta fa solo pensare a un lavoro fatto in fretta e con poca attenzione.

“Linoleum” apre l’EP con un incontro tra psichedelia alla Tool e suoni post grunge, non riuscendo però a fonderne le qualità e rimanendo amorfo nonostante gli sforzi. “Mortar Grind” cattura a stento l’interesse solo sulle prime note. Forse il pezzo più oscuro, un doom che viene direttamente dai settanta e che arriva già vecchio e stanco. “If You Wait” è una B-side mal eseguita di "The Wall", di quelle che nascono per farsi dimenticare. “Gone” non migliora in alcun modo le sorti del disco. La cover “Yellow Raven” tratta dallo storico "Virgin Killer" dei tedeschi Scorpions chiude il capitolo e noi lo chiudiamo con lei, calando un velo pietoso su quello che speriamo debba rivelarsi un fisiologico momento di disorientamento.





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