Black Sabbath
Black Sabbath

1970, Warner
Hard Rock

Recensione di Marco Somma - Pubblicata in data: 11/12/09

Tanto e tale è il rispetto verso questa pietra miliare del rock che recensirla sembra essere un atto di scarso rispetto, come a volerla porre allo stesso livello di milioni di altri dischi che possono e devono essere ancora valutati e pesati. L’opera prima dei Sabbath è per molti uno di quei dischi intoccabili, dei quali si può parlare solo in termini di assoluto entusiasmo se non addirittura devozione. Di fatto qui siamo nel campo del mito e non proveremo neppure per un istante a metterlo in discussione. Il disco è assurto ormai ad un ruolo ben più alto di un semplice LP d’epoca, il livello tecnico, la produzione così come la complessità delle composizioni o l’esecuzione non sono e non possono più essere vero oggetto di discussione. Il primo disco dei Black Sabbath è e rimarrà un mito… perché? Perché considerarlo uno dei dischi origine del genere metal, se non il singolo disco origine? Ed infine, perché riscoprirlo se per qualche arcano motivo lo si è un po’  lasciato indietro o ancora non lo si conosce?


Le risposte si trovano in un’opera sorprendente, fuori dagli schemi e causa di non poche polemiche al momento della comparsa sul mercato ormai quarant’anni or sono. In piena epoca yippie, mentre il mondo si divideva a metà tra società borghese con pesanti echi del maccartismo e figli dei fiori tutti pace e amore fraterno, John "Ozzy" Osbourne, Anthony "Tony" Iommi, William "Bill" Ward e Terence "Geezer" Butler facevano la loro comparsa con un vinile oscuro, dai suoni pesanti e le atmosfere sinistre. Difficile immaginare davvero l’effetto fatto sulla gente dell’epoca. Il disco presenta ancora molte delle influenze folk che caratterizzavano i primi esperimenti musicali dei nostri, ma la virata verso soluzioni più dure ed incisive è evidente. Il risultato di questa commistione è una soluzione nuova e sconvolgente. Fin dai primi minuti della title track che apre il disco veniamo immersi in una dimensione simile ad un incubo, con echi di un temporale, pioggia scrosciante e corde di chitarra che vengono colpite come fossero campane a morto. La voce un po’ stentata, sofferta ai limiti del moribondo inizia subito a descriverci immagini lugubri uscite ad un film horror. La sensazione è fin da subito quella di un destino segnato e noi non possiamo fare altro che assistere angosciati al lento ed inesorabile scorrere degli eventi. Quando siamo ormai schiacciati dal peso del fato le chitarre accelerano, la voce si fa più incalzante fino ad arrivare alla disperazione.

Da qui il disco si snoda in espliciti riferimenti a magia oscura, diaboliche tentazioni ed ossessioni soverchianti. Il suono di un’armonica di Osborne ci porta a Wizard, brano ritmato, ricco di contrappunti e occasione per un lavoro alle pelli assolutamente straordinario. “N.I.B.” (Nativity in Black) costituisce uno dei momenti più “temibili” del disco descrivendo i tentativi da parte di Lucifero in persona di far dimenticare tutte le maldicenze che lo riguardano per conquistare l’amore di una donna. Il Brano è introdotto da un assolo di basso che va vibrare fin da subito le nostre corde più profonde. La struttura del pezzo è forse la più semplice ma al contempo terribilmente efficace. Cori, riff e ritornelli rapiscono e seducono… impossibile non cedere alle lusinghe del diavolo. “Sleeping Village” dovrebbe forse essere solo un interludio, un’intro al pezzo successivo ma finisce con il dimostrare una personalità a se stante, avvolgente, rassicurante o forse stordente. Con ancora la mente febbricitante ci si ritrova nel brano più lungo e complesso del disco. “Warning” mostra in pieno la capacità dei Sabbath di lasciarsi l’un l’altro lo spazio per sviscerare ogni sensazione possibile.


Ma qual è la natura di tutto il male, dell’aria sulfurea che si respira per tutto l’LP? E’ solo nell’ultimo brano “Wicked Word”, originariamente b-side di “Evil Woman” e nei lavori successivi che appare evidente l’intenzione dei Black Sabbath. Scelgono di trattare il lato in ombra dell’uomo. Gettandosi su ciò che di norma non viene detto ad alta voce. Mettendo in chiaro che la realtà è molto più complicata di quello che sembra e bene e male possono essere facilmente confusi. Qui siamo ancora nell’ambito di un’opera seminale che lascia grande spazio all’interpretazione e si affida completamente alle sensazioni.


Sulla copertina del disco campeggia una spaccato autunnale di campagna inglese dai colori bruciati con una figura femminile in lunghi abiti neri che sappiamo essere una strega. Eppure l’effetto d’insieme non è minaccioso. Come la tradizione e i racconti popolari ci insegnano il trucco è accostarcisi solo se davvero pronti e con il massimo rispetto. Solo cosi il lato oscuro e sotterraneo della natura delle cose può insegnarci qualcosa senza consumarci e distruggerci.


Curiosità:


01. Il luogo ritratto nella foto di copertina ritrae il lago antistante lo storico mulino ad acqua che si trova sulle sponde del fiume “Tamigi” risalente al quindicesimo secolo, nella località di Mapledurham, nello Oxfordshire, nel sud-est dell’Inghilterra. Ancora oggi funzionante ed aperto alle visite.


02. Nella canzone “Black Sabbath” Tony Iommi utilizza la "Triade del Diavolo", un giro di note (Mi – Fa# – Do) che si dice fosse proibito nel Medioevo perché la chiesa pensava che suonandolo si sarebbe evocato il demonio.





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