Alter Bridge
Blackbird

2007, Universal
Hard Rock

Recensione di Marco Somma - Pubblicata in data: 28/11/09

Quando sai che stai per dare voce ad osservazioni impopolari e magari scomode, la tentazione di mediare le proprie posizioni si fa subito strada. Per questo motivo è il caso di mettere subito in chiaro che "Blackbird" non è un brutto disco e gli Alter Bridge sono e rimangono una band di tutto rispetto. Il disco suona bene, buona la produzione, orecchiabile e scorrevole. Ci sono anche un paio di passaggi che ricordano i Led Zeppelin di "Presence", o ancora di più gli Opeth di "Still Life", di grande pregio stilistico. Myles Kennedy usa le corde vocali con manierismi che sembrano voler fondere Eddie Vedder a Ian Gillan…

Ma proprio per questo genere di paragoni il disco finisce con l’arenarsi. In un coro di recensori e fan entusiasti ci si chiede se non si sia per caso perso di vista il senso della misura. Tremonti e compagni incidono un LP di chiaro e di sicuro effetto. Fin dalla prima traccia veniamo catapultati in un viaggio nel rock più tirato e graffiante. L’arpeggio d’apertura di “Ties That Bind” ha un gusto ipnotico che ci prende all’amo trascinandoci in quello che diviene subito un mare in tempesta tra riff serrati e liriche altisonanti. A seguire “Come To Life” che rievoca uno stoner da "Vol. 4" sabbathiano se non altrettanto efficace quantomeno gradevole. “Brand New Start” non ha solo il gusto di vecchi lavori targati Whitesnake ma ne riporta tutta la forma, i suoni e l’attitudine, colpendo nel segno. “Buried Alive” si prende appena il tempo di crogiolarci in una serata da “solitario americano” a base di whiskey e sigarette, suonando un po’ Bon Jovi e un po’ Zakk Wilde. Dopo alcuni brani di semplice passaggio è la volta di “Blackbird” che ci regala quel misto di Led Zeppelin/Opeth che si era accennato. Le liriche offrono una poetica forse un po’ troppo ingenua ma comunque apprezzabile. Nel complesso merita il ruolo di title track. “One by One” scorre senza pregi né difetti, “Watch Over You” è cosi teen-rock da far sembrare i Soul Asylum una band brutal death. Le successive tre tracce non aggiungono né tolgono nulla.

Ogni passaggio ha il suo rimando, guadagnando in accostamenti illustri ma perdendo in originalità. "Blackbird" fa quello che già molti altri hanno fatto ma non particolarmente bene o anche solo a modo proprio. Se si va oltre alla produzione, il gusto di già sentito e digerito è soverchiante. I virtuosismi vocali da sala d’incisione di Kennedy, che tanto possono colpire un teenager, si rivelano dopo un paio di ascolti per quello che sono. Un’armonica di quinta qua, un vibrato d’appunto là, e il gioco di prestigio è fatto. Sorprendi il bambino tirando fuori il coniglio dal cappello ma poco importa se il coniglio è di pezza.

Non c’è comunque motivo di scagliarsi contro la band che, anzi, fa il suo lavoro al meglio, sfornando un buon prodotto d’intrattenimento. Per quanto possa sembrare cinico bisogna però saper distinguere un buon trucco dalla vera magia.





Speciale
PREMIERE: guarda il video di "The Come Up" degli Shaman's Harvest

Speciale
"My mind is a bad neighbourhood": la vulnerabilitÓ dei nostri idoli

Speciale
Il canto del cigno degli HIM

Intervista
Mr. Big: Paul Gilbert

Speciale
Libri: David Bowie - La Storia del Rock

Speciale
PREMIERE: guarda il video di "I See The Monsters"