Epica
Design Your Universe

2009, Nuclear Blast
Symphonic Metal

Gli Epica rivoluzionano l'universo del symphonic metal
Recensione di Marco Belafatti - Pubblicata in data: 19/10/09

Recensione a cura di Marco Belafatti

Cosa rende gli Epica così popolari ed acclamati? Beh, è difficile dirlo, soprattutto alla luce del loro recente passato. Alcuni dei nostri lettori staranno probabilmente pensando al loro esordio, avvenuto quasi in sordina, nascosto in tentazioni gotiche di reminiscenza medievale e nelle più classiche sonorità symphonic/power che avevano caratterizzato il sound degli After Forever (band dalla quale Mark Jansen decise di allontanarsi per dare vita ad un progetto unico e più personale), chiedendosi come tutto questo sia potuto accadere. Nel giro di qualche anno gli Epica sono saliti agli onori della cronaca ed in men che non si dica hanno sbaragliato una concorrenza agguerrita e senza scrupoli, scrollandosi di dosso lo status ingombrante di 'new sensation' del symphonic metal europeo. La loro fan base è cresciuta in maniera esponenziale, soprattutto in Italia, territorio toccato più e più volte, nel corso degli ultimi anni, dagli spettacolari show della band olandese. Sottoscrivere un contratto discografico con una delle miglior etichette metal in circolazione, poi, è stato quasi un passaggio obbligatorio. Eppure, anziché adagiarsi sugli allori, come molti altri avrebbero potuto fare, una volta ottenuto l’agognato successo, gli Epica hanno continuato ad aggiungere elementi alla propria musica, riuscendo nella difficile impresa di innalzare un’opera faraonica, i cui elementi sono difficilmente catalogabili. Death metal, cori operistici, atmosfere apocalittiche, voci celestiali, orchestrazioni solenni: nell’universo degli Epica c’è tutto questo, è vero, ma mille altri particolari aspettano soltanto di essere colti, ascolto dopo ascolto. Perché tutto si può dire degli Epica, tranne che la loro proposta sia scontata o poco incline al trasformismo.


Come già accennato in precedenza, “Design Your Universe”, quarta fatica discografica del sestetto se andiamo ad escludere un live in studio (“We Will Take You With Us”), una colonna sonora (“The Score – An Epic Journey”) ed un live album registrato con l’apporto di una vera orchestra (“The Classical Conspiracy”), è un’opera di dimensioni mastodontiche, un’opera alla quale pochissimi hanno osato ambire nel corso degli ultimi anni. Gli Epica raccolgono l’eredità che fu degli Oprhanage e dei compianti After Forever e ne fanno tesoro, conquistandosi il titolo di miglior metal band olandese a voce femminile. Tre sono le parole chiave che caratterizzano questo nuovo corso: ecletticità, profondità ed evoluzione.


Procediamo con ordine: “Design Your Universe”, e voi stessi ve ne renderete conto, già dopo il primo ascolto, non è affatto il classico album symphonic metal. Questa etichetta, ai Nostri, stava già piuttosto stretta ai tempi di “The Divine Conspiracy”, ma oggi i nuovi arrivati, Isaac Delahaye alla chitarra ed Ariën van Weesenbeek alla batteria, hanno aggiunto un’ancor più grande quantità di sfumature alla tavolozza del gruppo; tutto questo non fa altro che garantire freschezza e credibilità alla proposta dell’ensemble nederlandese. Non sarà difficile ritrovarsi investiti da ritmiche di matrice estrema, assoli al fulmicotone (novità assoluta in casa Epica) e repentini cambi di tempo, quasi sempre all’interno dello stesso brano. La colonna portante dell’intero disco, “Kingdom Of Heaven”, alimenta la tensione accumulata con i brani precedenti attraverso 13 minuti di puro eclettismo ed il suo ricordo rimane lì, scolpito nella memoria, come un violento squarcio. Il genio di Mark Jansen, grazie a questo capolavoro di creatività, ha trovato il modo di esprimersi ai suoi massimi livelli e non bisogna affatto aver paura nell’affermare che in un solo brano di questo full length sono stati praticamente racchiusi passato, presente e futuro di un’intera corrente musicale.


“Design Your Universe” è l’emblema della profondità. I testi, scritti a quattro mani dal leader e dalla bellissima cantante Simone Simons affrontano le tematiche più disparate, siano esse legate all’attualità o a situazioni di vita personali. La linea rossa che collega i 13 episodi è lo scottante concetto di libertà; i Nostri non si risparmiano affatto dal criticare una società in cui questo principio fondamentale viene brutalmente violato. Nella prospettiva degli Epica, tuttavia, non c’è spazio per pessimismo e piagnistei; ciò che preme veramente a questi artisti è la necessità di creare attraverso la propria mente un universo personale, staccandosi dalla massa di automi che seguono alla lettera i dettami imposti dall’alto (basta guardare la bellissima copertina dell’album, ad opera di Stefan Heilemann, per rendersene conto). Con “Design Your Universe” si chiude la saga iniziata con “Consign To Oblivion”, intitolata “A New Age Dawns”. Mark, da buon appassionato di teorie Maya, fisica quantistica e ricerche scientifiche piuttosto all’avanguardia, ha riversato parecchi spunti di riflessione all’interno dei suoi testi: starà a voi cercare di coglierli e farli vostri. Per quanto riguarda il lato più romantico del disco, non possiamo non citare la meravigliosa “Tides Of Time”, ballata in continuo crescendo affidata alla dolcezza del pianoforte e della voce di Simone Simons, che in quest’occasione sfoggia una rosa di registri vocali a dir poco impressionante (segno degli incredibili miglioramenti della giovane mezzosoprano), sciogliendo il cuore dell’ascoltatore in un ritornello dai toni lirici che resterà impresso nel tempo. A quella che, senza ombra di dubbio, è la più bella canzone “soft” mai composta dagli Epica si contrappone “White Waters”, una semi-ballad più criptica ed introspettiva cantata da Simone e Tony Kakko dei Sonata Arctica, qui in veste di tenebroso guest singer.


Infine, è doveroso accennare al fattore evolutivo. Gli Epica si sono sempre contraddistinti per l’alta qualità dei loro prodotti, ma con “Design Your Universe” hanno semplicemente superato sé stessi. La produzione è assolutamente perfetta e va ad esaltare la prestazione dell’insieme, con un occhio di riguardo per le sezioni orchestrali, più intense e vicine all’ascoltatore rispetto a quanto accadeva nei dischi precedenti, così come per chitarre e batteria, veri assi nella manica di numerosi episodi. Grazie all’incredibile perizia tecnico-compositiva della nuova line-up possiamo infatti godere di canzoni fenomenali, come la despotica “Martyr Of The Free Word”, che farà impazzire gli appassionati di death metal, o la più atipica “Deconstruct”, vicina agli After Forever nella sua struttura acrobatica e priva di fronzoli, quasi impensabili in un disco come “The Divine Conspiracy”. Non mancano nemmeno le classiche melodie trascinanti con le quali i Nostri ci hanno piacevolmente viziati: “Our Destiny” suona come una sinfonia d’estatica malinconia, grazie soprattutto ad una performance vocale di altissimo livello da parte di Simone, ma anche del coro, alla guida del quale troviamo la 'prezzemolina' Amanda Somerville. “Unleashed” va a costituire il singolo perfetto: ritmato, bombastico ed incorniciato in un finale di pura emozione, mentre “Burn To A Cinder” richiama scenari senza tempo e meraviglie universali. Come sempre, chiude le danze una suite piena di sfumature che porta il nome dell’album: il brano, dapprima calmo come le acque di un lago non ancora accarezzato dal vento, si contorce su sé stesso ed esplode in un ritornello solenne e combattivo, per sfumare, infine, in un carillon carico di sogni e speranze.


Episodi che richiamano un passato ancora troppo vicino e rilevante per poter essere dimenticato, ma che proiettano la musica degli Epica in un futuro in cui saranno in pochi, o forse in pochissimi, a brillare di luce propria. Chissà se qualcuno, lassù in Finlandia, sarà già rimasto a bocca asciutta... Solo il futuro saprà dirci se avevamo ragione, ma una cosa è certa: gli Epica si sono già ritagliati un posto d’onore tra i nomi più importanti del metal odierno. E, probabilmente, il motivo di questo grandissimo successo è da ricercare proprio nel loro merito più grande: l’aver creato un mondo a sé stante, regalandoci la chiave d’accesso, attraverso la speranza e la forza d’animo racchiusa nella loro musica.


Recensione a cura di Alessandra Leoni

Dopo il successo di “The Divine Conspiracy”, album che ha segnato una svolta netta nelle sonorità degli Epica, la band olandese continua a superare i propri limiti grazie al suo ultimo album, intitolato “Design Your Universe”. L’Olanda negli ultimi anni ha fornito illustri esempi di band rock/metal capitanate da avvenenti voci femminili; ciascuna di esse ha intrapreso, a livello artistico, strade più o meno personali. Ebbene, gli Epica si sono allontanati dalla composizione strettamente legata ai canoni del symphonic metal, irrobustendo pesantemente la componente death metal da sempre presente nel proprio sound; la scelta è sicuramente motivata dall’arrivo di due musicisti come Ariën van Weesenbeek e Isaac Delahaye, ex-batterista ed ex-chitarrista dei God Dethroned, che, non a caso, sono proprio una death metal band.


Non traggano in inganno, tuttavia, i riff fulminanti, le cascate di note dalla velocità vertiginosa scaturite dalle chitarre e la martellante doppia cassa della batteria, che sembra vogliano offuscare i pacati ed eleganti albori del sestetto: gli Epica non sono diventati, di punto in bianco, una band estrema, ma, allo stesso tempo, la loro musica non suona nemmeno più così palesemente symphonic. Questa definizione può sembrare molto lusinghiera e positiva, se si pensa alla cura per la varietà che Mark Jansen ha dimostrato negli ultimi due album. C’è da dire, però, che, se già “The Divine Conspiracy” risultava veramente difficile da digerire al primo ascolto, a causa di una pesantezza intrinseca e di una lampante complessità compositiva (elementi che, in parte, hanno penalizzato la piena comprensione del lavoro), “Design Your Universe” non si pone alcun tipo di limite, sfiorando addirittura l'eccesso in molti episodi. Per fare un paragone letterario, potremmo sostenere che gli Epica abbiano peccato in “labor limae”, quella cura che l’autore di un’opera impiegava per rendere un testo efficace e duraturo, limandolo ripetutamente e privandolo di tutte quelle parti che riteneva inutili, anche a costo di correggerlo milioni e milioni di volte.


Allora, che cosa ha reso la musica gli Epica così piacevole ed accattivante in quest’album? In primis l'ottima produzione, curata da Sascha Paeth, che è riuscita ad esaltare le chitarre, eccessivamente penalizzate e fin troppo anonime nel lavoro precedente. La qualità del suono raggiunge livelli degni di lode, dando uno spessore ancor più deciso all’orchestra ed ai cori, questi ultimi curati dall’inossidabile Amanda Somerville, con la quale la band ha stretto un sodalizio che dura ormai da diversi anni. Sono innegabili la qualità e la bravura negli arrangiamenti conseguite da Mark Jansen e soci nel corso degli anni: un aspetto senz’altro pregevole della loro proposta musicale, sottolineato in modo netto dall’uso tendenzialmente smodato che ne è stato fatto in “Design Your Universe”. Simone Simons matura e cresce sempre di più come cantante, mostrando un ampio registro vocale ed una versatilità notevole, merito anche del suo “mentore” Amanda Somerville.


Il filo conduttore di quest’album è la libertà, tematica accompagnata dalle teorie Maya da sempre care a Jansen: il cerchio di “A New Age Dawns” si conclude con la titletrack “Design Your Universe”, ricca di cori e di sfumature prog metal. Il tutto è racchiuso in un percorso strettamente personale, disegnato dai componenti della band, che dimostrano di non aver paura nel seguire ciò in cui credono in modo totalmente libero e di esprimerlo in maniera aggressiva, come accade in “Semblance Of Liberty” o in una canzone fatta di puro death metal (“Martyr Of The Free Word”). Un brano degno di nota, che riesce a “riassumere” tutto l’album, è la lunghissima “Kingdom Of Heaven”: si passa dalla pomposità dell’orchestra alla maestosità dei cori, dall’aggressività delle chitarre al growl di Mark Jansen (coadiuvato dalla voce più bassa e consistente del batterista), per arrivare all’eleganza più tipica e contenuta del symphonic metal. Non si fa sentire la mancanza di un vero e proprio hit single: “Unleashed” è un godibile alternarsi di momenti maestosi ed orecchiabili. Nella seconda metà del disco troviamo quello che, a mio avviso, è il miglior brano del lotto, ovvero “Tides Of Time”, una ballata che suona epica e potente, senza mai strafare o esagerare. Va ricordata, però, la presenza di un duetto alquanto insipido ed anonimo tra la bella Simone Simons e Tony Kakko dei Sonata Arctica in “White Waters”, brano etereo dal sapore quasi new age. Inoltre, va fatta notare una certa somiglianza tra la solenne introduzione di “Our Destiny” e la melodia portante della recente “A Rite Of Passage” dei Dream Theater.


Vorrei concludere questa recensione esprimendo innanzitutto un giudizio positivo, per quanto riguarda la grande maturità compositiva raggiunta dagli Epica, ma mi preme sottolineare come questo “Design Your Universe” non riesca ancora ad emanare il carisma diretto e magico che ogni classico che si rispetti deve necessariamente possedere. Urge diventare più selettivi, più concreti e meno dispersivi, sia nella pomposità e nella magnificenza delle composizioni, che nella lunghezza dei brani, a volte spossante per chi si trova ad ascoltare gli ultimi due lavori dei Nostri senza conoscerne gli antecedenti. Non ultimo, occorrerebbe fare più chiarezza nella scelta delle influenze, per non rischiare di rimanere intrappolati in un limbo nel quale si tende a “mescolare un po’ di death, symphonic, epic, prog e gothic”, rischiando, forse, di disorientare l’ascoltatore che si avvicina per la prima volta alla loro musica. Un lavoro che sicuramente non scontenterà i fedelissimi fan della band, ma che lascia una piccola dose di perplessità in chi avrebbe voluto un po’ più di sostanza e concretezza.





01. Samadhi ~ Prelude
02. Resign To Surrender ~ A New Age Dawns - Part IV
03. Unleashed
04. Martyr Of The Free Word
05. Our Destiny
06. Kingdom Of Heaven ~ A New Age Dawns - Part V
07. The Price Of Freedom ~ Interlude
08. Burn To a Cinder
09. Tides Of Time
10. Deconstruct
11. Semblance Of Liberty
12. White Waters
13. Design Your Universe ~ A New Age Dawns - Part VI

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