Belphegor
Walpurgis Rites - Hexenwahn

2009, Nuclear Blast
Black Metal

Recensione di SpazioRock - Pubblicata in data: 09/10/09

Recensione a cura di Mario Munaretto

Walpurgis Rites - Hexenwahn” rappresenta l’ultima fatica in studio degli austriaci Belphegor, una band che non ha bisogno di presentazioni nell’ambito della musica più estrema, forte di una reputazione guadagnata con svariate release, ma soprattutto frutto di un’intensa attività live che ha portato i Belphegor a calcare i palchi di tutto il pianeta. L’ottava fatica in studio del combo di Salisburgo vede il Generale Helmuth , ormai orfano da tempo del fido Sigurd, richiamare le sue orde per l’immancabile e devastante assalto sonoro, a cui ormai è abituato chi segue la band dagli inizi, vedi il sottoscritto.

 

Al basso troviamo Serpenth, come nel precedente “Bondage Goat Zombie”, mentre alla batteria torna Tomasz “Nefastus” Janiszewski, che si scambia da qualche album a questa parte con il suo alter ego Torturer, l’altro drummer di casa Belphegor. Tralasciando le liriche scontate e banali, aventi come tematica principale le streghe e la magia nera, “Walpurgis Rites – Hexenwahn” è il classico blackened death-metal, tutto basato su velocità e potenza, vero e proprio trademark di Helmuth e compagni, permeato però da una certa vena epica.

 

A questo va aggiunto poi l’ottimo lavoro dell’esperto Andy Classen, che con perizia si è adoperato in studio, bilanciando una produzione pulita e iperpompata, che riesce a far risaltare le linee più melodiche, vera novità dell'album, senza far perdere violenza e incisività alle composizioni. Il brano d’apertura, “Walpurgis Rites”, non lascia dubbi all’ascoltatore con blast-beats tiratissimi e sventagliate di riffing, che continuano in “Veneratio Diaboli - I Am Sin”, un brano curiosamente lungo per i canoni dei Belphegor, dove si alternano con midtempo cadenzati e arpeggi più melodici.

 

“Hail The New Flesh”, “Reichswher In Blood” e “Destroy Hekate” rappresentanto i Belphegor all’ennesima potenza, quelli di “Necrodaemon Terrorsathan” e “Luciferus Incestus”, dai quali invece si discosta la lenta e cadenzata “Der Geistertreiber”, caratterizzata da un atipico down-tuning delle chitarre e ottima scelta per uno dei morbosi e disturbanti video degli austriaci. L’album è chiuso dalla progressione fulminante di “Enthralled Toxic Sabbath” e dal reprise di “Hexenwahn-Totenkult”. Un ottimo album per gli amanti del genere, sconsigliato a chi non è dotato di timpani d’acciaio. Benvenuti al sabba!





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