Corde Oblique
Respiri

2005, Ark Records
Folk

Recensione di Marco Belafatti - Pubblicata in data: 03/10/09

Una volta c’erano i Lupercalia, con il loro bellissimo mix di folk e musica etnica, mediterranea ed ancestrale, la prima creatura di Riccardo Prencipe, virtuoso chitarrista classico che con questo monicker pubblicò ben due album: il debutto, completamente strumentale, “Soehrimnir” (2000), in compagnia del violinista Pierangelo Fevola, ed il bellissimo “Florilegium” (2002), in collaborazione col soprano Claudia Florio, edito dall’etichetta Equilibrium Music, da anni icona qualitativa e punto cardine della scena neofolk.
Nel 2005 cambiano le denominazioni, ma la voglia di comporre dell’ottima musica è ancora viva, la fiamma dell’ispirazione brucia più ardentemente che mai nel cuore di Riccardo; l’arte dei Lupercalia viene piacevolmente relegata nei cassetti della memoria ed il progetto Corde Oblique, sua naturale evoluzione, vede la luce.


L’album “Respiri”, edito dall’altrettanto valida label nostrana Ark Records, vanta d’una intimità disarmante, interamente acustica, calorosa e mediterranea. Il progetto viene definito dalla sua mente una ‘piccola bottega degli artisti del suono’, ponendo dunque l’accento sulla sua sincerità, sulla fattura ‘artigianale’ dell’opera, alla cui realizzazione hanno preso parte svariati ospiti, scelti dallo stesso chitarrista per donare al sound della propria creatura le tonalità più eterogenee, i sapori di terre diverse. Un’intimità fatta di paesaggi, eterei sì, ma reali allo stesso tempo. Da qui l’idea di contenere delle immagini nella musica stessa, che cerca di ricreare le voci, i rumori, i suoni di terre dalla bellezza incantevole, in un tragitto temporale tra antichità e presente. Il percorso sonoro e visivo intrapreso in quest’album ci fa dunque camminare attraverso le mura di Assisi, ci conduce nel piccolo borgo medioevale campano di Caserta Vecchia, oppure su una barca ancorata nel porticciolo di Miseno nella quale lasciarsi cullare dalle onde, o, ancora, tra strette vie illuminate dal chiarore lunare, tra campi di grano e girasoli, sulle profumate spiagge del mar Mediterraneo, per godere dello spettacolo di un tramonto.


Si viaggia accompagnati dalla magnifica ed onnipresente chitarra acustica, dagli scarni synth e dalle percussioni (ovvero gli strumenti suonati dal padrone di casa), sulle onde malinconiche del violino del sempre ispirato Alfredo Notarolberti (Ashram, Argine) e del clarinetto di Francesco Perreca. Si piange mentre si viene carezzati dai tasti d’avorio di Francesco Villani, talentuoso pianista d’estrazione classica. Si sogna quando si espande nell’aria la voce di Caterina Pontrandolfo (impegnata tra l’altro in un progetto di studi sulla musica tradizionale lucana), soprano dotato d’una estrema versatilità che le permette di variare il proprio stile passando da parti puramente operistiche a cadenze etniche ed all’interpretazione di antiche melodie. Si viene catturati quando entra in scena Catarina Raposo dei portoghesi Dwelling con il suo timbro caldo, arcano, irresistibile; quando l’angelica Alessandra Santovito (ex-Gothica, Hexperos) ci ammanta d’infinito candore. Ci si sente sciogliere e sembra di vedere la natura germogliare tutto ad un tratto quando entra in scena Corrado Videtta, mente degli storici Argine, fondendosi alla perfezione, attraverso la sua voce fatata, con l’anima di questa musica. Riccardo Prencipe non rinuncia ad attimi di pura poesia; brevi intermezzi narrati raccontano le sensazioni armoniose che hanno accompagnato l’artista attraverso il suo viaggio, emozioni che hanno dato tanto al cuore e all’anima, emozioni che sono diventate musica.


Dopo la coinvolgente intro “Captatio Benevolaentiae”, tra le danze tribali mediterranee di “My Promise” e “Waves”, costruite attorno a coinvolgenti percussioni etniche e magnetici vocalizzi interrotti o avvolti da crepuscolari sprazzi sonori in cui chitarra e violino si fondono, passando per il neofolk recitato di “Eventi” (che vanta d’un testo poetico e ricercato) eccoci arrivare a “… di Parigi”, capolavoro di musica visiva ricamato dalle dita di Luigi Rubino degli Ashram (altro artista nazionale di cui andare fieri) e dalla chitarra di Riccardo, in grado di condurci sulle rive della Senna in una giornata primaverile, prima che la pioggia arrivi a rinfrescare un’allegra passeggiata sotto il sole. Corde Oblique ci insegna che dalla semplicità si possono creare capolavori.

“Ascesi” è un brano evocativo dalla cadenza quasi oscura ed ipnotica, reso ancor più intrigante dal clarinetto che si fonde con il violino e con i densi vocalizzi della Pontrandolfo. Cullati dalla voce della Santovito, soffice come una piuma in “Orme” (brano di reminiscenza medioevale), approdiamo a “Fantasia sui tasti bianchi”, che soltanto attraverso il titolo riesce ad esprimere la propria eterea e fatata essenza: il mondo delle favole non è mai stato così vicino.


E poi, solitario, come seduto di fronte ad un fuoco che si staglia al centro del cortile del casolare di un piccolo borgo, tra i rumori della natura che all’imbrunire cala le proprie ombre sulla terra, un solingo chitarrista ci regala un commovente e melodioso solo acustico (“A Guitar Sounded Like A Liute”). La successiva “Dentro”, ennesimo capolavoro, è forse il brano che ricorda più da vicino i Lupercalia, se non altro per l’utilizzo di una dirompente voce soprano che tesse elegiache trame melodiche e recita struggenti e malinconici versi in lingua madre. Passando per la parentesi acustica (sorretta dalla solita, bellissima chitarra) di “Progressive”, affoghiamo infine nel mesto canto portoghese di “Winds Of Fortune”, il quale chiude in bellezza uno dei dischi più intensi che il panorama nazionale abbia mai offerto, grazie all’operato di un artista sincero, Riccardo Prencipe, che ha fatto della bellezza e dell’intensità il proprio marchio di fabbrica.


Spesso noi italiani andiamo a cercare profondità e sentimenti autentici nelle tradizioni popolari di mondi lontani, ma non ci rendiamo conto che l’Italia è un paese in cui certi valori sono ancora vivi, in cui la scena è forte e rigogliosa, come una rosa che non appassisce mai, ma esala una fragranza delicata ed indimenticabile, come un fiore dagli innumerevoli petali, uno più profumato dell’altro. Corde Oblique è uno di questi.





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