Muse
Absolution

2003, Taste Media
Rock

Recensione di Laura Olmi - Pubblicata in data: 22/09/09

Bartleboom guardava. Nel cerchio imperfetto del suo universo ottico la perfezione di quel moto oscillatorio formulava promesse che l’irripetibile unicità di ogni singola onda condannava a non essere mantenute. Non c’era verso di fermare quel continuo avvicendarsi di creazione e distruzione. I suoi occhi cercavano la verità descrivibile e regolamentata di un’immagine certa e completa e finivano, invece, per correre dietro alla mobile indeterminazione di quell’andirivieni che qualsiasi sguardo scientifico cullava e derideva.” ("Oceano mare" di A. Baricco)


Terzo album studio della band inglese. 2.500.000 copie vendute. Disco di platino. Con questi numeri si può certo affermare che “Absolution” non ha deluso i numerosi fan dei Muse innalzando il gruppo di Matthew Bellamy ai vertici delle classifiche inglesi ed internazionali. Senza soffermarci a giudicare se tale successo fosse meritato o meno, ad accusare l’istintività di chi gridò al miracolo per un talento che alla fine non è emerso pienamente, resta il piacere di complimentarsi per un’opera che riesce ad esaltare il timbro cupo ma suadente, il carattere paranoico, oserei dire irreale, che le sonorità della band istintivamente emanano. L’atmosfera nostalgica e profonda, a tratti claustrofobica, ha la forza ipnotizzatrice del mare guardato dalla spiaggia col suo continuo andirivieni di onde, tutte uguali, sempre uguali, mentre la varietà degli spruzzi cattura lo sguardo impedendo la monotonia.

A dare un’impronta “importante” e sostenuta al disco ci pensa “Apocalypse Please”, grazie al ritmo cadenzato di un pianoforte quasi violentato e ad un cantato disperato in cui la voce di Bellamy si sprigiona libera. Il brano è sicuramente riuscito anche se è la successiva “Time Is Running Out” ad attirare subito l’attenzione. Il brano, scelto come primo singolo della band, è infatti perfetto per questo ruolo e si lascia canticchiare senza chiedere attenzione, ma con la sua accattivante semplicità riesce lo stesso ad esporre in musica il carisma della band. L’onda si è così franta e l’acqua torna al mare con la lenta melodia di “Sing for Absolution”; l’atmosfera è lenta e paranoica ma equilibrata negli elementi musicali, il brano sembra procedere in punta di piedi fino ad un ritornello che possiede tutta l’energia di un cantato che è più simile ad un urlo rivolto al cielo. “Stockolm Syndrome” esplode bruscamente in una veloce batteria senza togliere alla band la voglia di giocare con voce e pianoforte e racchiudere così la timida spinta heavy metal nella gabbia della loro più tipica atmosfera claustrofobica. Una volta terminata questa scarica di adrenalina, spuntano dal silenzio le note dolci di “Falling Away With You”: dopo un inizio acustico il brano viene arricchito tanto da cambiare totalmente la percezione della canzone che passa dalla freschezza di una romantica ballata al tormento musicale finale. Trentasette secondi di “Interlude” spezzano la sequenza musicale ed introducono “Hysteria”, uno dei brani più interessanti dell’album, veloce ma senza rinunciare al suo personale moto ondoso di disperazione e angoscia, emotivamente forte senza però perdere la cura per i dettagli. I giochi canori e gli intermezzi musicali emergono con naturalezza , grazie anche ad una produzione ottima. “Blackout” conferma il ritmo altalenante, che si muove tra la forza dei frangenti e l’agonia dello svanire dell’onda nel mare. Con questa nenia il tempo rallenta fino a fermarsi accompagnato da violini che conducono pian piano alle contraddizioni sonore di “Butterfly And Hurricane”. Il brano inizia con una forte tensione creata da un incedere sussurrato e dalla progressiva rivelazione delle linee melodiche interrotte più volte da esplosioni vocali, in una lotta continua tra tempesta e melodramma. Un perpetuo alternarsi di dolcezza ed energia, farfalle e uragani. Muovendo la testa al ritmo quasi punk di “The Small Print”, con le sue chitarre violente e la voce pulita si arriva all’atmosfera suadente di “Endlessy” picchiettata da saltelli di suono elettronico, ed alla cinica e divertente “Thought Of A Dyning Atheist”. Poi il tocco finale: la conclusione più dolce che i Muse potessero pensare è affidata alla malinconica di “Ruled By Secrecy”, posta alla fine di un disco emotivamente interessante, musicalmente ben strutturato che forse non scriverà la storia del rock ma che ne costituisce una piacevole parentesi.





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